Home Opinioni LA TRANSIZIONE ENERGETICA INCENTIVA LA CRISI DEL SINDACATO

LA TRANSIZIONE ENERGETICA INCENTIVA LA CRISI DEL SINDACATO

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Al convegno della fondazione Anna Kuliscioff a Milano, dove si è parlato della contrattazione sindacale degli anni 70/80, il noto giuslavorista Pietro Ichino, al termine di una dotta disamina sul sindacato degli anni della contrattazione e della concertazione, ha sottolineato, con rammarico, come oggi il sindacato sia fortemente “sclerotizzato”.

Nella vita reale delle istituzioni si trovano tutti i presupposti di un percorso economico ,culturale e civile che il più delle volte segna, in contemporanea, la qualità della vita futura delle persone in carne e ossa.

Questo elemento fondamentale della politica, ieri come oggi ,riflette pure la qualità delle leadership che guida partiti , associazioni sindacali e delle categorie economiche ,rappresentando, in modo significativo, anche la dialettica degli interessi in corso di uno sviluppo produttivo.

Il seme delle contraddizioni che oggi riguardano sviluppo industriale e produttivo si intreccia profondamente con scelte che riguardano la geopolitica e la correlazione con le scelte imposte, senza un vero consenso, alle politiche energetiche e alle scelte, alquanto autoritarie, fatte dalla tecno – finanza per imporre l’entrata della Cina nel WTO, senza valutarne le conseguenze reali ed immediate nella vita reale delle persone .

È da questa “forzatura “ che si è aperta una profonda crisi nel mondo della politica e in quella del sindacato, dove nel passato le parole non presupponevano effetti oggi di riscontro in tempi brevissimi. Oggi ogni tipo di leader subisce in tempi stretti contraccolpi di credibilità personale e politica molto significativi.

Attualmente questa dinamica vale per tutti: istituzioni ,sindacati o associazioni .

In questi ultimi tempi ho provato a mettere sotto osservazione un’organizzazione sindacale dei metalmeccanici nazionale: un segmento di rappresentanza di un settore come quello che sta oggi nell’occhio del ciclone per effetto del settore dell’auto e in particolare della Stellantis ex mondo Fiat. Le tesi dei congressi sindacali nel 2022 erano al quanto centrate sugli stessi obbiettivi da perseguire con molta superficialità.

Se si vuol essere più precisi, chi li sottolineava sorprendentemente con maggior convinzione e superficialità era la UILM, ma in verità nella scia c’erano tutti.

L’imbarazzo, di questi tempi palese, di Maurizio Landini ,lo sottolinea in modo crudo con i suoi continui interventi sul giornale Repubblica .

Questi i punti che mi sono sottolineato nel documento finale votato al congresso della UILM nazionale dove è stato eletto a segretario generale Rocco Palombella.

I punti più politici sindacali significativi :

“salvaguardare l’occupazione e soprattutto la buona occupazione contrastando la precarietà,

apportare le modifiche necessarie al sistema pensionistico per tenere conto che “i lavori non sono tutti uguali”,

affermare la parità di genere nel mondo del lavoro e nella società,

affrontare le sfide dell’industria del futuro, con” la transizione ecologica e digitale che cambieranno il nostro mondo, sia nel modo di produrre e di vendere, sia nei prodotti stessi che saranno messi in commercio,”

quindi una politica industriale costruttiva che consenta la valorizzazione di tutta la filiera manifatturiera italiana,

“avviare una riflessione sulla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario come strumento di contrasto alla disoccupazione e di sostegno alla transizione ecologica e digitale.”

Questi i punti cardine.

Ora le cronache di tutti i giorni ci elencano l’infinità di danni che simili strategie di sostegno alle scelte cervellotiche della tecno- finanza stanno producendo a cascata in tutto il tessuto economico produttivo e come gli attori politici e sindacali oggi si trovino in quello che Pietro Ichino chiama sclerotizzazione in corso anche nel sindacato che declamando illusioni ha prodotto una crisi drammatica in primo luogo di credibilità .

Le scelte una leadership saggia le fa pensando in primo luogo agli effetti che un’azione produce . Nel passato era specialmente questo il motivo – va ben ricordato- che ci si contrapponeva a chi voleva occupare la Fiat.

Un gruppo di delegati UILM di Brescia – una trentina – la settimana scorsa fuori dalla sede del sindacato mi ha invitato ad una libera discussione sui temi sindacali attuali e sul ruolo del gruppi dirigenti attuali .

Rispondendo ad uno dei delegati siderurgici con maggior storia alle spalle mi sono sentito di esprimermi sinceramente così: caro Bruno, il congresso della Uilm Nazionale si è concluso su indicazione del gruppo dirigente su una linea politica che esaltava la transizione ecologica centrata su una strategia energetica – sole e vento- pagata interamente sugli aumenti delle bollette energetiche di tutti gli utenti – che in pratica significa blocco dei salari e delle pensioni – come condizione per un presunto futuro sviluppo .

Una follia ideologica imposta dalla tecno -finanza per un gioco di monopoli come dimostra l’inserimento nel Wto da parte della Cina.

Oggi per quella scelta il gruppo dirigente sindacale dei meccanici per coerenza politica dovrebbe dimettersi per la vergogna di non aver affrontato a suo tempo cosa significava tale scelta. Questo certifica l’incapacità di capire il grande danno fatto e che si perpetua a tutt’oggi.

Oggi la struttura burocratica del sindacato non vuol riflettere e correggere una tendenza assurda, ma se pensa solo a difendersi perde la faccia cercando di delegittimare i delegati sui territori attraverso mandatari che si impossessano delle risorse economiche per bloccarne azione e ruolo politico come è sempre stata la tradizione sul territorio a Brescia .

Una vergogna mai vista nella storia del sindacato a Brescia.

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Il disastro fatto dalla loro linea politica strampalata, della quale si vergognerebbe anche Marchionne -visto quanto dichiarava prima di morire – dovrebbe produrre uno scatto di dignità e con le dimissioni tutti dalle segreterie nazionali, visti i disastri delle loro posizioni politiche sindacali .

Lo dovrebbero fare anche i segretari di FIM e FIOM .

L’azione in democrazia parte sempre dal basso per elaborare una leadership autorevole.

Puntare sui i giochi del logorio del tempo, servono solo a ridurre a obbedienza e sottomissione .

Questo è il punto centrale che non trova né cultura di supporto né giustificazione .

Serve vivere da uomini liberi !!!!

Autore

  • Pietro Imberti

    Pietro Imberti, sindacalista della UILM (metalmeccanici) di Brescia, Membro della Ceca (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) dal 1980 al 1992. Presidente del CREL (Centro Ricerche Economia del Lavoro) della Lombardia. Giornalista, ha contribuito attivamente al dibattito sociopolitico ed economico, firmando interventi e saggi.

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