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La necessità di una democrazia “rafforzata”

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democrazia "rafforzata"

Per la tutela del nostro mondo, della nostra libertà e dei nostri principi

Ormai, appare chiaro ai più, la nostra democrazia è in pericolo.
Il livello dei diritti e dei valori che hanno fondato il mondo che viviamo sono aggrediti e sono a repentaglio.

Sostengono che si debba intervenire cercando di intercettare gli attacchi alla nostra democrazia.

Sostengono che il “mostro” odierno debba essere combattuto in quanto alieno al sistema, alieno ai principi e ai valori della nostra democrazia.

Questo ragionamento – a nostro modo di vedere – è comodo e insiste su di una visione della Storia che ha sempre creato ostacoli alla crescita e all’evoluzione.

“Noi siamo nel giusto, se veniamo attaccati dobbiamo rispondere, gli alieni (i diversi) sono in torto”.

Quest’approccio porta a uno scontro che, molto spesso, si risolve con una disfatta di chi ha rispetta le regole contro chi ha il solo compito di infrangerle.

L’equilibrio di valori, principi e diritti sia individuali sia collettivi che rispecchiano una cultura ben precisa vanno rafforzatai, determinando dei limiti al cambiamento che evita lo stravolgimento.

Non vi è una limitazione della libertà e dei diritti, ma una loro parametrazione rispetto alla quale tutto ciò che non è conforme non è legale, non è etico, non è morale e, quindi, non può e non dev’essere accettato.

L’accettazione implicherebbe un varco non tanto nella società, ma nella regola che una collettività si è data.

Nella storia si sono ripetuti gli scontri di culture e guerre di religione e la vera inversione non è quella fisica, ma quella culturale.

La cultura sostituisce e fonda le basi per un nuovo equilibrio nella società.
La tutela della democrazia passa da questo principio: no a comportamenti o usi che siano contrari alle norme di legge, all’etica, alla morale e alla cultura occidentale.

Non è discriminazione, è tutela del nostro mondo, della nostra libertà e dei nostri principi.

Sì, “nostre” e non loro.

Nostre e che nostre devono restare.

Non si tratta di razzismo o, peggio, di disapprovazione, ma di qualcosa che c’è sempre stato nell’era umana: lo scontro/incontro di culture.

Come le migrazioni umane così lo scontro/incontro di culture è del tutto inevitabile.

Fa parte dell’uomo e della sua storia.

Fa parte di qualcosa che non può e non dev’essere mai sottovalutato: noi apparteniamo a una delle civiltà occidentali europee che ha le sue fondamenta nel Mediterraneo e nella cultura greco-romana.

Noi apparteniamo a una cultura cattolica e cristiana dove anche per il laico (ateo), come chi scrive, non è e non può essere un elemento indifferente.

La nostra cultura e la nostra storia hanno forgiato il nostro sistema di pensare e il nostro sentire.

Niente è più forte della cultura e della storia in cui poggia la civiltà, la nostra civiltà.

Oggi, come sin dagli anni 90, fa paura l’Islam e tutto quello che consegue.

Noi non dobbiamo combatterlo, noi dobbiamo rafforzare la nostra democrazia, i nostri valori e i nostri principi, in modo tale che l’Islam non possa dispiegare la sua “forza” culturale atta a modificare quelle culture con le quali viene a contatto.

Un conto è la libertà di culto, un altro sono comportamenti illeciti, illegali non etici rispetto ai nostri principi.

Quelli non solo vanno sanzionati duramente, ma vanno ripresi con tutti i metodi legali previsti.

No al volto travisato delle donne, no al rapporto uomo/donna violento o prevaricatore, no alle pratiche disumane sulle bambine, no alla pratica della infibulazione e no a molto altro ancora.

La cultura e le leggi lo vietano e su questo occorre un atteggiamento fermo del potere esecutivo e giudiziario.

Libertà non vuol dire una violenza culturale in base alle regole che via via si sono richieste.

Maggiore perimetrazione delle libertà non vuol dire mancanza dei diritti, ma tutela degli stessi.

La democrazia, crediamo, è quella forma di Stato, e non solo di Governo, in cui sono parimenti tutelate le libertà individuali e collettive ed è riconosciuta l’uguaglianza sociale di tutti i cittadini davanti alla legge, nel rispetto concreto di un bilanciamento di diritti e doveri.

Questa è la nozione democratica che deve essere l’argine alla violenta aggressione che dovrà negli anni subire.

Una condizione che non deve essere immutabile come fosse di granito, ma mutevole come una barriera corallina che cambia al cambiare delle correnti oceaniche.

Occorre arrivare a quello che un grande letterato e premio Nobel Gabriel García Márquez definì “fondamentalismo democratico” (Le uova d’oro) in una intervista a Repubblica del novembre 1991.

Ovviamente, la nozione di “fondamentalismo” non ha nulla di violento o di estremista, ma rappresenta solo la forza del concetto democratico che deve essere punto di riferimento, traguardo e fine, nonché strumento.

Non ci vogliamo sottrarre, come molti fanno, a una definizione attuale del concetto di democrazia che riteniamo possa essere enucleato come si espone di seguito.

“La democrazia è quella forma di Stato in cui vengono tutelate le libertà individuali e collettive ed è riconosciuta l’uguaglianza sociale di tutti i cittadini in conformità e davanti alla legge, nel rispetto di un bilanciamento necessario di diritti e doveri per ciascuno dei consociati”.

Autore

  • Massimo Rossi

    Massimo Rossi, laureato in Giurisprudenza, assistente volontario in Procedura Penale, Dottrina Generale del Processo e Teoria Generale del Processo anni 1990/2005 presso l'Università degli Studi di Siena. Dottorato di ricerca in Procedura Penale presso l'Università di Genova. Avvocato. Ha pubblicato diversi lavori giuridici in riviste specializzate e ha partecipato come autore in varie pubblicazioni giuridiche collettanee. Relatore in convegni di carattere nazionale e istituzionale anche nelle sedi parlamentari. Dal 1994 al 1997 ha svolto funzioni di Vice Procuratore Onorario presso la Procura di Siena. Già consulente della Presidenza della Prima Commissione Parlamentare sulla morte del dott. David Rossi ed estensore unitamente ad altri consulenti della relazione finale nel 2022. Attualmente è docente a contratto presso l'Università di Firenze in Procedura Penale con insegnamento presso la Scuola Nazionale dei Sottufficiali dell'Arma dei Carabinieri.

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