
di Nino Orlandi
Non è che vale solo per gli stranieri. Vale per tutti la domanda: fino a quando dovremo sopportare?
Il ragazzo aggredito aveva viaggiato tutta la notte in treno da Bari. La violenta aggressione nel sottopassaggio della metropolitana, per strappargli orologio e catenina: tre gli arrestati.
Dall’altro capo del cellulare c’è il papà della vittima, un ragazzo di 19 anni appena sceso in stazione Centrale da un Intercity notte partito da Bari. Il giovane è in città, all’alba di giovedì 5 settembre, alle 7.45, per il test d’ammissione alla facoltà unversitaria di Professione sanitaria (infermieristica, fisioterapia, logopedia). Dopo la colazione in un bar in piazza Duca D’Aosta, attraversa il sottopasso per prendere il metrò. Ma quel tunnel diventa il suo incubo: pugni, calci e morsi da un branco di cinque nordafricani. Tutto per rapinarlo. Il 19enne è al telefono con il padre, forse parlano del viaggio notturno, dell’esame che poco dopo avrebbe dovuto sostenere. Ma sente solo le urla del figlio. E chiama il 112.
In mezza giornata la polizia riesce a dare un volto a tre dei responsabili della feroce aggressione e a fermarli con l’accusa di rapina aggravata in concorso. Aima Mcnew, 19 anni, coetaneo della vittima, è il primo a colpire il giovane studente con un pugno in testa. Poi ci sono Salaheddine Wahbi, 33 e Redouane Elasri, 49. Ora al carcere di San Vittore, sono tutti irregolari originari del Marocco. Personaggi noti agli agenti del commissariato Garibaldi Venezia, guidati da Angelo De Simone: diversi precedenti per reati contro il patrimonio, senza fissa dimora, disoccupati, e soliti colpire in gruppo, spesso vicino alle stazioni. Perché hanno girato l’Italia prima di approdare a Milano: Piemonte, Emilia Romagna, Lazio e Sicilia; tranne Wahbi, che ha un passato soltanto milanese, sottoposto peraltro alla misura cautelare (mai rispettata) dell’obbligo di presentazione trisettimanale negli uffici del commissariato Mecenate.
La polizia impiega pochissimo a riconoscerli. Gli investigatori perlustrano la zona e ne scoprono tre in un parcheggio vicino alla stazione. Vengono controllati e riconosciuti (anche dal 19enne). Alcuni si sono cambiati i vestiti, indossando i pantaloncini appena rubati alla vittima. Il giovane studente denuncerà l’aggressione dopo aver fatto il test d’ammissione all’università.
I filmati delle telecamere invece ricostruiscono il film dell’aggressione. Che dura alcuni minuti: colpi a raffica, spinte a terra e il 19enne che prova a correre fuori dal metrò. Bottino: collanina d’oro, orecchino, orologio (da 200 euro), cuffie, carica batterie e profumo. Poi gli aggressori scappano. La vittima prova a inseguirli. Ma spariscono nel nulla, per qualche ora.





