L’Ucraina conduce azioni belliche e di intelligence in aree africane di interesse inglese e francese – Italiani cornuti e mazziati
Esiste un rapporto documentato fra l’industria degli armamenti ucraina e diversi conflitti africani, ma il quadro cambia radicalmente se parliamo del periodo precedente o successivo all’invasione russa del 2022.
Prima del 2022 il legame Ucraina Africa è documentato.
L’Ucraina post-sovietica ereditò enormi arsenali e una grande industria militare. SIPRI rilevava che nel 2005/2009 circa il 18% delle esportazioni ucraine di armamenti era destinato all’Africa subsahariana, con forniture a Kenya/Sudan meridionale, Ciad, Nigeria, Guinea Equatoriale e Repubblica Democratica del Congo.
Si trattava di carri armati, mezzi corazzati, artiglieria, aerei, armi leggere e munizioni.
Il precedente storico del traffico clandestino
UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime) ha ricostruito diversi casi nei quali armi di provenienza ucraina finirono in teatri africani attraverso intermediari e documentazione irregolare.
Un caso particolarmente significativo riguarda il periodo 2004/2008: l’Ucraina risultava una delle principali fonti di armi per il Ciad, alcune delle quali potevano essere successivamente deviate verso il conflitto del Darfur.
E c’è il caso della nave MV Faina del 2008: trasportava armi di tipo AK e carri armati provenienti dall’Ucraina verso il Kenya. Alcuni dei carri furono successivamente ritrovati nel Sud Sudan.
Ancora più significativo è il caso Liberia – Sierra Leone. Documenti ONU e Human Rights Watch riportarono spedizioni illegali di armi provenienti dall’Ucraina verso la Liberia, attraverso broker e documenti falsificati, nel contesto del sostegno alla RUF in Sierra Leone.
Quindi possiamo effettivamente tracciare una linea storica: arsenali sovietici, industria e export ucraini, broker internazionali, Africa, conflitti. Spesso il meccanismo coinvolgeva società intermediarie, certificati di utilizzatore finale falsificati e broker.
Dopo il 2022.
L’afflusso enorme di armi occidentali in Ucraina ha naturalmente creato un rischio di diversione. L’ONU ha più volte sottolineato la necessità di controlli, tracciamento e certificazione dell’utilizzatore finale.
Il rapporto UNODC pubblicato nel 2025 sulla criminalità in Ucraina arriva a una conclusione cauta: non risultava evidenza di un traffico transnazionale rilevante di armi fuori dall’Ucraina dopo il febbraio 2022.
Nel 2026 INTERPOL ha inserito esplicitamente l’Ucraina fra i teatri dai quali possono derivare futuri flussi illeciti di armi, insieme ad Afghanistan e ad altre aree di conflitto. Il progetto iARMS V mira proprio a intercettare questi flussi.
La formulazione europea individua una possibile relazione fra armi provenienti dalle zone di conflitto dell’Ucraina e la domanda di armamenti dell’Africa subsahariana.

Ma accanto a questa linea ne esiste una molto più solida storicamente:

Questa seconda rete è storicamente documentata da SIPRI e UNODC.
Le guerre africane hanno proprie dinamiche – risorse, frontiere, milizie, governi, jihadismo, rivalità regionali – mentre il traffico internazionale di armi è spesso un moltiplicatore della capacità militare, non necessariamente la causa iniziale della guerra.
La presenza ucraina in Africa

Come leggere la mappa
Blu – trasferimenti di armamenti ucraini, soprattutto nel periodo post-sovietico fino agli anni 2010.
Le fonti SIPRI documentano forniture verso Libia, Ciad, Kenya/Sudan meridionale, Nigeria, Guinea Equatoriale e RDC; inoltre l’export ucraino comprendeva carri armati, mezzi corazzati, artiglieria, aeromobili, armi leggere e munizioni.
Per esempio, i dati ufficiali ucraini per il 2010 riportano 50 carri per la RDC e 60 per il Sudan, oltre ad altri mezzi e sistemi d’artiglieria.
Rosso – presenza/operazioni ucraine riferite da fonti giornalistiche o intelligence, ma non necessariamente ammesse pubblicamente da Kyiv. Qui il quadro contemporaneo è molto più ristretto:
Mali: nel 2024 il portavoce del GUR Andriy Yusov dichiarò che i ribelli tuareg avevano ricevuto «le informazioni necessarie» per l’attacco contro forze maliane e Wagner.
Mali ruppe successivamente le relazioni diplomatiche con Kyiv. Reuters sottolinea però che Yusov non confermò direttamente un coinvolgimento ucraino.
Sudan: già nel 2023/24 erano emerse informazioni su piccoli team ucraini che avrebbero assistito le forze di Abdel Fattah al-Burhan contro le RSF; Kyiv non ne aveva confermato pubblicamente il coinvolgimento.
Libia: nel 2026 sono emerse informazioni giornalistiche su una presenza molto più consistente di personale ucraino, compresi specialisti e ufficiali, ma queste informazioni non risultano pubblicamente confermate dai governi interessati.
Un elemento nuovo
Nel marzo 2026 il ministero degli Esteri ucraino ha esplicitamente annunciato un rafforzamento sistematico della presenza africana, con il coinvolgimento congiunto di Ministero degli Esteri, Presidenza, Foreign Intelligence Service e GUR e l’identificazione di Paesi prioritari in Nord Africa e Africa subsahariana.
Quindi la trasformazione che si vede è abbastanza netta: anni ’90–2010, con Ucraina esportatore di armi e tecnologia sovietica, 2022–2026
Ucraina, fornitore di know-how militare, droni e intelligence, Mali – Sudan – Libia, con una crescente componente di cooperazione operativa, soprattutto dove sono presenti forze russe-Africa Corps.
Un dato particolarmente interessante è che nel 2026 Kyiv stessa parla ormai di una strategia africana coordinata che coinvolge anche il GUR e i servizi d’intelligence, non più soltanto di diplomazia o commercio.
Il paradosso
Da una parte l’UE finanzia massicciamente l’Ucraina per la guerra contro la Russia. Nel 2026 il sostegno militare UE e degli Stati membri ammonta a circa €77,9 miliardi, mentre il nuovo Ukraine Support Loan prevede fino a €90 miliardi per 2026-27, di cui circa due terzi destinati all’assistenza militare.
Dall’altra, Kiev ha progressivamente trasformato il confronto con Mosca in una competizione extraeuropea.
Il 25 marzo 2026 il governo ucraino ha organizzato una riunione strategica sull’Africa presieduta da Kyrylo Budanov, alla quale hanno partecipato ministero degli Esteri, Presidenza, Servizio di intelligence estera e GUR.
Il comunicato parla esplicitamente di una «presenza sistematica» dell’Ucraina in Africa e individua paesi prioritari nel Maghreb e nell’Africa subsahariana.
Quindi possiamo rappresentare il fenomeno così: Europa, risorse, Ucraina, guerra contro la Russia e contemporaneamente: Ucraina, GUR/SOF/droni, Africa, pressione sulle posizioni russe.
Questo secondo circuito è ormai documentato almeno come politica e attività ucraina, anche se la dimensione operativa dei singoli interventi rimane in parte controversa.
Il caso più significativo è il Sahel
Nel Mali (interesse francese) l’Ucraina è stata accusata di sostenere gruppi che combattono le forze russe e il governo maliano. Nel 2026 sono emersi ulteriori resoconti secondo cui specialisti del GUR avrebbero operato nel nord del Mali fornendo addestramento, pianificazione operativa e assistenza con i droni. Sono affermazioni basate su fonti giornalistiche e testimonianze, non su una piena ammissione ufficiale di Kiev.
Il Mali non è un teatro russo-ucraino neutro.
Dopo l’espulsione delle forze francesi, Mali, Burkina Faso e Niger hanno costruito un rapporto militare molto più stretto con Mosca e con l’Africa Corps russo. Reuters descrive il Mali come uno dei centri della presenza russa nell’Africa occidentale e sottolinea gli interessi strategici ed economici russi nella regione.
La Francia ha interessi economici tuttora rilevanti in Mali, nonostante la rottura politica.
Perciò si crea una situazione molto particolare:

L’esternalizzazione del conflitto
Questo è il punto che potremmo definire “esternalizzazione del conflitto russo-ucraino”.
Kiev ha un interesse diretto a colpire la rete internazionale russa. Lo ha detto esplicitamente anche il ministro degli Esteri ucraino Sybiha in un incontro con il ministro francese Jean-Noël Barrot nel marzo 2026: secondo Sybiha, la Russia sta reclutando persone in Africa e occorre intensificare gli sforzi per contrastare questo fenomeno.
Kiev può ragionare in questo modo: “Se non posso sconfiggere la Russia soltanto sul fronte ucraino, aumento il costo della presenza russa ovunque essa esista”. È una logica da guerra asimmetrica globale, non necessariamente una strategia europea.
La Libia rende il quadro ancora più interessante
Nel 2026 RFI, ripresa da Euronews, ha riferito della presenza di oltre 200 militari/specialisti ucraini in Libia, con attività legate all’addestramento e ai droni. La stessa inchiesta sostiene che il dispositivo ucraino sarebbe collocato anche in prossimità di strutture dove operano militari occidentali, ma le autorità ucraine e libiche non hanno confermato pubblicamente questi dettagli.
Questo è strategicamente importante perché la Libia è contemporaneamente: Mediterraneo, Sahel, Africa occidentale, rotte energetiche, presenza russa. E quindi la guerra ucraina comincia a sovrapporsi a una guerra per le reti geopolitiche africane.
L’ovvia deduzione è che l’Europa sta finanziando una potenza che ha sviluppato una propria strategia globale anti-russa, i cui effetti possono coincidere solo parzialmente con gli interessi di alcuni Paesi europei.
Gira gira, l’Ucraina conduce guerre per procura.
Siamo di fronte a un possibile paradosso di “principal-agent”:

È particolarmente significativo che il Regno Unito non sia semplicemente “Europa” in senso UE: Londra continua comunque a essere uno dei principali finanziatori di Kiev, con £25 miliardi impegnati dal 2022, di cui £16 miliardi di assistenza militare.
È proprio sovrapponendo queste quattro reti, anziché semplicemente colorando “Russia contro Ucraina”, che si vede la possibile contraddizione che stiamo individuando.
Per concludere: italiani cornuti e mazziati
La conclusione è che gli italiani finanziano insieme all’UE Kiev e l’Ucraina combatte in Africa per conto di inglesi e di francesi in aree dove i loro interessi contrastano con quelli dell’Italia.
Cornuti e mazziati? Pare di sì.
La sovrapposizione di interessi e di teatri operativi che produce una conseguenza strategica molto interessante per l’Italia è documentata.
Dal 2024 l’intelligence militare ucraina ha effettivamente esteso operazioni contro reti russe in Africa.
In Mali, ad esempio, sono emerse forme di collaborazione ucraina con gruppi tuareg e separatisti contro le forze russe; l’operazione del luglio 2024 contro un convoglio russo/Wagner è il caso più evidente. Mali e Niger reagirono interrompendo i rapporti diplomatici con Kyiv.
Il punto decisivo è chi viene colpito e dove:

La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che la Francia ha perso gran parte della propria posizione nel Sahel mentre la Russia ha ampliato la propria presenza: il CRS statunitense rileva che il rapporto con Wagner/Africa Corps contribuì direttamente all’uscita francese dal Mali.
L’Italia finanzia, attraverso il sistema europeo e nazionale, il sostegno all’Ucraina. Parallelamente Roma sta cercando di costruire una propria proiezione africana attraverso il Piano Mattei, che il governo sta collegando anche al Global Gateway europeo e a investimenti nei Paesi africani.
Il potenziale cortocircuito è evidente: l’Italia può contribuire finanziariamente a una guerra europea che, nella sua dimensione africana, può modificare gli equilibri proprio negli spazi nei quali Roma sta cercando di costruire una propria presenza strategica.
L’Europa finanzia la guerra ucraina contro la Russia; Kyiv ha esteso quella guerra al continente africano; in alcuni di quei teatri gli obiettivi ucraini coincidono con la perdita di influenza russa, ma possono anche incidere su aree nelle quali Francia e Regno Unito hanno interessi storici e nelle quali l’Italia sta oggi perseguendo interessi propri attraverso il Piano Mattei.
l’Italia sta finanziando una politica estera ucraina che non necessariamente coincide con la propria politica africana.





