Il leader iraniano assicura che Teheran non cerca il conflitto, rassicura sulle condizioni della Guida Suprema e precisa il ruolo degli Houthi
Spetta agli Stati Uniti decidere se porre fine o meno alla guerra con l’Iran.
Lo ha dichiarato ai microfoni di Fox News il presidente iraniano Massoud Pezeshkian, sottolineando che non è stata la Repubblica Islamica a scatenare le ostilità e ribadendo che Teheran non cerca il conflitto, ma è “determinata a difendersi”.
“Quando le cose possono essere risolte attraverso il dialogo, non dovremmo ucciderci a vicenda. Ma, istigati da Israele, ci hanno imposto questa guerra”, ha spiegato Pezeshkian.
Il presidente ha ribadito la disponibilità dell’Iran a raggiungere un’intesa con l’amministrazione Trump nel quadro del diritto internazionale: “Non vogliamo continuare. Spetta agli Stati Uniti decidere se vogliono porre fine a tutto questo. Se vogliono un accordo, perfetto. Altrimenti, che differenza fa per noi se ciò avviene prima o dopo le elezioni di metà mandato?”.
Nel corso dell’intervista, Pezeshkian ha smentito le voci sulle precarie condizioni della Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Mojtaba Khamenei, assicurando che “sta bene ed è assolutamente in grado di governare”.
Il presidente ha riferito di averlo incontrato di persona circa un mese fa per un colloquio faccia a faccia durato circa sette ore.
Infine, Pezeshkian si è espresso sul legame con i ribelli Houthi dello Yemen, precisando che le milizie “non ricevono ordini” da Teheran. “Sono responsabili delle proprie azioni – ha detto – e agiscono in base alle situazioni che sono state loro imposte. Abbiamo contatti con loro come forze di resistenza nella regione, ma non esiste un rapporto sistematico”.
L’Iran ha fatto recapitare agli USA un piano per cessare le ostilità, riaprire lo Stretto di Hormuz e iniziare poi colloqui sul programma nucleare.
Lo ha annunciato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, a margine dell’assemblea generale delle Nazioni Unite, in un punto stampa con diversi media tra cui il New York Times.
“Abbiamo trasmesso un piano agli Stati Uniti attraverso gli intermediari” – ha spiegato Araghchi, aggiungendo che “se determinate condizioni saranno soddisfatte, lo stretto di Hormuz potrebbe essere aperto alla fine del settimo giorno e i colloqui ripartire”.
La proposta, ha riferito ancora il ministro degli Esteri iraniano, ricalca sostanzialmente il memorandum d’intesa sottoscritto dalle parti a giugno e poi disatteso.
Nell’arco di una settimana, tutti gli scontri dovrebbero finire, anche in Libano, gli Stati Uniti dovrebbero scongelare 12 miliardi di beni iraniani, rinunciare alle sanzioni sul petrolio iraniano e revocare il blocco navale sull’Iran. L’ultimo giorno, lo Stretto di Hormuz tornerebbe navigabile.





