
di Giorgio Cattaneo
La “caccia allo gnostico”, da parte dei cattolici, sembra essere uno sport intramontabile, in voga dai primissimi secoli. Ieri, l’élite romana bollava gli gnostici come eretici, facendo sparire i loro libri e diffamandone gli autori. Oggi assistiamo a un curioso rovesciamento: ad essere accusata di recidivo gnosticismo è l’élite globalista. E a rivestire il ruolo di pubblico ministero sono sempre loro, i cattolici, magari nella recente versione anti-bergogliana. Beninteso: hanno certamente ragione, quando denunciano il carattere “arcontico” del nuovo potere, di cui elencano le peggiori nefandezze, all’insegna dell’inquietante “transumanesimo”.
Solo che poi alcuni odierni censori sembrano operare una sorta di scambio di persona: i cattivi, cioè i servitori degli ipotetici arconti, vengono definiti “gnostici”. Peccato che furono proprio loro, gli gnostici storici, a condannare il potere “arcontico” che reggerebbe il mondo, in virtù di una creazione “non divina”. In questo modo si opera quindi uno spettacolare capovolgimento: si addossa il reato a chi invece lo aveva denunciato. Paradossalmente: si potrebbe mai sospettare di collusione coi mafiosi Falcone e Borsellino, solo perché erano ferratissimi in materia di cosche?
IL DEMIURGO E L’ÉLITE MONDIALISTA
A trarre in inganno, probabilmente, è il marchio davvero “arcontico” e “demiurgico” della peggiore oligarchia planetaria: ma allora perché chiamarla “gnostica”, mettendo guardie e ladri sullo stesso piano? Sicuramente, a contribuire all’equivoco è quella stessa élite, che si appropria dell’ispirazione gnostica per rovesciarla a proprio uso e consumo, secondo il classico schema contro-iniziatico: in altre parole, sarebbero gli stessi seguaci degli arconti a travestirsi da gnostici. Ma se il gangster tenta di indossare i panni del poliziotto, qualcuno può davvero credere che a commettere il crimine sia la polizia, anziché la mafia?
Possibile non vederlo, il trucco? In realtà, sembra non si voglia vedere nemmeno il peso totalizzante del vero potere che ha condizionato l’Occidente negli ultimi due millenni. Quella tra cattolici e gnostici ha l’aria di essere una guerra infinita, trasformatasi da subito in persecuzione da parte della fazione vincente, sposata dall’Impero Romano. E ancora oggi, di fronte al tenebroso potere “arcontico” dell’élite mondialista, una certa intellettualità cattolica non esita a definire “gnostica” la pulsione degli egemoni, che semmai sembra tipicamente “demiurgica”: all’offensiva è infatti il potere storicamente denunciato dagli gnostici come fonte di ogni male.
L’ANTICO POTERE DEL DOGMA
La loro visione fu elaborata per tentare di dare una spiegazione convincente alla condizione cronicamente infelice dell’uomo, costretto a soffrire e poi morire. Il mondo sarebbe nato da un incidente cosmico: dunque, il misfatto sarebbe avvenuto nonostante la sovrastante presenza dell’Emanazione (“divina”, ma purtroppo non onnipotente). A plasmare la materia sarebbe stato il pessimo Demiurgo, aiutato dai suoi arconti. E uno di questi, il Primo Arconte, avrebbe poi dato vita alle tre grandi religioni monoteistiche, concepite come strumenti di dominio sapientemente costruiti attraverso la manipolazione teologica dell’Antico Testamento.
A supportare la teologia monoteista è il dogma, mai prima comparso nella storia: il potere di una verità di fede che si pretende indiscutibile. La compianta Laura Fezia, da poco scomparsa, riassumeva in modo drasticamente sintetico la nascita del cristianesimo romano. Una religione sorta sulla base dei Vangeli canonici, approvati a Nicea dall’imperatore Costantino e fortemente ispirati dalle Epistole di Paolo di Tarso, l’ex persecutore degli ebrei ribelli. Un uomo che non conobbe mai Gesù di Nazareth, ma in compenso avrebbe collaborato con il potere imperiale, tramite Seneca, per “fabbricare” il nuovo credo.
FEZIA: COME NACQUE LA NOSTRA RELIGIONE
«Tutto sarebbe nato dall’invenzione del peccato originale, costruita travisando la vera natura della cacciata di Adamo ed Eva e le sue conseguenze», afferma Laura Fezia. «In realtà la nuova religione nacque a Roma in funzione imperiale, quando una certa l’élite israelitica lasciò la Palestina nel 70 dopo Cristo». L’uomo-chiave sarebbe stato il leader militare e sacerdotale Giuseppe Flavio: fallita l’ultima rivolta giudaica, avrebbe barattato la resa in cambio di una posizione di rilievo a Roma, dopo aver assicurato al vittorioso generale Tito il denaro che gli era necessario per scalare il potere imperiale.
La nuova religione di origine israelitica aveva ottime chance di affermarsi nell’Urbe: «La promessa della vita eterna, per la prima volta assicurata a chiunque», sottolinea sempre Laura Fezia, serviva a conquistare il cuore dei pagani: «Stando ai Vangeli, invece, Gesù si occupava soltanto delle “pecore disperse della Casa di Israele”». La sua morte e resurrezione? «Utilizzata anch’essa, come già l’inesistente peccato originale, per alimentare il senso di colpa: i fedeli devono inginocchiarsi di fronte all’estremo sacrificio del Figlio di Dio, di fatto sottomettendosi alla Chiesa che afferma di esserne l’erede».
SAVINI: IL RUOLO DELL’ESOTERISMO
Dal mondo cattolico proviene il saggista Armando Savini, autore del romanzo “Il complotto degli arconti”, edito da Chaos Mega. Docente di economia e metodi di ricerca per il business, da decenni cultore di esegesi biblica e mistica ebraica, Savini è stato tra i dirigenti del Direttivo diocesano della salesiana Gioventù Ardente Mariana di Roma. I suoi libri recenti lo schierano tra le fila della militanza culturale antiglobalista. Titoli espliciti: come “Le radici del male, da Malthus a Bergoglio”, oppure “L’ultimo Anticristo, identikit dell’uomo più diabolico della storia secondo le profezie antiche e moderne”. O ancora: “Sovranità, debito e moneta: dal Quantum Financial System al Nuovo Ordine Multipolare”.
Presentato sul canale YouTube di Carlo Savegnago (Il Vaso di Pandora), il suo recentissimo “complotto degli arconti” è caldamente raccomandato da Giacomo Maria Prati, già direttore del Museo della Certosa di Pavia e oggi in forza all’ambrosiana Pinacoteca di Brera, che include la Biblioteca Braidense. “Il complotto degli arconti” merita assolutamente di essere letto, spiega Prati, perché – sia pure in forma di romanzo – fornisce una perfetta visione del vero potere mondiale, mettendo in luce la sua anima profondamente esoterica.
LE FORZE OCCULTE DELL’ANTICRISTO
Nell’estratto che presenta il libro, si legge: «Forze occulte scavano senza sosta nelle profondità dell’abisso per trovarne le porte e aprirle, perché l’orrore, ancora avvolto nell’ombra delle sue tenebre, spalanchi le fauci e divori l’umanità intera». La narrazione parte dalla scoperta casuale di uno strano libro, che conduce il protagonista «in un ambiente inesplorato, impalpabile, ma incredibilmente reale, dove alcune antiche profezie cominciano a prendere forma». Nel frattempo, «circoli occulti fremono, in attesa di una nuova era segnata dal dominio di un’antica e arcana sapienza, assopita da secoli e in procinto di ridestarsi dall’oblio».
Il misterioso libro, una traduzione clandestina dell’opera eretica di Shabbatai Zevi, il “messia di Salonicco”, sarà «l’innesco di un’inarrestabile serie di eventi, segnati ognuno da un arcano maggiore». Eventi che «trascineranno il custode del libro oltre i confini proibiti del mondo, inaugurando i tempi dell’anticristo e dando compimento agli ultimi mandati di un antico Ordine istituito cinque secoli prima dal pontefice Pio V». Si badi: proprio alla corrente “shabbataista” si ispirerebbero, oggi, le élite iniziatiche che arrivano ad architettare gli eventi più drammatici, allo scopo di mantenere l’umanità in stato di costante angoscia.
TRUMP E IL RABBINO DI NETANYAHU
Scrive Giacomo Maria Prati: l’esoterismo è anche una forma letteraria, una tradizione autonoma sia per influenze culturali e spirituali che per stile narrativo. Anche in questo senso, secondo Prati, l’avvincente romanzo di Savini «si inserisce preziosamente in questa nobile e rara tradizione morfologica e strutturale sulla scia di Edmund Spencer, Robert Kirk, Gerald de Nerval e Balzac, fino all’“Angelo di fuoco” di Valery Brjusov». Aggiunge il critico: «Questo modo misterico e iniziatico di scrivere ha influenzato anche il nostro Umberto Eco, nei cui romanzi permane una costante attenzione saggistica ai mondi esoterici».
Poi, laddove non usa il romanzo colto per illuminare la realtà di oggi collegandola a matrici lontanissime, Savini non teme di misurarsi con l’attualità quotidiana. Come non notare, ad esempio, la recente visita di Donald Trump alla tomba newyorchese del gran rabbino Menachem Mendel Schneerson, che chiese a Netanyanu di “affrettare il tempo del Messia”? Il network internazionale di Schneerson, l’associazione ebraico-ortodossa Chabad – ricorda Savini – fa riferimento alla filosofia di Isaac ben Solomon Luria, rabbino vissuto nel ‘500 nella Palestina sottoposta agli ottomani.
CABALA GNOSTICA, DA LURIA A ZEVI
«La teologia di Luria è una Cabala gnostica: sostiene che, quando il mondo fu creato, Dio “si contrasse” per far spazio alla materia: quindi, “contraendosi”, l’infinito si sarebbe reso quasi meno infinito». Con la “contrazione” della divinità, secondo quella visione cosmogonica, qualcosa si sarebbe rotto: la luce sarebbe caduta nel vuoto, dando vita a delle “scintille divine”. Affascinante suggestione tipicamente gnostica, quest’ultima, che poi sarà deformata dall’eresia ebraica del “falso messia”: sempre lui, Shabbatai Zevi.
«L’idea è quella del “santo peccato”, per cui bisogna fare il male per redimere l’umanità», ricorda Savini, secondo cui «anche quella di Shabbatai Zevi è una variante (spuria) dello gnosticismo». In proposito, l’autore cita alcuni gnostici antichi: «Secondo gli stessi Valentino e Carpocrate, facendo il male noi andremmo comunque contro quell’arconte che ha plasmato il mondo (che poi sarebbe il Dio giudeo-cristiano)». Fare il male per ottenere il bene? Sicuramente, certe élite “shabbataiste” si stanno “portando avanti col lavoro” (se non altro, per realizzare almeno la prima parte del piano: infliggere sofferenze).
GNOSI SPURIA: ED ECCO L’UOMO-DIO
Armando Savini è fra quanti oggi sembrano equiparare gli opposti: chi è dermiurgico, arcontico, sarebbe “dunque” anche gnostico. Ma gli gnostici non erano i grandi avversari del potere attribuito agli arconti, complici del Demiurgo? L’ultimo riflesso dello gnosticismo cristiano, il catarismo medievale, ne aveva orrore: raccomandava ai fedeli di tenersi alla larga dai poteri terreni. Uno dei loro comandamenti, “non giurare”, intendeva delegittimare l’ordinamento feudale, che si basava proprio sull’istituto del giuramento.
Savini preferisce soffermarsi efficacemente sul carattere “arcontico” del potere attuale, anche se insiste nel volerlo definire “gnostico”. Afferma lo studioso: «La Gnosi odierna, che è spuria, affonda le sue radici in qualcosa di antico: sfugge alla grande massa, ma ha una grande influenza sul potere». Aggiunge: «Il cuore di ogni Gnosi spuria è l’Io che si fa Dio. È la continua tentazione dell’uomo di auto-divinizzarsi: anche in un contesto come quello odierno, in cui sembrerebbe che Dio non ci sia più». Alla causa gnostica non deve certo aver giovato la teorizzazione del greco-egiziano Valentino, che attribuisce solo agli individui Pneumatici, l’élite spirituale, la facoltà di “riconquistare il cielo”. I privilegiati possono aiutare gli esseri intermedi (gli Psichici) a imitarli, mentre la maggioranza dell’umanità sarebbe costituita dagli Ilici: mero ammasso di materia biologica, individui senz’anima e quindi condannati alla perdizione.
IL FIUME CARSICO DELLA MAGIA
Secondo Savini, «il filone dell’esoterismo gnostico e magico è come un fiume carsico». Anche dietro l’apparenza solo politica e materialistica, «la Gnosi spuria rivela sempre un’anima metafisica», che viene da lontano: confermerebbe la volontà di dispiacere al Demiurgo, sabotando la sua creazione difettosa. Se poi leggiamo Ezechiele, dice ancora il saggista, «scopriamo che anche all’interno del popolo di Israele, che pure aveva ricevuto la Torah, i sacerdoti del Sinedrio (custodi della tradizione mosaica) in realtà – di notte, in privato – celebravano riti magici». Lo stesso Savini ricorda che Israele rimase per ben 400 anni in territorio egiziano: «E l’Egitto era la patria della magia e dell’alchimia. L’espressione “Al Kem”, Terra Nera, indica proprio l’Egitto».
Del resto, non è un mistero che proprio l’antica sapienza egizia abbia ispirato alcuni fondamenti del pensiero filosofico greco. Non ne era estraneo nemmeno Platone (da cui in ultima analisi sarebbe nato l’approccio spiritualizzante rielaborato delle religioni recenti). Per altri versi, all’Egitto attribuì un’importanza capitale persino uno dei Padri della Chiesa, il vescovo Eusebio di Cesarea: indirettamente, incolpò i sacerdoti egiziani di aver “inventato” la categoria del soprannaturale. O, per meglio dire: Eusebio valorizzò lo storico ellenico Filone di Byblos, il quale – a sua volta – diede credito al fenicio Sanchuniaton, vissuto attorno al 1200 avanti Cristo.
SANCHUNIATON: L’IMBROGLIO DEI SACERDOTI
Secondo Sanchuniaton, i sacerdoti egizi – per mantenere il loro potere, dopo la scomparsa delle divinità primitive, un tempo presenti in carne e ossa lungo il Nilo – avrebbero coniato la categoria del mistero per ammantare di fascino ultraterreno la natura di quei dominatori, molto potenti ma non certo perfetti (capricciosi come poi anche gli dèi del pantheon greco). Volendo: potrebbe essere ascrivibile all’antica ierocrazia egizia il germe della manipolazione teologica poi esploso nella successiva tendenza dogmatica, dominante nei monoteismi?
La verità di fede come insindacabile appannaggio di una casta impenetrabile, che gestisce direttamente il potere: quale istituzione storica corrisponde a questo identikit? Risposta facile: basta affacciarsi oltre il Tevere. Dai tempi del Papa-Re, però, molta acqua è passata sotto i ponti. Gli “arconti” odierni non sfoggiano più la mitra e il pastorale. In sostanza, dice Armando Savini, vorrebbero «riplasmare l’umano, dal gender al transumanesimo: fare un Uomo Nuovo, a immagine e somiglianza dei suoi ideatori». Prefigurano un futuro distopico popolato da docili tecno-schiavi: «Per il Forum di Davos, quello di Schwab, l’uomo cessa di essere tale e diventa un cyborg, fondendo identità biologica, psichica, fisiologica e digitale».
TRANSUMANESIMO: L’INTERNET DELLE EMOZIONI
L’allarme lanciato da Savini è estremamente serio: «Dall’Internet delle Cose si passa all’Internet delle Emozioni: se siamo tutti interconnessi in Rete, anche i nostri pensieri saranno controllati dall’intelligenza artificiale, che secondo Elon Musk è “più intelligente dell’uomo più intelligente del mondo”». Tutto questo sembra molto “demiurgico”, in effetti: molto “arcontico” (e quindi, in teoria, ben poco “gnostico”). Nei miti gnostici, ricorda Savini, «gli arconti sono entità che si frappongono tra le “scintille divine” che mirano a ritornare nell’unità indifferenziata del Pleroma, quindi a ricongiungersi con il Dio Nascosto».
E chi sarebbero, oggi, gli eventuali eredi del Demiurgo? Ovvio: i campioni dell’oligarchia “transumanista”, quella che intende trasformare completamente l’uomo. Si considerano essi stessi “le scintille”, alla stregua degli elitari Pneumatici teorizzati dalla Gnosi Valentiniana? Naturalmente, volendo «comportarsi da “nuovi arconti”», gli attuali dominatori «hanno bisogno di tutta la massa finanziaria possibile». Ecco, appunto: nuovi arconti. Forse, resta dirimente l’adozione della terminologia: arconti, più che veri e propri gnostici. Emuli cioè delle potenze demiurgiche, che incarnano appieno la funzione negativa denunciata proprio dai primi seguaci dello gnosticismo.
COSTANTINO E TEODOSIO: FEDE E POTERE
Eppure, Armando Savini insiste nel vedere l’intera tradizione gnostica come un’entità negativa e addirittura parassitaria, capace di insinuarsi nelle diverse religioni, dall’ebraismo al cristianesimo. In realtà, tra quelle giunte fino a noi, la prima tradizione dualistica (poi riaffiorata con lo gnosticismo storico, anche cristiano) è quella persiana: il mazdeismo di Zoroastro. È la prima formulazione che immagina il mondo come “parto delle tenebre”, a dispetto della Luce. All’epoca, lo gnosticismo non esisteva ancora. Non era nato neppure l’ebraismo, tantomeno il cristianesimo.
Una volta emersa a Roma, la nuova religione della Croce impiegò almeno trecento anni per affermarsi, grazie al volere imperiale, anche se in prima battuta Costantino sarebbe stato tentato dall’adozione del mitraismo, come collante religioso per tenere insieme un impero sempre più disgregato e cosmopolita. La religione di San Paolo fu infine imposta (con la forza) solo nel 380, con l’editto di Tessalonica emanato da Teodosio, che inaugurò le drammatiche persecuzioni dei non-cristiani. Appena mezzo secolo prima, a Nicea, il potere imperiale di Costantino aveva suggellato la messa al bando dei tanti cristianesimi alternativi allora circolanti, compresi quelli gnostici.
LO SCANDALO DEI VANGELI GNOSTICI
Per moltissimi secoli, gli echi delle dottrine gnostiche erano affiorati solo nei testi dei detrattori cattolici, da Ireneo di Lione a Clemente Alessandrino: per i posteri, il contatto culturale con l’approccio gnostico era quindi basato quasi unicamente su citazioni tendenziose, parziali e incomplete. La svolta arrivò soltanto nel 1945, con la clamorosa scoperta dei Vangeli gnostici rimasti sepolti per quasi duemila anni nelle sabbie egizie di Nag Hammadi. Emersero una cinquantina di scritti, destinati a destabilizzare l’ortodossia vaticana.
Titoli suggestivi: il Libro segreto di Giacomo, il Vangelo della Verità, l’Apocrifo di Giovanni, la Sapienza di Gesù, il Vangelo degli Egiziani. Tra quelli più organici, il Vangelo di Filippo e quello di Tommaso. Pochi anni prima, sempre in Egitto, era stato rinvenuto il Vangelo di Maria (Maddalena). Da quei frammenti, osserva uno studioso come Sabato Scala, emerse il profilo di un altro Cristo: intimamente gnostico, dunque incompatibile con i poteri di questo mondo, che sarebbe viziato dalla sua origine “non divina”. Un Gesù, va da sé, inaccettabile per il cristianesimo ufficiale.
DA ZOROASTRO AI MANDEI, LE VIE DELLA LUCE
A stretto giro, due anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, nelle grotte di Qumran vennero scovati i Rotoli del Mar Morto: almeno 40 testi inediti dell’Antico Testamento, bollati come “apocrifi”. Dimostravano anch’essi la presenza del pensiero gnostico in molte espressioni dell’originaria cultura giudaico-cristiana. Lo gnosticismo storico, affermatosi nei primissimi secoli soprattutto a Roma e ad Alessandria d’Egitto, era in realtà una variegata galassia composta da almeno una ventina di correnti.
All’epoca, la concezione dualistica della cosmogonia (la materia “originata dal male”) era condivisa dal manicheismo, che nel III-IV secolo divenne una religione tra le più importanti al mondo. Considerata un’eresia dello zoroastrismo, la predicazione persiana di Mani si era estesa con successo dalla Cina all’Impero Romano. Una pura sopravvivenza gnostica, a livello religioso, è quella dei mandei, tuttora forte di 60-70.000 seguaci tra Mesopotamia e Iran. La loro lingua liturgica è una varietà dell’aramaico: anche per questo c’è chi ipotizza che i mandei siano gli eredi dei nazirei, ritenuti i più stretti discepoli di Gesù.
GLI ELCASAITI IN EGITTO: LA FRATELLANZA BIANCA
I nazirei sarebbero stati costretti ad abbandonare la Palestina per via delle persecuzioni romane del I secolo. Mandei e nazirei sarebbero dunque legati a un “cristianesimo delle origini”, giudaicamente eretico. Un proto-cristianesimo verosimilmente gnostico, incompatibile con la dottrina vaticana. Nazirei in fuga da una Palestina dominata dai romani e dal Sinedrio? Un meticoloso ricercatore come Diego Marin identifica gli Elcasaiti (le famiglie “Desposine”) con il clan familiare di Gesù, emigrato in Egitto. Questo coinciderebbe con il radicamento egizio degli Esseni Taumaturghi, citato da Sabato Scala.
Gli Elcasaiti di cui parla Marin sarebbero approdati nell’area di Alessandria, dove avrebbero stretto un sodalizio iniziatico con la cosiddetta Fratellanza Bianca, anticamente istituita dal faraone Ramses III per mettere al sicuro le ancestrali conoscenze “magiche” della civiltà egizia, nozioni in realtà mediche e fisiche. “Al Kem”, appunto: alchimia. L’attuale termine “magia”, oggi connotato negativamente, deriva dalla radice sanscrita “mg”, ovvero “conoscere”. Peraltro, in greco, “gnosi” ha il medesimo significato. E proprio il monopolio della conoscenza è un grande tema della nostra storia, forse il principale.
DA CRISTO AL SANGUE DEI MEROVINGI
Le ricognizioni storiche e meta-storiche offerte da Diego Marin a partire dall’eventuale comparsa in Egitto del presunto gruppo di Gesù, quello dei nazirei-Elcasaiti, possono risultare spiazzanti. Una volta unitisi alla Fratellanza Bianca del faraone, i profughi ebraici non-farisaici sarebbero sbarcati a Napoli nell’anno 56 per poi proseguire verso Lucca. Il loro leader, Cleofa di Arimatea, poi ribattezzatosi Giuseppe in onore del famoso falegname, si sarebbe poi spinto fino in Irlanda a recuperare la Pietra del Destino, accessorio cerimoniale irrinunciabile, un tempo, per l’incoronazione dei sovrani davidici.
Se si accetta l’ipotesi ben documentata da Marin, vale a dire il perdurare di un’eterna disfida, tutta ebraica, tra la componente giudaica (il “vero Cristo”) e quella farisaica (il Sinedrio, alleato di Roma e ispiratore del cristianesimo che conosciamo) si possono interpretare in modo sorprendente interi capitoli fondamentali della storia euro-mediterranea. Da una parte visigoti e poi Merovingi, fino alla Crociata Albigese, e dall’altra il potere dominante (vaticano e carolingio, poi parigino), con esperienze clamorose come l’ambivalente vicenda dei Templari, sicuramente gnostici e anti-cattolici.
I TEMPLARI, UN ENIGMA A DUE FACCE
Oggi si tende a santificarli, avverte lo storico Nicola Bizzi, come se quei monaci di rango iniziatico non fossero stati anche un temibile ordine militare. Divennero poi ricchissimi, trasformandosi in efficace strumento del potere-ombra che inventò la finanza moderna. Una volta persa la Palestina “sacralizzarono” la Francia come “nuova Gerusalemme”, sotto il segno della costellazione della Vergine (la dislocazione delle cattedrali che “specchiano” il cielo) per creare una nuova patria a disposizione dei futuri sovrani davidici.
La svolta affaristica dei Cavalieri del Tempio sarebbe stata condannata dai Rosacroce, una delle più elusive fratellanze esoteriche: i Templari avrebbero tradito l’iniziale mandato giudaico, passando tra le fila della corrente farisaica? La disputa, nel caso, non riguarderebbe solo la fedeltà all’iniziale ispirazione gnostica: il cuore della contesa sembra essere il potere. Si sa che i Templari riparati in Scozia per sfuggire ai soldati di Filippo il Bello, tra l’altro, avrebbero contribuito a fondare l’influente massoneria scozzese.
LA STORIA EUROPEA, UN AFFARE DI FAMIGLIA
I loro beniamini, gli Stuart, alla fine persero il trono inglese. La vittoria degli Orange, preludio della successiva affermazione degli Hannover (fino agli attuali Windsor), ripropone dunque l’eterna lotta tra giudaismo “cristico” e farisaismo armato descritta da Marin? In altre parole: l’intera vicenda storica europea potrebbe essere ricondotta a una contesa bimillenaria tra poche famiglie, sempre le stesse, all’ombra del potere religioso che nel frattempo si era insediato a Roma a partire dal IV secolo?
Se la disputa si fa spietata, spesso le ispirazioni originarie (simboliche, mistiche) finiscono per annacquarsi: il fine giustifica i mezzi. E magari si può arrivare a fingere di richiamarsi a qualcosa di sacro, per nobilitare ideologicamente il proprio spregiudicato pragmatismo. A proposito: c’è forse qualche vistosa parentela tra il grande protagonista dei Vangeli e l’operato secolare della Chiesa di Pietro? Idem: che cosa potrebbe mai legare allo gnosticismo delle origini certi poteri di oggi, che magari appaiono gnosticheggianti, ma in realtà restano eminentemente arcontici?
BRUCIARE VIVI GLI ERETICI, IN NOME DI DIO
Peraltro, il “fiume carsico” di cui parla Armando Savini è davvero riaffiorato più volte nella storia, anche in purezza. Attraverso i bogomili balcanici, ad esempio, lo gnosticismo (o almeno, una sua particolare espressione) divenne religione di Stato nella Bosnia medievale. Fu azzerato a metà del ‘400 dalla conquista dell’area da parte degli ottomani, che imposero l’immediata adozione del monoteismo islamico (altra “religione del Libro”, destinata a dominare una parte del mondo). Dal potere si tennero lontanissimi i cugini occidentali dei bogomili, i catari, letteralmente sterminati dall’apparato repressivo cattolico.
La loro disgrazia, probabilmente, fu il consenso tributato all’eresia dal feudalesimo occitanico, di ascendenza merovingia: consenso in parte strumentale, in funzione anti-papale, e in parte genuino (lo dimostrerebbe la sincera adesione al catarismo da parte di tanti nobili del Midi). Terminata la crociata dopo vent’anni di assedi e stragi efferate, il fenomeno fu estinto in capo a ulteriori settant’anni di persecuzioni affidate all’Inquisizione. L’ultimo grande assedio, quello di Montségur, si concluse con il rogo di 222 eretici.
IL GRANDE RESET NEL SEGNO DELLA CROCE
L’offensiva contro la fortezza di Montségur era stata innescata dall’agguato di Avignonet, in cui un gruppo di cavalieri occitanici, indignati per la ferocia degli inquisitori, aveva barbaramente assassinato l’intera corte inquisitoriale che terrorizzava la regione. Per la cronaca: la specialità dell’inquisitore-capo, il domenicano Guglielmo Arnaud, consisteva nel riesumare i cadaveri degli eretici per poi bruciarli sul rogo, obbligando la popolazione ad assistere allo spettacolo.
Se il potere dominante (“arcontico” o meno) punta sempre a fabbricare l’Uomo Nuovo, dobbiamo sapere – ricorda Bizzi – che il primo Grande Reset della nostra storia fu la cristianizzazione forzata, imposta da Teodosio 1.600 anni fa. Con il progressivo affermarsi dell’establishment cattolico, sottolinea un ricercatore come Riccardo Magnani, il sapere degli antichi fu oscurato da un clamoroso black out: riaffiorò soltanto nel Rinascimento delle signorie, tramite artisti che però (da Botticelli a Leonardo) erano costretti a parlare in codice, velando i loro messaggi.
VIETATO SAPERE: I LIBRI PROIBITI
Lo stesso Dante, ricorda la professoressa Maria Castronovo, si era visto obbligato a ricorrere al “velame de li versi strani”. La sua salma non fu arsa sul rogo solo grazie alla strenua opposizione dei francescani di Ravenna. Il potere dogmatico non aveva pietà per nessuno: avrebbe chiuso in carcere persino Galileo, dopo aver assassinato Giordano Bruno bruciandolo vivo. Archeologie dell’orrore? Fino a un certo punto: l’Indice dei Libri Proibiti, attraverso cui il Vaticano vietava ai fedeli di accedere alla cultura, fu soppresso (malvolentieri) solo nel 1966.
Tra i reprobi erano stati confinati Alfieri e Machiavelli, Benedetto Croce, Foscolo e D’Annunzio, persino l’immenso Leopardi. Tutti relegati tra i cattivi insieme a Cartesio, Diderot, i filosofi Hobbes e Locke, Spinoza e Kant. In altre parole: i fondamenti della moderna cultura europea. Trasformati in spazzatura pensatori come Voltaire e Rousseau, Montaigne e Montesquieu, lo stesso Blaise Pascal. E con loro i romanzieri Balzac, Flaubert, Stendhal, Zola, Defoe, Victor Hugo. Di certo, quei censori non erano gnostici. Avevano semmai il piglio “arcontico” dei fabbricanti di Grandi Reset, quelli che – non da oggi – tendono a progettare l’Uomo Nuovo a proprio uso e consumo.





