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LA LEZIONE BELLICA DELL’UCRAINA

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La guerra in Ucraina, oltre ad essere un elemento di destabilizzazione del Vecchio continente e ad aver messo in crisi gli assetti europei, è stata ed è un laboratorio bellico che sta insegnando molte cose a chi riteneva che le guerre riguardassero teatri lontani, dove si potevano combattere guerre asimmetriche.

Come fa notare l’IISS (International Institute for Strategic Studies), nel suo ultimo “The military balance 2024” a proposito del conflitto ucraino, “l’assalto della Russia all’Ucraina ha dimostrato che la guerra moderna conserva ancora echi del passato. Con la sua offensiva in stallo, la Russia è tornata alla guerra di trincea, evidenziando il valore di capacità come mine e fortificazioni nelle cinture difensive per rallentare una controffensiva ucraina sostenuta dalle armi fornite dall’Occidente. Alcune forze armate occidentali hanno nuovamente compreso la necessità di concentrarsi sull’eliminazione di ostacoli complessi, comprese le trincee, come parte del loro programma di addestramento. Parallelamente, Mosca e Kiev hanno adattato le loro operazioni. L’Ucraina ha iniziato a lanciare occasionali attacchi UAV [droni, ndr] a lungo raggio su Mosca utilizzando progetti nazionali per portare la guerra in Russia. Mosca ha dimostrato la propria resilienza. Ha adattato le operazioni aeree da combattimento per tenere gli aerei fuori dalla portata dei sistemi terra-aria ucraini e ha accoppiato UAV e raid missilistici per sopraffare quelle difese”.

La guerra in Ucraina, pertanto, si sta dimostrando un mix tra logiche da prima guerra mondiale e utilizzo di armi moderne, telecomandate, con un contributo di mezzi sofisticati, come i satelliti e l’intelligenza artificiale.

Le guerre combattute in Iraq o Afghanistan avevano convinto che la fase di combattimento vera e propria in un conflitto dovesse concludersi rapidamente, ma ora l’Ucraina “ci ricorda – scrive l’IISS – che le guerre, più tipicamente, sono affari che si protraggono a lungo”.

“Le lezioni che emergono dai combattimenti – aggiunge l’IISS – stanno iniziando a influenzare il pensiero di molte forze armate. Includono un maggiore apprezzamento per il valore dell’artiglieria, delle munizioni vaganti e dei sistemi anti-UAV [anti droni, ndr], nonché per il valore e la minaccia dei veicoli marittimi disabitati (UMV). L’interesse per gli UMV, già in aumento prima della guerra, è cresciuto all’interno di molte forze armate, spinto anche dal riconoscimento che tali sistemi possono servire a monitorare le infrastrutture nazionali critiche e vulnerabili che passano lungo il fondale marino che non è ben monitorato ed è talvolta soggetto a per attaccare”.

Una delle lezioni più importanti riguarda gli approvvigionamenti degli armamenti.

“I combattimenti in Ucraina – scrive l’IISS – hanno messo in luce quanto le forze armate e le industrie della difesa abbiano perso la capacità di ricostituire rapidamente le scorte di munizioni. All’indomani della Guerra Fredda, molte forze occidentali hanno ridotto o in gran parte abbandonato le scorte a causa delle pressioni dei politici affinché eliminassero le scorte giudicate eccessive in assenza di una chiara minaccia. Ora i leader militari e alcuni politici riconoscono che si è trattato di un errore e stanno invertendo la rotta”.

Dopo la guerra in Ucraina nulla sarà come prima e questo fatto comporta una svolta anche nelle modalità con le quali gli Stati occidentali si attrezzeranno a costituire una deterrenza che sia all’altezza della situazione attuale.

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  • Redazione

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