L’importanza della teoria dell’agire comunicativo: il dialogo orientato all’intesa anziché sul dominio o sul profitto
Qual è il contributo di Jürgen Habermas, una delle voci più autorevoli della seconda generazione della Scuola di Francoforte, scomparso nel marzo scorso, alla crisi della democrazia, che l’attuale scenario globale prospetta?
Sviluppando la riflessione filosofica sul tema della centralità della comunicazione e della sfera pubblica nelle democrazie contemporanee, l’originalità di Habermas è nell’aver collocato il linguaggio e la comunicazione al centro della convivenza sociale e della vita democratica.
Nella sua opera maggiore, Teoria dell’agire comunicativo (1981), Habermas distingue tra un agire, orientato al successo, e un agire comunicativo orientato, invece, all’intesa.
Se l’agire strumentale mira all’efficacia ed è tipico delle logiche di dominio, l’agire comunicativo, invece, si fonda sulla ricerca da parte dei soggetti dialoganti di un accordo razionale attraverso il confronto democratico.
Quest’ultima condizione discorsiva ideale, propria di una società democratica deliberativa, giusta, incentrata sull’uguaglianza dei dialoganti, conferirebbe legittimità alle norme sociali e politiche non perché emanate o imposte dall’autorità, ma perché accettate da tutti i soggetti in quanto protagonisti attivi della loro elaborazione.
D’altro canto, è sufficiente che una di queste pretese non sia soddisfatta perché l’intesa tra gli interlocutori sia compromessa e venga meno la possibilità di una discussione razionale.
Il linguaggio, dunque, non è concepito semplicemente come uno strumento per descrivere la realtà, ma come il mezzo attraverso cui gli individui costruiscono una democrazia basata su relazioni sociali dialettiche, che producono forme razionali di consenso.
Habermas attribuisce un ruolo politico decisivo alla sfera pubblica e alla dimensione collettiva: in Etica del discorso (1983), fonda il principio di universalizzazione, secondo cui una norma può essere considerata valida soltanto se tutti i soggetti interessati possono raggiungere un’intesa equa, superando l’interesse individuale in vista di un consenso universale e accettandone razionalmente le conseguenze.
Così Habermas, per testare la validità della norma, trasforma l’imperativo categorico di Kant da atto individuale interiore del soggetto ad atto collettivo intersoggettivo: «Agisci in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere nello stesso tempo come principio di una legislazione universale».
Habermas ha sviluppato la teoria dell’agire comunicativo, secondo cui la democrazia autentica si fonda sul confronto argomentativo e razionale tra cittadini.
La sfera pubblica, per lui, è il luogo in cui si forma il consenso attraverso il dialogo, non solo tramite procedure elettorali.
Ma oggi gli algoritmi selezionano e personalizzano i contenuti sui social media secondo logiche commerciali, frammentando la sfera pubblica.
Questo processo favorisce la polarizzazione, la propagazione di fake news e riduce il confronto tra opinioni diverse.
La democrazia digitale, a cui aggiungere il tema dell’intelligenza artificiale, rischia di essere un ossimoro perché le piattaforme digitali seguono logiche di engagement e profitto, spesso incompatibili con il confronto democratico.
Senza una sfera pubblica funzionante, la legittimità democratica stessa è messa in discussione e questa è una delle cause della crisi dei sistemi occidentali di tipo liberale e dell’avanzata dei populismi, assieme alla svalorizzazione dei diritti sociali e del lavoro, in primo luogo da parte delle socialdemocrazie, che nella seconda metà del ‘900 avevano creato con politiche keynesiane di espansione dell’economia, il Welfare State universale, la redistribuzione della ricchezza attraverso il fisco, la partecipazione e il controllo dei lavoratori sul capitalismo.


Maurizio Ballistreri, Ordinario ab. di Diritto del Lavoro Dipartimento di Scienze Politiche e Giuridiche dell'Università di Messina. Delegato della Rettrice dell'Università di Messina alle Relazioni sindacali. Direttore degli "Annali" della Facoltà di Economia dell'Università di Messina. Componente del Centro de Estudos, Jurídicos Económicos e Ambientais dell'Universidade Lusíada di Lisbona. Rank Full Teaching Professor International Academy of Social Sciences of Catholic University of New Spain, Florida, USA. Presidente Istituto di Studi sul Lavoro, Roma.


