Home Opinioni Quando la politica diventa persona

Quando la politica diventa persona

0
Quando la politica diventa persona

I rischi del potere che trasforma il ruolo in ideologia

La storia di Cola di Rienzo sembra lontanissima dalla politica italiana di oggi.

Eppure, contiene una domanda attuale: quanto può essere grande l’Io di chi si mette alla guida di un progetto politico?

Cola di Rienzo iniziò la sua avventura politica con un ideale: restituire dignità a Roma, combattere il potere delle fazioni e restituire al popolo un ruolo nella vita della città.

Cola finì progressivamente per identificare la propria persona con la rinascita di Roma. Divenne simbolo di un’ideologia, fu travolto dalla propria stessa rappresentazione e finì male, molto male.

Eventi storici simili li ritroviamo in diverse epoche della storia e in forme distinte anche nella politica contemporanea.

Oggi Giuseppe Conte ed Elly Schlein discutono sulla futura leadership dell’area progressista e, da mesi, il tema delle primarie e della leadership, occupa una parte importante del confronto.

Conte insiste sulla necessità delle primarie per scegliere chi dovrà guidare la coalizione.

Schlein, invece, sostiene che prima si debba costruire un programma e, soltanto dopo, affrontare la questione della leadership.

Ad oggi il confronto è ancora aperto.

Ed è proprio qui che la vicenda diventa interessante per una riflessione.

Perché la domanda non è se Conte è più adatto di Schlein, oppure se Schlein è più adatta di Conte.

Queste sono domande che spettano agli elettori.

Poniamoci un’altra domanda: quanto conta il leader rispetto al progetto che dovrebbe rappresentare?

La politica moderna ha inventato “il personaggio politico” per eccellenza.

La televisione, i social network, la comunicazione digitale rendono un leader immediatamente riconoscibile.

Il cittadino spesso non incontra più direttamente un partito, ma incontra una persona, un volto.

Il nome diventa il simbolo politico.

La fotografia diventa il programma.

Una frase, uno slogan pronunciato dal leader diventa più importante della discussione interna.

E allora può accadere, che l’idea politica comincia a vivere attraverso l’immagine del leader, invece che il leader attraverso l’idea politica.

È qui che Cola di Rienzo torna a parlarci, perché la storia ci mostra continuamente lo stesso problema umano, il potere tende a trasformare il ruolo in un’ideologia.

“Il progetto passa attraverso di me” è la posizione di una personalizzazione della politica, una forma di vanità che sfrutta il momento, con la convinzione di essere indispensabili: l’uomo (donna) giusto al momento giusto.

Per chi esercita il potere, questa è la forma di ambizione più pericolosa.

Quando chi esercita il potere  si considera indispensabile, comincia  a vedere la propria permanenza come necessaria al bene della comunità.

E allora lasciare il posto diventa difficile, accettare un compromesso diventa difficile, riconoscere il merito di un altro diventa difficile.

Cola di Rienzo voleva cambiare Roma.

Ma alla fine la sua persona diventò inseparabile dal progetto che aveva rappresentato.

Ma quand’è, che il servitore dell’idea comincia a considerarsi parte indispensabile dell’idea stessa?

Ogni volta che un uomo pensa “senza di me non si può fare” è già iniziato un processo di trasformazione, l’idea viene messa all’angolo e prevale l’ego.

Possibile che non ci sia dalle nostre parti uno Statista, che capisca che la vera grandezza, consiste nel contrario, nel riuscire a costruire qualcosa che possa restare.

I leader passano, i partiti cambiano, le coalizioni nascono e finiscono, le ideologie si trasformano e anche il consenso è provvisorio, ma ciò che rimane è ciò che si è realmente costruito.

E allora la domanda conclusiva non dovrebbe essere: “chi sarà il prossimo leader?”

Ma: “Quale società vogliamo costruire”, e ancora, “siamo capaci di mettere l’idea davanti al nostro narcisismo”.

Questa, forse, è la vera distanza tra la politica come ambizione e la politica come servizio.

Non penso che queste considerazioni, possano sfiorare le menti imbolsite di una sinistra con idee sempre più radicate sui temi culturali, sociali e internazionali, presentandosi molto spesso come moralmente superiore, quando in realtà non mette a terra nessuna soluzione concreta.

La sinistra sembra parlare molto di ciò a cui si oppone, ma troppo poco di ciò che propone concretamente.

Contestare le scelte del governo è facile, ma un’opposizione credibile non può limitarsi al «no»: deve indicare risposte, priorità, risorse e tempi certi.

Autore

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui