
di Guido Broich
Le Liste di Attesa
Arriviamo così al grande problema delle liste di attesa. Se ne parla da anni e non si vede soluzione. Le Regioni scelgono alcune aree da monitorare, le riportano sotto una determinata soglia, a volte realmente a volte solo nominalmente, ma molte prestazioni comuni sono di fatto inaccessibili, con prenotazioni anche oltre i 12 mesi.
Alcuni esempi verificati direttamente.
Esempio uno: una persona si sottopone a screening del sangue occulto nelle feci. La procedura prevede una colonscopia entro 60 giorni. La ATS di riferimento prenota una visita a più di 4 mesi. Al tentativo di prenotare una visita direttamente viene indicato come prima data l’anno successivo, a oltre 9 mesi. Già è discutibile che per un sospetto di carcinoma colonico, malattia oggi ben curabile se presa in tempo ma mortale se troppo avanzata, si preveda di rimandare la esecuzione dell’esame necessario a 60 giorni, ma il fatto che la stessa ATS che programma gli screening proponga la esecuzione oltri i propri termini da lei stessa stabiliti non ammette scusa legittima.
Esempio due: visita specialistica con prescrizione di cura ed esame diagnostico radiologico e successivo controllo da eseguire dopo 30 giorni. L’ambulatorio specialistico, sito nella stessa struttura ospedaliera della divisione radiologica, rimanda il paziente al CUP per la prenotazione. Da qui emerge il primo posto libero dopo 6 mesi. Alla domanda su cosa fare, l’unica risposta dell’addetto, gentilissimo e affranto egli stesso, è: “si faccia mettere il codice di urgenza dal suo medico, così possiamo vedere se riusciamo a fargliela prima, o passi dal Pronto Soccorso, forse gliela fanno.”.
Esempio tre: visita ortopedica che chiede una RMN e poi un controllo. Al CUP l’esame risulta possibile, ma in un piccolo ospedale in collina a quasi due ore di macchina. La persona ha una lesione alla spalla e non può fare il viaggio con un mezzo proprio. Come deve raggiungere Varzi non viene specificato.
Esempio quattro: richiesta di visita oculistica. Indicazione per intervento di cataratta. Prenotazione tra un anno e sei mesi. La stessa oculista, già durante la prima visita, suggerisce di eseguire l’intervento nel privato a pagamento, specificano costi e prezzi, rinviando alla struttura privata di sua fiducia.
Racconto all’amico Medico di Medicina Generale se conferma il problema delle liste di attesa e quali sono le specialità più in crisi. “E’ vero e gli esami come la Risonanza Magnetica, visite oculistiche e fisiatriche sono in cima al problema.“. “E’ vero che se la visita di controllo non la scrive direttamente lo specialista, voi medici avete grandi difficoltà a farli prenotare?”. “Questo è vero, se l’ortopedico che ha visto il paziente non scrive direttamente la visita e da le specifiche, rischia di non avere la possibilità di farla. Del resto io non me la sento di non chiedere la Risonanza per un paziente in cui sospetto una ernia espulsa, ma devo passare dallo specialista con ritardo di mesi. Quando passo dallo specialista le attese sono improponibili, tanto è vero che c’è un notevole fiorire di centri privati che te la fanno a prezzi contenuti in una settimana.” Conferma poi che spesso le prenotazioni vengono effettuate imponendo spostamenti senza rispetto alle persone ed alla loro mobilità reale, per restare formalmente nei tempi limite regionali. “I tempi di attesa dovrebbero essere reali, non mandando una vecchietta da Vigevano a Stradella o Varzi per aggiustare i numeri e rientrare nei tempi tecnici sulla carta.“. (paesi della Lomellina e delle colline dell’Oltrepò pavese, distanti tra uno e due ore di macchina tra loro). Gli chiedo se il Sistema mette a disposizioni mezzi di trasporto. La risposta è secca: “No. Devi rivolgerti al volontariato come l’AUSER e comunque arrangiarti da solo, alla peggio devi pagarti l’ambulanza.” E aggiunge “Quello che ci salva ancora è il ricovero, ovvero l’accesso al PS che magari non ti fanno l’esame ma fanno un breve ricovero e fanno un pacchetto di esami. Era la regola tempo fa, ma da un pò di respiro nei momenti drammatici ancora anche oggi.”
Se si chiede alla ATS, ASST o Regione la risposta è che manca il personale. Alla richiesta di assumerlo, la risposta è che non ci sono i professionisti. Se a questo punto andiamo a verificare i fatti, vediamo subito che da decenni la Regione impone una riduzione delle assunzioni al turnover normale per pensionamento che varia da 0 a 10% in base alle qualifiche, con una conseguente riduzione dei numeri globali. Sulla disponibilità è vero che i concorsi per infermieri sono scesi dai 3000 candidati di 5 anni fa ai 8-900 di oggi, ma non vanno deserti. Anche i concorsi per assunzione di ruolo a tempo indeterminato per i medici non vanno deserti. La difficoltà si limita ai concorsi per gettonisti, atipici e tempi determinati, ovvero nell’area del precariato. E’ indiscutibile che una sbagliata programmazione universitaria ha ridotto i professionisti sanitari a livelli insufficienti e che gli stipendi, inferiori del 50% a quelli francesi o tedeschi, stanno facendo scappare i migliori. Così i giovani, la cui formazione secondo le nostre regole universitarie di alto livello è stata pagata dallo Stato, vanno a lavorare all’estero, dove la formazione di medico o infermiere costa decine se non centinaia di migliaia di Euro. Noi in cambio andiamo a cercare attivamente professionisti in paesi extraeuropei, come recentemente la Regione Lombardia, la cui formazione arà anche eccellente, non vorrei dubitare, ma non è avvenuta secondo le regole ministeriali italiane ed europee. Comunque la presenza di candidati ai concorsi di ruolo a tempo indeterminato smentisce che il problema sia da ricondurre a questa carenza.





