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L’ATTACCO ALLE BASI UNIFIL IN LIBANO

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di Sergio Restelli

L’attacco israeliano contro le basi UNIFIL in Libano rappresenta un momento di estrema tensione non solo per la regione, ma anche per la comunità internazionale, poiché mette in pericolo la vita dei militari che operano sotto l’egida delle Nazioni Unite per mantenere la stabilità e la pace. UNIFIL, istituita nel 1978, ha un ruolo centrale nel monitoraggio del cessate il fuoco lungo la Linea Blu, il confine tra Israele e Libano, e nel garantire che le due parti rispettino gli accordi per evitare un’escalation, anche se c’è da osservare che il contrasto nei confronti di Hezbollah non è parso adeguato.

Tuttavia, il recente attacco contro postazioni italiane e contro le strutture UNIFIL a Naqoura sta coinvolgendo le forze di pace con tutti i rischi connessi, in quanto l’azione militare israeliana, che ha danneggiato infrastrutture strategiche della missione, solleva interrogativi cruciali non solo sul piano delle responsabilità immediate, ma anche in merito alle conseguenze a lungo termine.

La missione UNIFIL,  al di là della dei risultati della sua reale azione di deterrenza sino ad oggi effettuata, può ancora rappresentare un valido strumento per contenere le ostilità tra Israele e Hezbollah. Sul piano operativo, l’intensificarsi delle incursioni militari e la distruzione delle infrastrutture UNIFIL rischiano di rendere impossibile la gestione delle operazioni di monitoraggio, creando un vuoto che potrebbe essere colmato solo dall’escalation del conflitto aperto tra Israele e Hezbollah. Se UNIFIL non è in grado di svolgere il proprio compito, come è stato ampiamente dimostrato in tutti questi anni, la zona di confine può diventare un campo di battaglia ancora più pericoloso, con conseguenze imprevedibili non solo per la sicurezza regionale, ma anche per gli equilibri geopolitici globali.

Certamente sul fronte diplomatico, l’attacco segna una rottura potenziale tra Israele e alcuni dei suoi principali partner internazionali. La condanna da parte del ministro della Difesa italiano e la richiesta di una riunione urgente da parte di Francia e Italia mostrano una crescente preoccupazione e frustrazione verso Tel Aviv, soprattutto per il rischio cui sono esposti i contingenti europei. Le missioni di pace internazionali si basano sul rispetto dovuto anche dalle parti coinvolte, e un attacco diretto contro le basi UNIFIL minaccia di erodere la fiducia residua degli alleati europei di Israele.

L’intensificazione delle operazioni militari israeliane in Libano potrebbe, si ripete potrebbe,  avere l’effetto di consolidare il sostegno a Hezbollah all’interno della popolazione libanese e rischia di rafforzare la posizione del gruppo armato all’interno del Libano, complicando ulteriormente qualsiasi sforzo di disarmo o di riduzione dell’influenza di Hezbollah nel paese.

La risposta internazionale a questa crisi dovrà essere rapida e decisa. Oltre alle proteste diplomatiche, sarà necessario un impegno concreto da parte delle Nazioni Unite e dei principali attori internazionali per garantire che la missione UNIFIL possa, oltre che operare in condizioni di sicurezza,  svolgere pienamente il suo ruolo. Ciò potrebbe includere un rafforzamento  dell’azione diretta, unitamente alla ulteriore protezione per le basi UNIFIL, nel rispetto dei protocolli internazionali di ingaggio nelle aree in cui operano i peacekeeper.

Naturalmente sarà comunque cruciale il mantenimento del dialogo tra Israele e i Paesi contributori della missione UNIFIL, in particolare quelli europei come Italia, Francia, Spagna e Irlanda. Un deterioramento delle relazioni tra Israele e queste nazioni potrebbe indebolire la cooperazione internazionale in Medio Oriente, allontanando potenziali alleati e lasciando Israele ancora più isolato sulla scena internazionale.

In sintesi, la situazione attuale mette a nudo la fragilità dell’equilibrio in Libano, ove un esercito irregolare continua ad operare senza alcun contrasto, anche da parte di UNIFIL, anche a ridosso della Linea Blu. Ogni azione militare che coinvolge forze di pace internazionali, come quelle di UNIFIL, oltre al doveroso obiettivo di evitare vittime tra i contingenti stranieri, non deve compromettere la capacità della comunità internazionale di svolgere un ruolo determinato e costruttivo, nel senso più ampio, nella regione. La gravità dell’attacco alle basi italiane e al quartier generale di UNIFIL, al di là dell’effettiva efficacia sin’ora raggiunta riguardo il contrasto ad oggi effettuato verso soggetti belligeranti, non può essere sottovalutata, poiché potrebbe rappresentare un punto di non ritorno in un conflitto che si sta rapidamente intensificando, con conseguenze imprevedibili per la sicurezza e la stabilità del Medio Oriente.

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  • Redazione

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