Discesa dal Colle e ritorno alla politica, mentre il Governo Meloni finisce il suo mandato
Rosy Bindi, in un’intervista a “La Stampa”, ha escluso in un colpo solo la possibile leadership di Giuseppe Conte e di Elly Schlein per il Campo largo, ossia per la sfida che ci sarà con le elezioni che si terranno tra un anno e mezzo.
La navigata politica democristiana di lungo corso ha gettato sul tavolo un asso da novanta, proponendo, per la sfida elettorale, un federatore, facilitatore, grande mediatore, un po’ arbitro e un po’ regista.
Un politico che «metta insieme» Elly Schlein e Giuseppe Conte, che «li faccia sedere a un tavolo a lavorare».
Lo tsunami Rosy ha colpito nel segno, con i dem in agitazione, in quali dicono che non vogliono affidarsi a mister X. Stessi umori nel M5S, dove si afferma che chi pensa che Conte e Schlein si facciano da parte, sbaglia.
La Bindi ha detto che lei ha in testa un nome.
Il migliore nome attualmente ipotizzabile è quello di Sergio Mattarella. Non è un signor X ed è l’uomo al quale hanno guardato, in questi anni, come punto di riferimento, tutti i vari attori del Campo largo.
Mattarella, seguendo l’esempio del suo predecessore, che ha accolto il secondo mandato come pausa di riflessione e non come incarico definitivo, anche in omaggio alla Costituzione, potrebbe dimettersi, scendere dal Colle e guidare la squadra, con in panchina, come allenatore, anche Massimo D’Alema, con il quale, da ministro, ha condiviso ben due governi.
Mattarella è stato eletto nel 1983 per la prima volta deputato alla Camera nella circoscrizione Sicilia occidentale con la Democrazia Cristiana (DC), di cui è diventato esponente di spicco (è stato anche Vicesegretario).
È rimasto deputato ininterrottamente per sette legislature fino al 2008.
Nel periodo 1987 – 1989 è stato Ministro per i Rapporti con il Parlamento nei governi Goria e De Mita e nel periodo 1989 -1990 è stato Ministro della Pubblica Istruzione nel governo Andreotti.
In questi anni ha fatto parte di Commissioni chiave: Affari Costituzionali, Affari Esteri, Comitato per la Legislazione (di cui è stato Presidente), Commissioni bicamerali per le Riforme istituzionali e Commissioni d’inchiesta su terrorismo/stragi e mafia.
Nel 1994 è stato tra i fondatori del Partito Popolare Italiano (PPI), erede della componente centrista e riformista della DC dopo Tangentopoli e lo scioglimento del partito.
Nel periodo 1998 – 1999 è stato Vicepresidente del Consiglio dei ministri nel governo D’Alema I e nel periodo 1999 – 2001 è stato Ministro della Difesa nei governi D’Alema II e Amato II.
Nel 2002 è entrato in Democrazia è Libertà – La Margherita (DL) e nel 2007 è stato tra i fondatori del Partito Democratico (PD), di cui ha fatto parte fino al ritiro dalla politica attiva nel 2009.
Nel periodo 2011 – 2015 è stato eletto giudice della Corte Costituzionale dal Parlamento (incarico che ha lasciato nel 2015 per diventare Presidente della Repubblica).
Quello di Sergio Mattarella è il profilo migliore per incarnare il signor X riguardo al quale, a questo punto, i vari soggetti del Campo Largo non avrebbero alcunché da ridire.
Le dimissioni, ovviamente fatte in tempo, al fine di dare avvio ad una fase politica autentica di riflessione di quella che oggi è la frastagliata opposizione, consentirebbe al Parlamento di eleggere un nuovo Presidente della Repubblica, mettendo al Quirinale una persona di equilibrio e di garanzia di stabilità.
Se c’è bisogno di qualcuno che si dimetta per ridare fiato all’attuale opposizione non è la Meloni, ma Mattarella, la vera risorsa del Campo largo.
Ovviamente la Bindy, da politica navigata, ha gettato il sasso in piccionaia anche sulla questione politica di fondo di qualsiasi coalizione che intenda governare: la politica estera.
Attualmente il Campo largo di politiche estere ne ha una quantità, il che vuol dire nessuna.
Nel campo largo sono atlantici, pro-Pal, in navigazione per Cuba, filo cinesi, anti israeliani, filo israeliani e soprattutto sono bergogliani, questione non da poco con un Papa USA che la Chiesa di Zuppi, con le parrocchie attivate a sostenere il Campo largo, osteggia, pretendendo, inoltre di scrivere l’agenda politica dell’Italia progressista.
La questione Zuppi non è secondaria, in questa vicenda che ci si para davanti, perché l’attivismo politico della CEI e di alcune aree del cattolicesimo è, a dir poco, imbarazzante.
La Bindi, ex Vicepresidente della Camera, ex Presidente del PD e già Presidente della Commissione Antimafia, si è laureata in Scienze politiche nel 1974 con una tesi seguita da Vittorio Bachelet (giurista, magistrato, Vicepresidente del CSM e figura di spicco della Democrazia Cristiana e dell’Azione Cattolica).
Nel 1977 seguì Bachelet alla Sapienza di Roma, dove divenne ricercatrice in diritto amministrativo.
Il 12 febbraio 1980 (giorno del suo 29º compleanno) Rosy Bindi era accanto a lui nell’atrio della Facoltà di Scienze Politiche della Sapienza quando le Brigate Rosse lo assassinarono con sette colpi di pistola.
Rosy Bindi ha spesso ricordato questa esperienza con commozione, definendosi esplicitamente sua allieva e parlando del “martirio” di Bachelet come di un evento che le è rimasto “negli occhi”.
C’è anche qui qualcosa da dire, in termini di insegnamento politico, da parte di Rosy Bindi, al Campo largo, perché ci sono soggetti che sostengono la violenza delle piazze, le occupazioni delle case, le illegalità dei migranti.
A uccidere Bachelet sono state le Brigate Rosse, nate e cresciute in un clima di violenza, con la copertura politica di chi sosteneva la tesi dei “compagni che sbagliano”.
Quindi, domanda necessaria, nel Campo largo c’è posto per chi copre i nuovi “compagni che sbagliano” e che hanno derive anti Stato?
Nel campo largo non c’è solo questione di leadership, ma anche di pulizia nei confronti di chi copre atteggiamenti che con la politica democratica hanno ben poco a che fare.
«In questo momento della mia vita – ha confessato la Bindi – io rappresento l’elettore medio di centrosinistra: aspetto un programma. Mi capita a volte – svela – di non riconoscermi, né nella posizione degli uni, né in quella degli altri: se facessero la fatica di cercare un punto di incontro, forse potrei finalmente sentirmi più rappresentata».
Mentre la Bindy aspetta un programma, è fondamentale che il Governo Meloni faccia il suo mestiere come da mandato elettorale.
Le priorità sono sul tavolo. Energia, materie prime, welfare, stabilità che consenta agli investitori di investire in Italia, lotta alla criminalità, sicurezza.






Povera Italia 😭