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Meloni in Algeria

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Meloni in Algeria

Gas e imprese i pilastri del partenariato

© Agenzia Nova

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è oggi ad Algeri, al primo giorno utile dopo la fine dell’Eid al Fitr, la festività che segna la conclusione del Ramadan.

La visita era stata annunciata lo scorso 3 febbraio proprio in vista della fine del mese sacro islamico, al termine di una conversazione telefonica intercorsa tra la stessa Meloni e il presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune.

La missione è stata dunque concordata ben prima del conflitto in Iran, scaturito dall’intervento militare di Israele e Stati Uniti il 28 febbraio, che ha scosso gli equilibri geopolitici globali e i mercati internazionali.

In questo senso, la visita si inserisce oggi in un contesto energetico e strategico profondamente mutato, assumendo un rilievo ancora maggiore. L’incontro tra Meloni e Tebboune punta a rafforzare la cooperazione bilaterale tra Italia e Algeria, partner strategici nel Mediterraneo allargato, con particolare attenzione al settore del gas in una fase di forti tensioni sui mercati internazionali.

La missione si colloca infatti in un quadro segnato da instabilità in Medio Oriente e da rischi per le principali rotte energetiche globali, elementi che stanno spingendo i Paesi europei a consolidare i rapporti con fornitori affidabili e geograficamente prossimi.

In questo contesto, l’Algeria si conferma un interlocutore chiave per Roma, sia per i volumi garantiti sia per la relativa stabilità delle forniture.

“Il mercato energetico globale è segnato da forti pressioni, anche a causa dei rischi che interessano l’area del Golfo”, spiega ad “Agenzia Nova” l’analista algerino Redouane Khelif. In questo quadro, l’Algeria rappresenta un’alternativa “credibile, stabile e immediatamente disponibile” per l’Europa, soprattutto dopo la riduzione delle forniture russe seguita allo scoppio della guerra in Ucraina.

Sul piano dei flussi, il gas algerino resta un pilastro della sicurezza energetica italiana. Secondo elaborazioni di “Nova” su dati di settore, nel 2025 l’Italia ha importato dall’Algeria circa 20,1 miliardi di metri cubi di gas attraverso il gasdotto TransMed, pari a circa il 31 per cento delle importazioni complessive.

Il TransMed resta dunque un’infrastruttura chiave, ma con margini limitati di ulteriore incremento nel breve periodo, e prende il nome da Enrico Mattei, fondatore dell’Eni e figura simbolo della cooperazione energetica tra Italia e Algeria sin dagli anni dell’indipendenza.

Le forniture via tubo, regolate da contratti di lungo periodo tra Eni e Sonatrach – in scadenza nel 2027 – garantiscono stabilità e continuità, ma presentano margini limitati di ulteriore incremento nel breve termine.

Parallelamente, cresce il peso del gas naturale liquefatto (Gnl) algerino, più flessibile e legato alle dinamiche del mercato spot. Nel 2025 sono arrivati in Italia 47 carichi di Gnl dall’Algeria su un totale di 221, pari a circa il 21 per cento, in aumento rispetto ai 31 carichi su 150 del 2024. Una dinamica che riflette la necessità di diversificare le fonti e adattarsi rapidamente a eventuali shock dell’offerta.

Proprio sul fronte dei prezzi, l’Algeria sta adottando un approccio più assertivo. Secondo quanto riferito dalla piattaforma specializzata “Attaqa”, le autorità algerine stanno valutando di subordinare eventuali aumenti delle quantità esportate a una rinegoziazione dei prezzi, in linea con le quotazioni internazionali.

Le indicazioni disponibili suggeriscono possibili incrementi compresi tra il 15 e il 20 per cento sulle forniture aggiuntive, sia via gasdotto sia sotto forma di Gnl, in un contesto in cui le quotazioni europee hanno superato i 70 dollari per megawattora.

Il rafforzamento della cooperazione energetica si inserisce in un quadro economico bilaterale in espansione. Nel 2025 l’interscambio tra Italia e Algeria ha raggiunto i 12,98 miliardi di euro.

Le esportazioni italiane verso il Paese nordafricano si sono attestate a 3,2 miliardi (+13,8 per cento), mentre le importazioni – pari a 9,78 miliardi – restano fortemente concentrate sull’energia, con il gas che rappresenta circa l’83 per cento del totale.

Accanto al dossier energetico, la visita di Meloni mira a rafforzare la cooperazione industriale lungo l’intera filiera. Tra i temi sul tavolo figurano lo sviluppo delle infrastrutture, il sostegno agli investimenti e il consolidamento della presenza delle imprese italiane in Algeria.

In questo contesto si inserisce anche l’ipotesi di avviare un percorso per la creazione di una Camera di commercio italo-algerina, con l’obiettivo di facilitare gli scambi e rendere più strutturato il dialogo economico tra i due Paesi.

Non solo gas: la collaborazione si estende ad altri settori strategici. Nel comparto automotive, ad esempio, il gruppo Stellantis è presente a Orano con un impianto produttivo legato al marchio FIAT, mentre nel settore agroalimentare BF Spa ha avviato progetti per la coltivazione di grano duro e la produzione di pasta, contribuendo allo sviluppo agricolo in aree desertiche.

La missione di domani rappresenta quindi un passaggio chiave per consolidare il partenariato tra Roma e Algeri in una fase di ridefinizione degli equilibri energetici globali, in cui l’Algeria si conferma anche uno dei Paesi chiave del Piano Mattei per l’Africa, con iniziative già avviate tra formazione e sviluppo agroindustriale.

“In un contesto globale polarizzato, l’Algeria rappresenta una delle poche opzioni stabili, non pienamente allineata né al blocco russo né a quello del Golfo o statunitense, il che le conferisce un margine strategico significativo”, ha concluso Khelif.

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  • Redazione

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