La politica ha perso contatto con le élite
Il problema della politica è la distanza dalle élite. Non il contrario.
I problemi della crescita, dello sviluppo, della sicurezza, dell’occupazione, della scuola, dell’università hanno a che fare più con l’incapacità della politica e dei politici, di parlare alle élite, di essere élite, di farsi riconoscere dalle élite, di elevarsi, che con la capacità di parlare al “popolo”, nei bar e nelle piazze.
Il contrario di quel che si dice. Si racconta.
Il politico attuale è anche troppo nei bar, da bar, populante e populista. Ripetitore di discorsi da bar. È un virtuoso del sentito dire. Altoparlante del mediocre. Il “popolo” lo ha voluto così.
Uno vale uno, si è detto.
Quelli che hanno detto che deve guadagnare più o meno come un operaio hanno preso il 33 per cento.
Il disoccupato è diventato ministro.
Va nei talk a farsi prendere a pesci in faccia dalle altre élite, dei giornalisti, dei magistrati, dei professori, degli “esperti”, dai biologi ai geopolitici, sulla base delle crisi in corso.
Tutte élite più élite dei politici, dei parlamenti, dei consigli comunali. Dove un tempo si elevavano i migliori. Luoghi trasformati in bar.
È questo che rende i politici, la politica, gli eletti, quindi le istituzioni democratiche, incapaci di capire e risolvere i problemi.
Se non si elevano al livello o sopra il livello delle élite, stanno sotto. E diventano inutili.
Chi parla, alla stessa altezza, del grande scrittore, del campione sportivo, del grande imprenditore, del capo di un fondo di investimento internazionale, del grande investitore, del direttore di giornale, del capo di una procura o di un tribunale, del grande costruttore, del grande architetto.
Chi? 4 o 5 o 6 o 10. Può darsi.
E, quindi, come si può capire cosa è necessario fare? Non lo si può capire.
No.
Ecco, è questa distanza il problema.
Invece nei bar….





