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Possibili scenari dopo le elezioni politiche in Israele

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elezioni politiche in Israele

Si profila all’orizzonte una situazione di instabilità

In Israele si è votato il 27 ottobre e nessuno dei due schieramenti ha ottenuto i 61 seggi necessari per governare.

Dopo lo scrutinio, il partito dell’attuale Premier risulta essere il primo partito con 27 seggi mentre il partito dell’ex capo dell’esercito Eisenkot risulta essere il secondo partito con 22 seggi.

La coalizione di Netanyahu (Likud + Shas+ UTJ + Otzma Yehudit + Sionismo religioso) ha ottenuto 53 seggi mentre la coalizione del fronte laico di Eisenkot (Yashar, B’Yachad Bennett/Lapid + Lieberman + Lieberman + Democratici) ha ottenuto 48 seggi. I partiti arabi (Joint list + Ra’am) hanno ottenuto 19 seggi.

Queste elezioni hanno visto un’elevata affluenza alle urne. Da tutto ciò si evince che la Democrazia in Israele è solida e gode di un’ampia partecipazione.

Fino ad ora non c’è stato nessun esponente politico che ha dichiarato brogli elettorali e già questo credo che rappresenti un elemento positivo in cui in contesti simili questo tipo di affermazioni sono molto frequenti.

Certo, non si può dire che Israele e il suo Governo in primis ha agito in modo moderato rispondendo agli attacchi del 2022 da parte dei palestinesi. La sua reazione è stata sproporzionata, attirandosi le antipatie di molte nazioni occidentali.

In uno scenario così complesso in cui i civili sono stati presi di mira perché usati come scudi dai miliziani di Hamas, l’esercito israeliano doveva essere più selettivo nelle operazioni militari per evitare danni collaterali che hanno dato ai nemici di Israele la possibilità di influenzare l’opinione pubblica mondiale.

È innegabile, però, che Israele ancora oggi rappresenta un faro di democrazia e libertà.

La situazione politica attuale alla luce di questi primi risultati elettorali è complessa e si profila all’orizzonte una situazione di instabilità. Molti sondaggi davano la coalizione di Governo di Netanyahu perdente ma sono stato clamorosamente smentiti.

Questo scenario potrebbe cambiare se i partiti arabi concedessero l’appoggio esterno alla coalizione dell’ex capo dell’esercito.

C’è da sottolineare che questi partiti non sono mai entrati in un Governo israeliano tranne RA’AM nel 2021, che rappresenta l’unica eccezione, e potrebbero costituire l’ago della bilancia di un possibile esecutivo a guida Eisenkot.

Come alternativa si potrebbe formare un Governo di unità nazionale cercando di emarginare le ali estreme degli schieramenti.

Dal tipo di coalizione che avrà l’incarico di formare il nuovo esecutivo si potranno prevedere le prossime mosse di Israele sul fronte internazionale.

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