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PADRI ESTINTI

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di Angelo Ciccarella

La pubblicistica relega il maschio a ruoli marginali, magari eleggendo un roccosiffredi-del-caxxo a stereotipo da sdoganare sui canali RAI. Nei salottini televisivi, la figura dell’uomo è annacquata dal culturame ibrido, indistinto, disturbato. E poi la cronaca nera. Mariti ed ex che ammazzano mogli e fidanzate. Accade sempre più spesso e giù a colpevolizzare il maschio in quanto tale. A parte il fatto che quando una moglie, una fidanzata denunciano alle autorità di subire violenze fisiche e morali da mariti e fidanzati, tutto cade nel vuoto a causa di una Giustizia nostrana sorda e cieca e da una politica di corrotti e incompetenti; ecco a parte questo drammatico e ipocrita vulnus legislativo e sociale, secondo certi intellettuali dovrebbe sparire il maschio in quanto tale, sostituito da un confuso umanoide succube del nuovo orientamento psicosessuale, un ometto in gonnella come abbiamo potuto vedere sul palco del festival della canzonetta. Guardo con tristezza mista a rabbia le condizioni antropologiche dell’Italia antifascista, democratica, e in balia di clan e corporazioni. Si procede per semantiche strozzate, parole d’ordine, mode e ideologie stantie. Si denuncia il patriarcato causa di ogni male. Fesseria partorita dall’ultimo e incensato filmettino-propaganda della Cortellesi, “C’è ancora domani”, e dal ciarlare a vuoto dell’attuale segretaria del Partito Democratico, unito alla grancassa mediatica di Repubblica-dieci piani di morbidezza.
Chi è il padre oggi? Dimissionario, inerte e socialmente irrilevante. Un volto senza connotati. Oggi affianca la madre nell’accudire i figli piccoli, ma il “mammo” non riscatta un ordine paterno caduto nel vuoto per storici abusi di potere. La semplificazione attuale è l’ultimo atto di una vicenda millenaria di ingombrante complessità. Il patriarcato aveva accompagnato l’Europa nella sua costruzione del mondo, tra luci e ombre. La sua ritirata ha anticipato il tramonto dell’Occidente. Spesso il disarmo paterno non fa posto a valori più femminili, ma al loro contrario: spinge l’identità maschile a regredire verso la mascolinità selvaggia e sempre più competitiva, a sua volta favorita dal potere distruttivo del capitalismo. Con la scomparsa dell’Ettore omerico, che alza il figlioletto al cielo e in quel gesto dà un’identità sia al figlio che a sé stesso, un’intera civiltà, spenta e vaga, stenta a ritrovare i propri passi attraverso un paesaggio cosparso di assenze.
 

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  • Redazione

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