Home Economia e finanza RETRIBUZIONE ORARIA, VOGLIAMO ESSERE OGGETTIVI O NO

RETRIBUZIONE ORARIA, VOGLIAMO ESSERE OGGETTIVI O NO

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di Giuseppe Augieri

“Nessuno ha verificato seriamente e tecnicamente a quanto ammonta il salario garantito dalla contrattazione collettiva nei vari settori presidiati: è inaccettabile. Si proprio inaccettabile che chi discute del salario minimo possa non sapere cosa significhi retribuzione globale, non sapere che i contratti non prevedono un ‘trattamento orario’, non sapere che la retribuzione è un istituto complesso che va studiato prima di fare o immaginare interventi”.
Un economista ed un giuslavorista lo sostengono: la mia esperienza mi porta a confermarlo. Ed a condividere il loro invito a trasformare questo scontro in un incontro tra forse politiche, forze sociali e mondo industriale per un esame che abbia il carattere della multidisciplinarietà: dalla applicabilità dell’articolo 39 della Costituzione, ai modelli organizzativi del lavoro, alla produttività, al salario netto comparato con il reale costo del lavoro.
L’osservazioni è più incisiva di quanto possa apparire. Per esempio può sembrare esagerato affermare che non si sappia bene cosa sia la retribuzione globale e come sia diverso l’effetto di un “minimo salariale orario” tra contratti diversi che, per loro natura, si riferiscono a “retribuzioni globali” che cioè prescindono – ma in misura diversa – dalle ore effettivamente lavorate. Ed invece il nocciolo sta proprio lì.
Non è la stessa cosa, nel passare dalla retribuzione oraria al costo effettivo del lavoro, se l’attività lavorativa prevede 13 o 14 mensilità: ma ancor più se l’organizzazione del lavoro e la tipologia delle attività consente di “recuperare” un’assenza o se invece essa da luogo inevitabilmente ad un doppio costo per l’azienda. In tutte le attività che sono prestazioni legate alla presenza fisica (guardiania armata e non, pulizia, accoglienza, logistica e tante altre similari) il moltiplicatore che trasforma la “paga oraria lorda” in costo aziendale – aumenta e di molto. Nei casi peggiori, l’ipotesi di 9 Euro/ora lordi tabellari diventa un costo aziendale di 19 Euro per ogni ora effettivamente lavorata: che non è un parametro qualsiasi ma quello sulla base del quale l’azienda fattura al committente. Questa non è la condizione di tutte le attività.
“Viviamo epoche di discontinuità tali da ripensare modelli e organizzazioni. Purtroppo, il conflitto sociale, amplificato dal bisogno individuale nelle civiltà contemporanee (soggette a recessioni, esasperate da crisi, con bolle originate anche sul sovra-debito, dall’avanzata rapida delle tecnologie) potrebbe prevalere sul senso civico anche in economia… “
E’ possibile fare uno sforzo per studiare bene la cosa?

Autore

  • Redazione

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