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LA RUSSIA E’ UNA SUPERPOTENZA

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di Roberto Mauriello.

L’affermazione che la Russia è una superpotenza potrebbe, a prima vista, sembrare una ovvietà. Eppure non è così. Nella cultura occidentale il marxismo ha lasciato un’eredità culturale e categorie di pensiero più profonde di quanto si possa credere. Infatti, dopo la caduta del muro di Berlino e il crollo dell’Unione Sovietica, la Russia è stata considerata, nei media occidentali e, cosa ancora più sconcertante, in molti ambienti governativi, come una potenza media, per giunta in decadenza. E questo perché il PIL russo è più o meno equivalente a quello italiano o francese. Nessuno si è reso conto che, con l’avvento di Putin e una maggiore stabilità interna, la Russia ha fatto enormi progressi. Alcuni sono arrivati ad affermare che la storia, con l’esistenza di una sola superpotenza, gli Stati Uniti, si sarebbe addirittura fermata e cristallizzata. Questo non è accaduto neppure ai tempi dell’Impero Romano! Altri hanno sostenuto che l’altra superpotenza sarebbe la Cina, seconda al mondo per grandezza del PIL.

Allo scoppio della guerra in Ucraina gli stessi analisti russi parlarono di una grave lacuna del pensiero occidentale, troppo economicocentrico. Quanti professori, giornalisti, generali, storici, o presunti tali, hanno vaticinato il crollo del regime putiniano per asfissia economica, in tediosi talk show con velleità di convegni di studio. Ma di studio, quello vero, a parte  altisonanti titoli accademici da appendere alle pareti come trofei di caccia, non si è visto nulla.

Il PIL è solo un parametro dell’economia di uno stato. Innanzi tutto andrebbe diviso per il numero degli abitanti, altrimenti si arriverebbe all’assurdo che in Cina si vive meglio che in Svizzera, dove il reddito pro capite è fra i più alti al mondo. Ma prescindendo dal benessere individuale e volendo solo capire la forza di una nazione è molto più interessante capire questo PIL da cosa è formato.

Il PIL russo è composto da una produzione di cereali tra le prime al mondo, enormi risorse minerarie e fonti energetiche, industrie pesanti per la loro trasformazione, tecnologie militari e spaziali all’avanguardia, tanto che la Russia, a dispetto dei soloni che ne vaticinavano il crollo, ha quadruplicato la produzione di materiale bellico. Le sanzioni hanno privato le signore della buona borghesia moscovita o sanpietroburghese di scarpe e borsette alla moda, i signori di accattivanti automobili occidentali e vini pregiati francesi o italiani, sono ritornati i cappotti autarchici e le zigulì. Ma questo non può mettere in ginocchio un popolo, semmai ha messo in ginocchio l’imprenditoria occidentale e causato l’aumento dei prezzi delle fonti energetiche.

Il PIL italiano è invece composto da turismo, moda, cibi e vini pregiati, nautica di diporto, beni voluttuari che sono i primi a scomparire nelle liste dei consumatori in caso di guerra.

Ma il fattore determinante, che rende i soloni asserviti ai poteri forti particolarmente insolenti, è la trascuratezza della preparazione bellica e del livello degli armamenti, soprattutto quelli termonucleari, che purtroppo esistono, e con i quali, senza l’avvento di Trump, si sarebbero dovuti fare i conti. La Russia avrebbe circa 6.000 testate nucleari, di cui 1.500 di pronto impiego per ordine di Putin, gli Stati Uniti circa 5.000, la Cina tra le 400 e le 500, avendo da poco superato la Francia con le sue 300 testate. Se quello che è stato sostenuto dai nostri “studiosi” fosse stato vero, Roma avrebbe dovuto soccombere contro Cartagine e la Francia di Napoleone III avrebbe dovuto sconfiggere la Prussia.

Considerando che il grosso della produzione cinese è composta da prodotti di basso costo e infima qualità, destinati ai mercati del terzo mondo, facendo dei Cinesi i magliari della globalizzazione, come si fa ad ignorare la Russia e considerare la Cina una superpotenza. È bastato l’annuncio di Trump di elevare dazi doganali al 100% ai paese BRICS per farli desistere dalla creazione di una valuta di scambio alternativa al dollaro. Solo la Russia, forte della sua potenza militare e della sua autarchia, ha ignorato le minacce americane.

La Russia pertanto va trattata con il rispetto e la deferenza che il suo status le garantisce, e Trump lo ha capito benissimo, negoziando direttamente con Putin, da pari a pari. Il Presidente della Repubblica Mattarella, invece, ha perso una buona occasione per tacere, piuttosto che offendere uno stato così forte che, con gli Stati Uniti in fase di disimpegno dall’Europa, potrebbe presentarci il conto. Le inutili utopie europeiste, le cui istituzioni sono diventate il palcoscenico delle rivendicazioni più ridicole e strampalate, non ci salveranno di certo. 

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  • Redazione

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