
di Marco Pugliese
lo scriveva il Financial Times, uno dei tanti giornali che leggo con attenzione nella mia personale rassegna stampa economia dedicata all’estero.
“A proposito di banche, la Germania potrà pure pensare che la minaccia più grande per la tenuta dell’Europa sia l’Italia, ma in realtà fa molta più paura l’enorme quantità di titoli tossici presente nelle pance degli istituti bancari tedeschi, a cominciare dalla Deutsche Bank, da tempo in crisi profonda…”
La Germania utilizzerà 3,6 miliardi di soldi pubblici per salvare una propria banca contro ogni tipo di regola europea, si tratta d’aiuto di stato (non sono contrario, ma valga per tutti). Ciò accadde nel 2019-20.
Nel frattempo i moralizzatori del debito pubblico, con demagogia racconta che a “pagare saranno i giovani”.
Forse si dimentica che fu il governo Monti (quello che creò gli esodati e distrusse la speranza di molti italiani) che a causa delle politiche d’austerità fece schizzare il debito che poi esplose tra le mani di Renzi.
Comunque state tranquilli, gli unici debiti che avete sulle spalle sono quelli privati, che infatti generano crisi. Quello pubblico è per due terzi in mano italiana (la quota in aumento) e la nostra nazione è tra le meno indebitata privatamente in Europa, il collega Fubini non lo scrive mai. Nessuno lo dice troppo ad alta voce, le qualità degli italiani è meglio nasconderle.
La nonna diceva: lavoro fisso ed immobile di proprietà, questo è l’unico scenario che vi può garantire un futuro stabile in grado di dare ossigeno e benessere alla vostra famiglia. Il sistema nonna vi fa procrear figlioli, con sanità e scuola pubblica gratuite annesse. Il sistema “dei capaci” (o rapaci) vi vuole precari, senza casa e depressi, con sanità a pagamento e dipendenti dall’estero, standard, senz’anima e numeri da batteria capitalistica. (siete polli da batteria, avete presente? Da spennare…)
Le statistiche che leggo e studio ogni giorno, come quella sulla corruzione, sono opera spesso di Ong (ed è molto complesso anche arrivare al finanziatore di tali studi), devo però ammettere di non aver avuto modo di vedere i meccanismi di calcolo. Report, a mio avviso, tutt’altro che attendibili, spiattellati tramite copia ed incolla sui media.
Mi paiono faziosi, come quelli al tempo dei rating (smentiti da JP Morgan in più occasioni), creati per gettare fango sul popolo italiano, che subisce una pressione fiscale pesante ed una gogna mediatica vergognosa, fasulla e spesso priva di reale fondamento.
Sono 10 anni che mi occupo di giornalismo economico e devo dire che ne ho lette d’ogni. Pensate che chi vi scrive esordì come giornalista economico (poco più che trentenne) in un dibattito dal vivo in contraddittorio con Borghi Aquilini (2015) in cui fui chiamato a “difendere l’euro”. Questo per farvi capire che le mie analisi partono dallo studio e non ho preconcetti o ideologie politiche.





