
Lucio Caracciolo, su Limes 6/2023 ha scritto: “La propaganda ha un effetto collaterale: intossica chi la fa”.
Affermazione perfettamente adattabile a quanto sta avvenendo a proposito dell’infiltrazione di soldati ucraini in territorio russo.
Per capire dobbiamo fare i conti con quanto scrive Edward Louis Bernays, fondatore con Ivy Lee della disciplina delle pubbliche relazioni.
Scrive Edward Louis Bernays che ”la propaganda modifica le nostre immagini mentali del mondo”. [1]
La propaganda moderna, infatti, secondo Bernays, “consiste nel creare le situazioni e simultaneamente delle immagini nella mente di milioni di persone”. [2]
La situazione è l’infiltrazione di soldati ucraini nel territorio russo dalle parti di Kurks. Poca cosa, in effetti, facilmente fattibile con un colpo di teatro e difficilmente sostenibile a lungo.
L’immagine che viene offerta alla mente del pubblico europeo è quella dell’invasore russo protervo e ritenuto vincente che viene piegato e diventa perdente.
Un altro maestro della comunicazione, Walter Lippman (che negli anni Sessanta è stato anche una firma de Il Giorno, quotidiano in quel periodo di proprietà dell’Eni) sosteneva che le persone possono essere mobilitate in base a degli stereotipi che, in psicologia, sono opinioni precostituite, generalizzate e semplicistiche, che non si fondano sulla valutazione personale dei singoli casi, ma che si ripetono meccanicamente, su persone o avvenimenti e situazioni.
Lo stereotipo consolidato in Occidente era che Putin fosse malvagio, un macellaio (copyright di Joe Biden), un autocrate pazzo, un delinquente inseguito dalla Corte penale internazionale. Il problema era, ed è, che l’autocrate, nonostante due anni di conflitto, non è stato destituito, non ha perso la guerra e sta avanzando nel sud dell’Ucraina.
L’immagine che si è creata nella mente degli occidentali è che l’Ucraina ha perso la guerra e che dovrà perdere territorio se vuole chiudere il conflitto.
L’autocrate cattivo rimane cattivo, ma è vincente.
La conseguenza è che è inutile continuare a finanziare la guerra e che è ora di chiudere la partita. Ha vinto Putin? L’Occidente se ne farà una ragione e, soprattutto, se ne faranno una ragione coloro che negli anni hanno posto le condizioni perché la Russia decidesse di intervenire.
Il colpo di teatro di Zelensky e di Syrsky cambia l’immagine e il cattivo Putin rimane cattivo, ma non è più vincente.
Un titolo di giornale rende evidente la nuova immagine offerta al pubblico: “Chi è Syrsky, il generale «macellaio» ucraino che ha messo alle corde Putin a Kursk”.
Ecco l’immagine: Putin messo alle corde.
Altro titolo: “Putin non era così arrabbiato da tempo”.
Altro titolo ancora: “Usa: «Se Putin non vuole truppe a Kursk lasci l’Ucraina».
Gli esempi bastano per capire di cosa stiamo parlando.
Il problema, però, è: quanto può durare il colpo di teatro che trasforma Putin da cattivo vincente in cattivo perdente?
Il portavoce del Ministero degli Esteri ucraino, Georgi Tykhiï, riferendosi alle operazioni militari in corso nella regione russa di Kursk ha affermato che l’Ucraina non sta cercando di “annettere” i territori russi.
Su X Volodymyr Zelensky ha scritto che “74 comunità sono sotto il controllo ucraino, dove vengono eseguite ispezioni e misure di stabilizzazione. Lo sviluppo di soluzioni umanitarie per questi territori continua”. “Sono costantemente in contatto con il comandante in capo Oleksandr Syrsky – ha scritto Zelensky – e ricevo resoconti sulla situazione in prima linea e sulle nostre operazioni nella regione di Kursk. Nonostante le battaglie difficili e intense, le nostre forze continuano ad avanzare nella regione di Kursk e il “fondo di scambio” del nostro stato sta crescendo”.
Uno dice che l’Ucraina non intende annettere territori, l’altro dice che si sta creando un “fondo di scambio”, la qual cosa significa che l’occupazione dei territori dovrà pur esserci.
Putin ha detto chiaramente che con gli ucraini in territorio russo non si aprono trattative di alcun genere.
Una giustificazione dell’infiltrazione l’ha data Mikhailo Podolyak, consigliere di Zelensky, affermando che ci sono due modi per costringere la Russia a rispettare le regole: la distruzione delle infrastrutture belliche russe con operazioni di terra, come quella condotta a Kursk o con attacchi in profondità con missili e con la fine del divieto di usarli sul territorio della Federazione Russa.
Più che a Putin il messaggio è rivolto agli alleati: o ci date il via libera all’uso dei missili in Russia o facciamo di testa nostra e occupiamo territori russi via terra.
La risposta degli alleati è stata chiara: il divieto rimane. Andate pure via terra.
Che si fa?
Per mantenere i territori occupati è necessario impiegare truppe e mezzi che già scarseggiano, distogliendoli da altre parti. La Russia ha già fatto sapere che risponderà duramente e non concederà sicuramente facile soggiorno nei suoi territori.
Dove sta, pertanto, il pericolo per il duo Zelensky- Syrsky?
Sta in quanto sostiene Lucio Caracciolo: “La propaganda ha un effetto collaterale: intossica chi la fa”.
Se per una settimana o quindici giorni hai messo nella mente degli occidentali che Putin è un cattivo perdente e poi non tieni il punto, la nuova immagine è quella di un azzardo andato male.
Una volta chi perdeva tutto al tavolo da gioco si sparava sui divanetti di velluto del Casinò.
Per Zelensky che pensa di giocarsi “il fondo di scambio”, può persino presentarsi una situazione tale che non ci sia nemmeno il tavolo da gioco, lasciandolo con il suo fondo di scambio in mano, mentre la guerra prosegue .
L’immagine sarà, allora, quello di uno Zelensky disperato che ha perso anche la faccia.
Vedremo nei prossimi giorni come andrà la partita giocata in punta di propaganda.
[1] Edward Louis Bernays, Propaganda, Fausto Lupetti Editore
[2] Edward Louis Bernays, Propaganda, Fausto Lupetti Editore





