di Sergio Pizzolante
Giorgio Gaber cantava che la troppa informazione, la stampa, la televisione, con la scuola, ci garantivano l’ignoranza.
Va in onda un programma di intelligenza artificiale con un obiettivo stabilito: disinformare.
Ormai quasi tutti i partiti esibiscono giovani ragazze da contrapporre alla ragazza che è a Palazzo Chigi, la Piccolotti, la Appendino, la Baldino, ed altre.
Le donne usate dagli uomini per dire il falso. È una operazione di marketing penosa. Avvilente anche, per le donne, la politica, l’informazione.
In Talk condotti da donne e uomini che hanno in comune solo due cose: ignoranza e menzogna.
Le tesi sono queste: l’Italia è il Paese con più precari in Europa, la gran parte dei contratti di lavoro sono precari, la Meloni ha reintrodotto il Job Act di Renzi con i contratti a termine che aumentano la precarietà. E’ tutto falso. Falso.
Ecco i numeri.
Nel 2021 i lavoratori a tempo indeterminato erano 14 milioni 732 mila, a tempo determinato 2 milioni 898 mila. Il 16.5 per cento a tempo determinato.
A novembre 2022, rispetto a novembre 2021, crescono sia i contratti indeterminati (+268mila, +1,8%) che a termine (+47mila, +1,5%).
In un anno le assunzioni a tempo determinato sul totale sono pari al 15 per cento circa.
Gli ultimissimi dati, degli ultimi 12 mesi, ci dicono che l’occupazione è cresciuta grazie a contratti a tempo indeterminato, più 500 mila circa, con una di riduzione di 150 mila contratti a tempo determinato.
E a febbraio l’occupazione è a 23.3 milioni di persone. Il miglior dato dagli anni 70.
E tutti i rilevatori economici e tutti i negozi di fornai, ristoranti, tutti gli alberghi, tutte le fattorie, tutte le imprese edili, le aziende metalmeccaniche, ci dicono che il problema in Italia oggi è l’assenza di lavoratori, non di lavoro.
Il Job Act. È falso!
L’on. Piccolotti, peraltro la moglie dell’on. Fratoianni, la Piccolotti, certamente non appartente a una famiglia precaria, a sostegno alla lotta contro la precarietà, ieri ha detto, da Floris, che la Meloni ha reintrodotto il job Act di Renzi con i nuovi contratti a termine. È falso.
Il Job Act non c’entra nulla con i contratti a termine.
Ne parlo se permettete con competenza, ero relatore della legge che rendeva meno rigide le norme sui contratti a termine, che erano state introdotte dal mio amico Cesare Damiano, ma era prima di Renzi. La rigidità sui contratti rallentava le assunzioni, essendo il contratto a tempo indeterminato, allora, ancora con art 18 rigido. Assunzioni a vita. E si creava così il vero precariato: il lavoro nero.
Poi con il Governo Renzi abbiamo fatto il Job Act, che nessuno ha più modificato sul nuovo articolo 18. Nessuno.
E il trend dal Job Act in poi è questo.
Prima del Job Act le nuove assunzioni a tempo indeterminato,sul totale, non arrivavano al 20 per cento. Il 17 per la precisione.
Nel 2017, dopo il Job Act, i contratti a termine in Italia erano fra i più bassi in Europa, in termini percentuali, 15.5% del totale degli occupati.
La Francia 16.8, la Svezia 16.1, i Paesi Bassi 21.7, la Polonia e la Spagna, Paesi in crescita, 26.1 e 26.8.
In valore assoluto, 4.7 milioni in Germania, 4.2 milioni in Spagna, 3.4 in Francia e 2.7 in Italia (Dati della Fondazione Edison).
Riguardo ad oggi, a cosa servono i nuovi contratti e i nuovi vouchers per agricoltura e turismo?
Ad evitare di dover lasciare a casa i lavoratori dopo 12 mesi, quando non ci sono le condizioni per il contratto indeterminato (quando le condizioni ci sono le aziende confermano i lavoratori, visto che oggi il principale problema è trovarli!), come succedeva con il Decreto Dignità!!!
E a favorire l’occupazione in agricoltura e nel turismo dove non si trovano lavoratori.
E dove, per i cicli produttivi altalenanti, per stagione, week end, ponti, feste ecc., è più complicato avere contratto a tempo indeterminato per tutti.
L’alternativa è il lavoro nero. O la chiusura delle aziende.
Non voglio difendere la Meloni. Me ne importa nulla. Non l’ho votata, non la voterò.
Ma provo disgusto per quel che va in scena.
Nelle piazze sindacali e politiche e in quelle televisive.




