
“Apprendere per esperienza diretta quella che Herbert Spencer chiamava la tragedia dell’assassinio di una Bellissima Teoria da parte di una Gang di Fatti Brutali;” (da “L’opinione pubblica” di Walter Lippmann).
E’ quanto sta accadendo all’Unione Europea, la cui Commissione è guidata da Ursula von der Leyen, è senza commissari (nel frattempo non hanno fatto le valige quelli vecchi), ma emette nuove sanzioni contro la Russia.
Si tratta del 17° pacchetto inutile e autolesionista ma, si sa, i trentamila burosauri che compongono il kombinat burocratico di Bruxelles non possono smentire due anni e più di provvedimenti sbagliati, inutili, dannosi, peraltro suggeriti da personaggi ritenuti super competenti come Mario Draghi.
La “Gang di Fatti Brutali” è quella dei più importanti gruppi finanziari americani, i quali hanno assassinato la “Bellissima Teoria” Green Deal sotto gli occhi increduli della baronessa Ursula, non solo distogliendo i loro interessi dall’affare verde, ma andando a fare affari direttamente con Mosca e nel settore del petrolio.
A dare notizia dell’assassinio della “Bellissima Teoria” Green e della contemporanea distruzione di ogni credibilità della “Maggioranza Ursula +”, dove il + è l’aggiunta dei Verdi, è il quotidiano inglese Financial Times, il quale ricorda anche come Slb, la società, con sede a Houston (Texas) e precedentemente nota come Schlumberger, abbia firmato nuovi contratti e assunto centinaia di dipendenti in Russia.
Nell’ultima trimestrale Slb ha registrato profitti per 1,2 miliardi di dollari, in crescita del 19%. I ricavi sono saliti del 13% a 9,1 miliardi di dollari, nonostante la flessione sul mercato statunitense.
L’82% dei proventi del gruppo proviene comunque dall’estero.
A controllare la società sono i colossi della finanza americana. Il primo azionista è il gruppo Vanguard con il 9,6%, seguito da Blackrock (8%), Capital World (7,3%) e State Street (4,7%).
Scrive il Financial Times: “La SLB con sede a Houston, la più grande compagnia di servizi per giacimenti petroliferi al mondo, sta espandendo le sue operazioni in Russia, nonostante l’uscita dei suoi due principali rivali, Baker Hughes e Halliburton, dopo l’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca nel 2022. Il FT ha identificato più di 1.000 annunci di lavoro pubblicati dall’azienda, precedentemente nota come Schlumberger, da dicembre, che cercano ruoli che vanno dagli autisti ai chimici e ai geologi. Le ricerche nei database russi di marchi e aziende mostrano che le sussidiarie russe di SLB hanno registrato due nuovi marchi a luglio. Sebbene SLB abbia dichiarato apertamente di non avere intenzione di lasciare la Russia, a luglio 2023 ha affermato che avrebbe “sospeso le spedizioni di prodotti e tecnologie in Russia da tutte le strutture SLB nel mondo in risposta alla continua espansione delle sanzioni internazionali”. Ma i documenti mostrano che la società ha continuato a importare milioni di dollari di materiali da altre fonti. I gruppi per i diritti umani e il governo ucraino sostengono che il lavoro dell’SLB nel Paese contribuisce a generare miliardi di dollari di entrate petrolifere per sostenere lo sforzo bellico del Cremlino. SLB ha rifiutato di commentare. Una persona vicina all’azienda ha affermato che le importazioni non provenivano “da una struttura SLB” e sono pertanto “in linea con le dichiarazioni pubbliche di SLB e con le linee guida sulle sanzioni internazionali”.
Schlumberger Limited è la più grande società per servizi petroliferi al mondo; impiega oltre 115.000 persone di oltre 140 nazionalità che lavorano in oltre 85 paesi.
Gli uffici principali sono a Houston, a Parigi e all’Aia.
I risultati di bilancio sono visibili al seguente link:
Slb approfitta anche dell’uscita dal mercato russo dei principali rivali, ovvero Baker Hughes e Halliburton, a loro volta statunitensi, che hanno venduto le loro attività russe a imprenditori locali nel 2022.
La notizia è sottaciuta dalla grande stampa, in quanto rappresenta una svolta politica di grande impatto, con evidenti ricadute sulla guerra in Ucraina e sulle follie europee che continuano, nonostante i “Fatti Brutali” dicano che la finanza internazionale si sta riposizionando.
Lo stesso ragionamento va fatto, in altri termini, ma con gli stessi effetti sulle follie europee, per quanto riguarda il Fatto Brutale che la Turchia ha chiesto, nei mesi scorsi, di potere entrare a fare parte dei Brics+, organizzazione internazionale di cui fanno parte Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica (paesi fondatori, dalle cui iniziali l’acronimo) e ancora Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Iran.
Lo ha riferito a giugno il Middle East Eye, sito di informazione vicino alla monarchia del Qatar, citando anonimamente funzionari turchi: “Non vediamo i Brics come un’alternativa alla Nato o all’Unione europea”, ha detto uno di loro, aggiungendo che “però lo stallo del processo di adesione all’Ue ci incoraggia a esplorare altre piattaforme economiche” e sottolineando che Ankara vorrebbe “essere parte di tutte le piattaforme multilaterali, persino se ci fosse solo una piccola opportunità di trarne dei benefici”.
Ankara fa parte della Nato dal 1952 e attualmente ha il secondo esercito più numeroso tra tutti gli stati membri. Nessun paese Nato fa parte dei Brics, uniti in primo luogo dall’intenzione di contrastare su chiave globale il potere finanziario statunitense. La Turchia è inoltre candidata all’adesione all’Ue dal 1999, ma nel 2019 i negoziati furono sospesi a seguito di rilievi riguardanti il rispetto delle libertà civili e dei diritti umani.
A giugno il ministro degli esteri turco, Hakan Fidan, aveva confermato la partecipazione al vertice Brics+ che si è tenuto a Nizhny Novgorod, in Russia.
“Noi tutti, ovviamente, accogliamo con favore il crescente interesse per i Brics da parte dei nostri vicini, compresi partner importanti come la Turchia”, aveva affermato per l’occasione il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov.





