
di Antonio Foccillo
Ho voluto prendermi qualche momento in più, prima di commentare la vittoria di Trump negli Stati Uniti, proprio per evitare di farmi prendere dall’immediatezza della valutazione.
Nel nostro giornale, su questo risultato, da giorni, appaiono, ormai, molti articoli approfonditi e con valutazioni diverse, come è giusto che sia, se si vuole fornire al lettore una vasta gamma di informazioni e lasciargli la facoltà di ragionare e farsi un’idea con la propria testa. Sono tutti più autorevoli di quello che posso scrivere io. Per questo mi limiterò solo ad alcune modeste considerazioni che mi sono sorte in questa occasione.
Tutti i mass media, in questi giorni, stanno facendo a gara a commentare queste elezioni con un’analisi spesso saccente o enfatica, secondo i punti di vista. Questa elezione di Trump, infatti, sta scatenando sentimenti contrastanti: da un lato la soddisfazione della destra in tutto il mondo occidentale, con la conseguente salita sul carro del vincitore e dall’altro il cospargersi il capo di ceneri della sinistra, che si sente vedova, senza riflettere su tutti gli errori commessi.
La mia prima valutazione è che si sta troppo enfatizzando la vittoria del neo Presidente, con la convinzione che le politiche economiche potranno cambiere e saranno sconfitte le tanto deprecabili politiche del green deal. Ma sarà così?
L’estabilishment economico che, fino a oggi, ci ha imposto delle politiche disastrose sul piano economico, all’inizio farà, forse, un passo indietro, ma sarà pronto a ripartire appena ne avrà la possibilità.
D’altronde la globalizzazione e la finanziarizzazione non sono state promosse solo con i presidenti democratici, ma erano presenti anche sotto le precedenti presidenze repubblicane.
L’altro tema ricorrente è che le guerre finiranno, perché le industrie degli armamenti saranno bloccate. Questo è un commento generale, d’altronde lo stesso Trump l’ha sostenuto sia in campagna elettorale sia adesso che ha vinto. Non sono proprio convinto! Mi sembra che Putin sia stato uno dei pochi a non complimentarsi e lo stesso Netanyhu che, pure è stato felice dell’avvento di Trump, possa immediatamente tornare indietro e concordare la Pace.
Non condivido neppure il catastrofismo di molti commentatori di sinistra che hanno alimentato, appena conosciuti i risultati. Si potrebbe parafrasare: chi è causa del suo male pianga se stesso.
Credo che un po’ di sano realismo ci debba convincere tutti ad aspettare i primi provvedimenti del Presidente americano, per dare un giudizio completo, anche se non esaustivo e definitivo.
Certamente con la riproposizione dei dazi verso le merci degli altri paesi, come sostenuto da Trump, i problemi dell’Europa si accentueranno, anche perché, in particolare, la Germania sta vivendo un periodo di crisi e la stessa Francia non vive un periodo positivo e, quindi, l’economia europea è già in difficoltà.
In passato, prima dell’orgia neo liberista e quella della finanza, in tutta Europa le società, avevano affermato il trinomio, su cui si è costruito il modello socialdemocratico del Welfare State, cioè Libertà, Uguaglianza e Fratellanza.
La libertà era una conseguenza di un anelito sempre più forte di liberarsi delle catene delle dittature e instaurare un periodo di Pace, dopo i grandi sconvolgimenti delle guerre fra i diversi paesi europei; l’uguaglianza derivava dalla acquisizione dei principi di solidarietà e coesione, ma soprattutto dalla tutela dei diritti fondamentali della persona; la fratellanza si poteva configurare con l’abbattimento di tutti gli steccati, di sesso, di religione, di ceto e con l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.
Tutto questo è stato spazzato via per effetto della globalizzazione e per la conseguente esplosione della finanziarizzazione, che ha determinato una situazione in cui gli Stati non sono più sovrani delle loro singole scelte di politica economica. Si sono travolte le vecchie certezze e si sono imposte politiche economiche, sempre più restrittive e violente, cambiando anche governi legittimi eletti dai cittadini, per sostituirli con tecnici vicini alle grandi banche, a partire dalla BCE e della Goldman Sachs.
Tutto questo, avveniva proprio per seguire le politiche statunitensi, infatti, in Europa e in Italia, si sono sostenuto acriticamente queste politiche e si sono attuati i dettami del Washington Consensus, della piena libertà di mercato, delle liberazioni e delle privatizzazioni, ma soprattutto della fuoriuscita dello Stato dal mercato e dell’abbattimento delle politiche di Welfare.
Questo dimostra che fino a oggi l’Europa non è stata in grado di darsi una reale dimensione di politica economica autonoma o di politica di intervento nelle crisi con autorevolezza e in questo nuovo scenario non credo che sarà capace di inventarsi una strategia nuova e diversa.
Oltretutto, il gruppo dirigente europeo, è quello che seguendo pedissequamente, le scelte del modello americano ha imposto austerity e politiche Green. Nelle recenti scelte post elezioni europee non è cambiato e non può cambiare, se non sarà sostituito.
Un gruppo dirigente che con le sue politiche ha fatto solo disastri e ha provocato una aumento della povertà e dell’emarginazione, ma anche sul piano industriale sta distruggendo il patrimonio delle fabbriche automobilistiche, con la sua pretesa di puntare solo sulle auto elettriche. Basti vedere le difficoltà di quasi tutte la case che stanno chiudendo sedi e riducono il personale. Per non parlare dei disastri sulle abitazioni, con la imposizione di doverle adeguare ai dettami ecologici, altrimenti non possono essere vendute.
La domanda che dobbiamo farci, cambierà qualcosa dopo l’avvento di Trump? In Europa, forse qualcosa cambierà. Speriamo in meglio. Scusate il pessimismo ma non ci credo.
Sono d’accordo con l’articolo di Augusto Vasselli di ieri dal titolo “O si fa l’Europa politica o si muore”. In più di un’occasione ho scritto in tal senso. Siamo alla resa dei conti. Si deve prendere atto che non è più possibile aspettare. L’elezione di Trump ha messo i leader con le spalle al muro.
Di fronte a questa situazione e ai rigurgiti nazisti e fascisti che sono aumentati nelle recenti elezioni europee, dobbiamo batterci perché l’Europa, diventi più democratica e sia veramente l’Europa di tutti.
Un secolare principio recita che una politica economica senza rappresentatività democratica è intrinsecamente tirannica, quindi l’Europa, per imporre democraticamente decisioni economiche a tutti i suoi cittadini deve innanzitutto avere un governo europeo eletto. Non può essere più permesso che l’Unione Europea resti senza affrontare il problema di un governo europeo che sia eletto dai cittadini e che, quindi, essendo legittimato dal voto popolare può convincerli delle scelte.
Infine, senza un chiaro richiamo a una politica nazionale ed europea decisa democraticamente con la partecipazione dei cittadini, le costrizioni provenienti dalla nuova politica degli Stati Uniti rischiano di accentuare una ricaduta anche sulle condizioni dei paesi aderenti alla Comunità. È necessario modificare anche i Trattati che sono inadeguati.
Bisogna in definitiva che la politica si riappropri dell’Europa e ritorni agli antichi valori che tanto positivamente hanno fatto in passato.
Forse questa scelta degli americani può essere finalmente il risveglio degli europei!





