di Foccillo Antonio
Nelle prossime elezioni europee verranno molti nodi al pettine. Nessuno può immaginare che non ci sia un forte voto di destra che allontani l’istituzione europea dal progetto dei padri fondatori.
Purtroppo questo è dovuta alla incapacità dei governi e dei burocrati che hanno fatto diventare quel progetto contro gli interessi dei cittadini europei.
L’Europa dei popoli, infatti, è divenuta l’Europa delle banche e della finanza e ciò che resta di un progetto di pace e di unità sono solo parole criptiche di ingegneria finanziaria. La pace è stata vanificata dalla recente guerra in Ucraina e l’unità si è disgregata anche per l’incapacità dell’Europa nei diversi momenti che richiedevano un progetto autorevole di intervento. C’è da aggiungere che le politiche di austerity hanno comportato sacrifici per i cittadini.
Certamente non è questa l’idea fondante dell’Unione Europea.
Questa è un’Europa incapace nei fatti di mettere al primo posto gli uomini, i suoi cittadini al posto del suo sistema monetario.
Perciò, dopo tanti anni di politiche economiche di stampo neoliberista, i problemi della società europea restano apertissimi con moltissime emergenze di portata storica.
Questo tipo di Europa, la globalizzazione la finanziarizzazione dell’economia hanno disgregato valori essenziali delle democrazie europee. I principi di giustizia, di uguaglianza e solidarietà, di coesione, dei diritti, delle tutele sono spesso stati considerati ormai superati.
Altri scossoni ai principi di solidarietà sono stati dati dalle politiche neo liberiste che hanno preteso che lo Stato ritirasse il suo perimetro di intervento nell’economia.
Questa arroganza della finanza, questa capacità di distruggere anche il sistema produttivo, questa incapacità di pensare alla centralità della persona, tirando fuori la debolezza e valorizzando il meglio, ha dimostrato chiaramente che essa non si fa carico delle persone.
Ancora leggi elettorali che hanno distorto il concetto della sovranità del popolo, politiche economiche imposte da logiche finanziarie, inconsistenze e incapacità del ceto politico hanno aumentate le distanze fra i cittadini perché vi è stata, purtroppo, la crescita della povertà, dilatatasi anche a quei ceti prima considerati non a rischio.
Tutto questo ha prodotto la graduale eliminazione delle funzioni dello Stato (sanità, istruzione, pensioni), la perdita del senso del collettivo (dallo Stato alla coppia), la riduzione delle capacità’ di critica con la perdita di valore dello studio.
In questo scollamento dalla comunità, troviamo le radici del disamore, del disinteresse, della disaffezione, della sfiducia.
In questi anni, un modello sociale così moderno ed all’avanguardia è stato messo in discussione e demolito sotto i colpi di una crisi, nata e sviluppatisi in un modello sociale arcaico e irregolare come quello neoliberista.
È certo che si deve capovolgere l’impostazione dominante, impostazione ideologica e intollerante di chi vuole imporre forme di ricchezza per pochissimi e povertà sempre più cittadini.
Non bisogna accettare che si continui a distruggere ogni valore sociale e democratico, a cominciare da quello della solidarietà, della coesione ed integrazione sociale che danno fondamento ad uno Stato.
La solidarietà fa riferimento alla politica sociale quale strumento di aiuto e redistribuzione sociale, in cui è compresa l’idea di bene collettivo nell’intervento dello Stato, attraverso gli strumenti che garantiscano la persona in tutta la gamma dei suoi bisogni.
Questo modello neo liberista e della finanza non gioca sul piano della democrazia ma su quella dell’economia finanziaria ed in particolare di una economia distorta perché senza regole.
Pertanto non può più essere abbandonata l’idea di considerare un’utopia la visione di una società, in cui vi sia giustizia sociale, equità, libertà, partecipazione democratica, coesione e solidarietà, etica e morale.
Nessuno ormai è in grado di valutare se ci sono le condizioni per poter rilanciare questo valori, nonostante essi siano i soli che possano ridare un futuro positivo alle persone.
Un ulteriore danno è stato fatto nella nostra Italia, con la perdita della memoria storica è l’affermazione del pensiero unico che ha causato la mancanza di qualsiasi possibilità di critica e di confronto.
Purtroppo, tutti sono diventati conformisti, tutti schierati con il vincitore, magari un attimo prima che succeda, per garantirsi solo vantaggi personali.
È fondamentale, proprio per sviluppare il contenuto di democrazia della società, che la critica, il confronto e quindi la conoscenza vengano affrancati da quegli accenti così massimalistici e manichei che ci ricordano lontane epoche di inquisizione, dove chi esercitava il dominio della conoscenza, ben poco giudicava giudicandosi, ma piuttosto perpetrava un’intolleranza che aveva le vesti della soppressione del vero.
Per dominare gli eccessi del mercato e della politica liberista bisogna anche agire educando le persone a cambiare le proprie abitudini, salvaguardando innanzitutto la propria libertà ed esercitando le più ampie capacità critiche, fondamentali in un sistema perverso, pubblicitario e informativo che spesso altera la stessa formazione dell’opinione pubblica e il sistema di controllo popolare, incidendo negativamente sulla cultura di massa.
Se lo si fa, può essere un’opportunità importante per questo possibilità di cambio di scenario.




