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L’intelligenza artificiale e il giudizio dei Giudici

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L'intelligenza artificiale e il giudizio dei Giudici

Il progetto pilota di “assistenza” ai giudici di Cassazione attraverso l’IA

“A pensar male si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca”.

Questa frase, non sappiamo se propriamente, attribuita al Sen. Giulio Andreotti, la facciamo nostra.

Leggiamo con profondo stupore, scoramento, ma non del tutto meravigliati che l’unico “potere senza controllo” in questo Paese, ovvero il Potere Giudiziario, ha iniziato in quest’estate un progetto pilota di “assistenza” ai giudici di Cassazione attraverso l’IA, gestita da Microsoft.

La pericolosità che l’IA può avere nel campo giudiziario l’abbiamo più volte messa in evidenza, ma che fosse la massima espressione della giustizia ad introdurre IA senza nemmeno tenere conto dell’Osservatorio permanente per l’uso della intelligenza artificiale istituito dal Ministro della Giustizia, On. Carlo Nordio, l’Avvocatura Nazionale, Avv. Greco, e il Primo Presidente della Corte di Cassazione, dott.ssa Margherita Cassano, solo due anni fa, questo era impensabile.

La Cassazione è il massimo organo giudiziario in Italia e ci si attende da essa, per prima, il rispetto delle normative e delle regolamentazioni che vigono nel nostro Stato.

Già!

Questo è un argomento che dovrebbe fare pensare chi nel recente referendum ha votato No credendo di difendere la libertà e l’indipendenza della magistratura e il dettato costituzionale.

Già!

Questo rappresenta che la Cassazione, con l’attuale Primo Presidente, non ha ritenuto necessario né avvisare il Ministero della Giustizia né il Presidente del CNF che sono parte integrante del processo di utilizzo dell’IA.

Si potrebbe azzardare a definire tutto ciò come un “colpo di mano” piuttosto pericoloso.

Ma il caso non finisce qui.

L’utilizzo solo per analizzare i ricorsi che ci viene fatto passare come un’operazione meramente formale è in realtà una attività di “giudizio”.

Come tale deve essere e deve restare nelle mani e nelle teste dei magistrati (umani) e non traslare in algoritmi di “magistrati tecnologici”.

Quindi, la rassicurazione che i giudizi non saranno mai in mano agli algoritmi è già una “bugia” buona per i profani e/o i servi sciocchi.

L’iniziativa della Cassazione deve rientrare nell’alveo dell’Organismo che è stato istituito e, se così non fosse, tale attività deve essere stigmatizzata pubblicamente.

Siamo di fronte a un atto che è già l’utilizzo di algoritmi per giudizi e siamo già nel divieto che si era dato proprio l’Organismo.

Ecco, questo tema vale un’astensione di tutti gli avvocati civilisti, penalisti, amministrativisti, tributaristi…; un’astensione ad hoc sin quando la Cassazione non rientrerà con tale iniziativa che viola gli accordi presi e la logica sostanziale, oltre che i rapporti istituzionali che fanno capo alla amministrazione della Giustizia in questo Paese.

Autore

  • Massimo Rossi

    Massimo Rossi, laureato in Giurisprudenza, assistente volontario in Procedura Penale, Dottrina Generale del Processo e Teoria Generale del Processo anni 1990/2005 presso l'Università degli Studi di Siena. Dottorato di ricerca in Procedura Penale presso l'Università di Genova. Avvocato. Ha pubblicato diversi lavori giuridici in riviste specializzate e ha partecipato come autore in varie pubblicazioni giuridiche collettanee. Relatore in convegni di carattere nazionale e istituzionale anche nelle sedi parlamentari. Dal 1994 al 1997 ha svolto funzioni di Vice Procuratore Onorario presso la Procura di Siena. Già consulente della Presidenza della Prima Commissione Parlamentare sulla morte del dott. David Rossi ed estensore unitamente ad altri consulenti della relazione finale nel 2022. Attualmente è docente a contratto presso l'Università di Firenze in Procedura Penale con insegnamento presso la Scuola Nazionale dei Sottufficiali dell'Arma dei Carabinieri.

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