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Crisi sistemica, manifestazioni e mente occulta

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Crisi sistemica, manifestazioni e mente occulta

È ora che la politica tutta lavori per il bene dell’Italia

Viviamo un momento per la Repubblica e per l’Europa molto pericoloso, che dovrebbe essere seriamente valutato con senso di responsabilità dal sistema politico, superando i propri egoismi e i soliti opportunismi elettorali, non pensando di eccitare un malessere che è la causa di tutte le inadempienze, di non scelte strategiche per il Paese Italia.
Purtroppo, è sempre stato così, considerato anche che la gente ‘vive di pancia’ le difficoltà dell’oggi: stipendi inadeguati, aumento dell’energia che per ricaduta ha ripercussioni drammatiche sull’aumento generale su tutti i settori economici, sull’inadeguatezza dei nostri servizi socio sanitari, sulle prospettive di qualità della vita.

Ma chi dovrebbe analizzarne le cause per darsi delle risposte che vadano al di là della ‘pancia’, se non la politica.

Ma quale politica e quali partiti?

Erano gli anni 90 quando agli inizi del ‘mondo nuovo’ si è preferito tagliare invece di investire.

D’accordo con i sindacati, si sono bloccati i rinnovi dei contratti dei lavoratori, sono stati fatti tagli lineari in tutti i settori della spesa pubblica per far fronte al deficit, invece di analizzare quali spese erano comunque necessarie o quali servizi potevano essere migliorati.

Tagli lineari senza criterio, altro che revisione della spesa: il che ha comportato, nei fatti, sacrifici per i più deboli e nessuna riqualificazione della spesa pubblica.

Ad aggravare tutto ciò si aggiunge l’inadeguatezza di questa Unione Europea. Pensiamo alla diversità fiscale che esiste tra gli Stati dell’Unione e l’assenza di una autentica visione politica dei nostri rappresentanti nel Parlamento Europeo, spesso considerato il parcheggio dorato per i politici trombati a casa nostra.

Aggiungiamo, poi, le ‘non scelte’ in materia di autonomia energetica: pensiamo alla rinuncia del nucleare, al divieto delle trivellazioni dei giacimenti di gas e petrolio nel territorio nazionale, la lentezza se non l’ostruzionismo nei confronti delle ‘rinnovabili’ – fotovoltaico, eolico, idroelettrico -, che oggi coprono circa il 40 – 44% della produzione di energia elettrica nazionale, percentuale vicina a quella della tanto decantata Spagna, che sarebbe superiore, se non ci fosse il blocco di importanti investimenti green da parte di Regioni come Sardegna Toscana Emilia-Romagna, che hanno ‘blindato’, gran parte del loro territorio per ‘ragioni’ turistiche e ambientali.

Le guerre tra Russia e Ucraina e la politica USA in Medio Oriente, che hanno favorito il blocco delle delle principali vie marittime per il trasporto di petrolio e gas, hanno fatto il resto, nonostante il meritorio attivismo della nostra Presidente del Consiglio con gli Stati del Golfo Persico e dell’Africa per sopperire alla carenza di idrocarburi.

Le stesse scelte del governo volte al ritorno al nucleare, che non avremo prima di sette anni, come pure la ripresa dell’estrazione del gas dei giacimenti presenti nel nostro mare, non fanno superare il gap sul fabbisogno è incolmabile nel breve periodo.

Un vecchio detto popolare ci dice che a ‘restare con il cerino in mano’, quindi a rimanere da soli a farsi carico di un problema, è sempre l’ultimo,  peraltro con l’opposizione dei partiti che, con le loro ideologie integraliste green, hanno contribuito a creare queste problematiche e che oggi soffiano sul fuoco di un malessere che vediamo nascere nelle nostre piazze.

Eppure, appare evidente che tutti noi viviamo un cambiamento epocale e globale, che coinvolge, contemporaneamente, i diversi ambiti della società, cosa che dovrebbe far riflettere con senso di responsabilità i politici, andando oltre i propri egoismi di opportunismo elettorale, non pensando di eccitare i cittadini a scendere nelle piazze per tornaconto di partito o giustificando violenze anche eversive, nel nome di un disagio sociale certamente acuto, ma non risolvibile con la violenza di piazza, riguardo alle quali qualcuno non può dirsi estraneo, allorché ha avuto responsabilità del governo dello Stato e delle Regioni per decenni e oltre.

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