
“Io lavoro, da sempre, per costruire un’Europa diametralmente opposta rispetto a quella che abbiamo visto finora. Non vogliamo, cioè, un’Europa che pretenda di imporci cosa dobbiamo mangiare, quale auto guidare, in che modo ristrutturare la nostra casa, quali abiti indossare e magari anche come scrivere e pensare. Noi vogliamo un’Europa completamente diversa, forte e autorevole, che faccia meno ma meglio”.
Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un’intervista al “Mattino”.
Un’Europa, ha aggiunto Giorgia Meloni, “che si occupi dei grandi temi, a partire dalla politica estera e di sicurezza comune, che sia protagonista negli scenari di crisi e che lasci poi tutto il resto alla sovranità e alla libertà delle Nazioni, nell’ottica di quel principio di sussidiarietà stabilito dai trattati europei. Questa è la storica posizione di Fratelli d’Italia, del centrodestra e dei conservatori europei, ed è quella che continuiamo a portare avanti”.
Riguardo al piano del governo per l’Africa, Meloni ha sottolineato che “il Piano Mattei può contare su una dotazione iniziale di oltre 5 miliardi e 750 milioni di euro tra crediti, garanzie e prestiti. Non parliamo di risorse sottratte all’Italia e regalate all’Africa, ma di veri e propri investimenti per una crescita comune, che porteranno ricchezza e benessere in Italia e nelle Nazioni africane coinvolte. E’ una dotazione che contiamo di implementare progressivamente e alla quale si aggiungeranno le risorse che saranno messe a disposizione dalle Istituzioni finanziarie internazionali, dalle Banche Multilaterali di Sviluppo, dall’Unione europea e da altri Stati donatori, che già si sono detti disponibili a sostenere progetti comuni”.
“Crediamo – ha aggiunto ancora Giorgia Meloni – che rivolgere lo sguardo all’Africa non sia qualcosa che competa solo a noi italiani ed europei, che siamo un po’ i ‘dirimpettai’ del Continente e i suoi interlocutori più vicini, ma a tutta la comunità internazionale. Perché l’Africa è il Continente dove più che altrove si gioca il nostro futuro e dove più che altrove noi italiani ed europei siamo chiamati a segnare la differenza”.





