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Belusconi, il mondo secondo lui, di Castellaneda e Carnelos

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Berlusconi, il mondo secondo lui

Grazie all’opera di Castellaneta e Carnelos viene alla luce in modo chiaro la metodologia relativa alla politica estera riferita all’era Berlusconi, segnatamente ciò che riguarda la Russia, il Mediterraneo e i rapporti atlantici

Nel nostro Paese la politica estera non è sovente al centro del dibattito politica, tranne nei momenti ove emerge una criticità rilevante.

Da questa constatazione prende corpo l’opera Berlusconi, il mondo secondo lui (per i tipi di Guerini e Associati), grazie ai due autori, segnatamente l’ambasciatore Giovanni Castellaneta, storico consigliere diplomatico di Palazzo Chigi e Marco Carnelos, anch’egli già importante diplomatico.

In questa opera viene illustrata e resa nota l’attività riguardante la politica estera di Silvio Berlusconi, che fra l’altro ha il pregio essere ancora attuale e quindi in grado di aiutare a capire quanto accade nei nostri giorni, offrendo in tal modo una ‘visione’ utile per le possibile scelte che il nostro Paese può essere chiamato a fare in un contesto geopolitico quanto mai mutevole e instabile.

Nel libro viene reso noto l’obiettivo volto a  creare un sistema di sicurezza che avrebbe potuto ricomprendere la Russia, che ebbe la sua apoteosi simbolica nel memorabile vertice di Pratica di Mare, tenutosi nel 2002.

Un evento che ha sicuramente rappresentato un importante momento volto a superare i terribili decenni della cosiddetta Guerra fredda. Cosa questa che porta a pensare agli accadimenti relativi al conflitto russo-ucraino, che forse qualora Pratica di Mare avesse avuto un seguito avrebbero potuto addirittura non verificarsi.

Riguardo i rapporti con la Libia e il Oriente, passando per Israele e per il mondo arabo, grazie a questo libro emerge quanto era sentita la ricerca di una strategia derivata dalla consapevolezza riguardante l’importanza per il nostro Paese di essere un soggetto centrale nell’ambito del Mediterraneo.

La chiusura del contenzioso con Tripoli, coniugata con la ricerca di una certezza riguardante l’acquisizione del petrolio rappresentano la capacità di comprendere l’importanza di favorire e di beneficiare di una stabilità dei rapporto con i vari attori regionali e di un complessivo sviluppo economico.

Tematiche, anch’esse ancora attuali e centrali, soprattutto in quadro che vede una crescente competizione globale che riguarda anche il settore energetico.

Altro punto di rilievo è stato quello relativo al totale sostegno dato agli USA dopo dopo l’11 settembre, allorché fu deciso contrastare il terrorismo. Il che, secondo Castaneda e Carnelos, non fu solo una scelta derivata da subalternità, ma frutto di una consapevolezza relativa alla alla necessità di portare avanti una strategia adeguata e forte nei confronto del terrorismo internazionale.

Anche in questo caso ci troviamo di fronte a visioni e scelte che possono essere utili per fronteggiare gli eventi a noi più vicini, soprattutto in un quadro che vede gli USA alternare scelte globali e protezionistiche, che ovviamente riguardano indirettamente sia l’Italia che l’Europa.

Con la loro fatica, con consapevole acume, gli autori in considerazione degli attuali scenari ritengono che l’Italia debba rimanere fedele alle proprie tradizionali scelte, quali Onu, Nato e Unione europea, ovviamente assumendo un ruolo più attivo e soprattutto senza sentirsi un attore minore.

Grazie alle considerazioni di Castellaneta e Carnelos, i quali non si li limitano a descrivere una stagione politica più o meno alternante, gli stessi si fanno ben comprendere l’importanza di una necessaria individuazione di un strategia correlata alla politica estera italiana, in un quadro caratterizzato da una sorta di multicrisi e scomposizione dell’ordine basato sulla tradizione liberale.

Questo in quanto la politica estera non va considerata, come non di rado accade, un qualcosa di complementare alla politica nazionale, ma la indispensabile base, a volte poco avvertita, atta a garantire la sicurezza, come pure la crescita e la coesione interna.

Altrimenti, senza avere una visione strategica, nel nuovo disordine globale, il rischio è una quasi certa marginalità.

Autore

  • Redazione

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