
di Giuseppe Augieri
E’ iniziato il vergognoso assalto alla diligenza da parte di tutti, maggioranza ed opposizione, in vista della manovra di bilancio che tutti sanno essere difficile. Esso si nutre di demagogia mascherata da “istituzionale” contrapposizione al Governo, ma anche di omissioni di dati, di voluto oscuramento di problemi estremamente seri, ed, infine, di trattative sotto banco.
Facile, e populista, fare l’elenco delle cose dette prima dell’elezione da questa maggioranza e poi smentite dai fatti. “Le accise vanno tagliate” ed invece…. La realtà che si prevedeva, prima delle elezioni, una spesa per i bonus edilizi di 86 miliardi che è diventata invece di 200 viene omessa. Facile e populista fare la difesa dei “redditi dei cittadini”: “Ci vogliono affibbiare 7 anni di lacrime e sangue”: e non si ricorda che il patto di stabilità – che lo impone ed anche giustamente – non è stato né creato, né “incattivito” recentemente. Viene da lontano.
Fa eco, per contrappasso, la giaculatoria tipica di questi periodi: quelle della maggioranza. Ciascun pezzo di essa a difesa di un suo bacino elettorale, per “salvarla” dai “sacrifici”. Il voltastomaco e oltre. E giù dichiarazioni roboanti, non meno populistiche, sul no alla “stangata” per… Senza coscienza.
Se qualcuno si è domandato il perché dell’uscita del Ministro Giorgetti “fuori delle regole” che ha scosso tutti, maggioranza e Governo compresi, dovrebbe riflettere un po’. Ovviamente se si sapesse le cose come stanno: il che è quasi impossibile con l’informazione che ci troviamo. Provo ad accendere un cerino
La “mia” verità è che il MEF sa perfettamente che sarebbe possibile tagliare provvedimenti che ci portiamo indietro da anni, che sono “regali elettorali” che nessuno, né nella maggioranza e né nell’opposizione ha il coraggio di rivedere. E dunque ha deciso di lanciare il sasso nello stagno.
Il termine “regali elettorali” lo ha coniato un articolo di “La Repubblica”, (qualcosa anche sul “Corriere della Sera”) con considerazioni a me comuni. Chi volesse approfondire le questioni, abbastanza tecniche, può trovare un maggior dettaglio in: https://www.msn.com/…/quei-125-miliardi…/ar-AA1rXTcT…
Qui, in estrema sintesi, si può dire che le tax expenditures, sono una specie di favore e di concessione a particolari categorie di contribuenti, “sconti” per l’utilizzo dei quali l’Italia non è la sola nell’OCSE ma è prima per numero (625/800 leggine) ed importo finale (125,6 miliardi per il 2023 che salirebbero a 152 miliardi nell’anno corrente). «Una serie di cavilli costruiti su misura», che tra l’altro assegnano un potere immenso alla burocrazia. Alla domanda “si può aggredire questa giungla di concessioni che «sono vere e proprie termiti che possono lentamente logorare la struttura dei sistemi tributari» e sono «un beneficio ad alcuni gruppi di produttori e consumatori per fini politici» (espressioni del MEF)” la risposta è: certamente si.
Non su tutto, ma su tante si. Altro che la baggianata di assegnare al Parlamento, con molta superficialità e per fare un po’ di cassa, il diritto di stabilire qual è il “profitto giusto” e quale l’ “extra profitto”, terreno minato che darà più problemi che soluzioni. A cominciare dal domandarsi perché fermarlo alle sole banche, assicurazioni, erogatori di energia, industrie militari e non estenderlo alle case farmaceutiche, alla farmacie e, per iperbole, fino alle Cooperative.
E’ un lavoro fattibile e già previsto e si chiama “delega fiscale”. Che parte però senza due essenziali premesse.
1) Si tratta di un lavoro da certosino per evitare ingiustizie colossali, e contraccolpi all’economia del Paese, in particolare ai prezzi al consumo. I beneficiari dei vecchi “sconti” sono in tutti i settori: casa, agricoltura, pesca, energia, imprese di tutti i tipi, banche e assicurazioni, trasporti, commercio, ricerca e innovazione, sostenibilità e ambiente, salute, cultura, scuola e università. Di una delicatezza estrema.
2) Va riconosciuto, senza mascherine ipocrite, che la situazione attuale viene dall’aggrovigliarsi di decenni di interventi. “I vari governi che si sono succeduti non hanno fatto altro che rinnovare quelle introdotte dai governi precedenti, per non scontentare nessuno, anzi ne hanno spesso introdotte di nuove”.
Dunque vanno progettate azioni mirate, non pezze a colori, durature nel tempo, studiate e condivise; perché non è possibile che un “programma” si arresti e magari si inverta ad ogni elezione. Niente demagogie, niente ricerca di soluzioni magiche, un pizzico di autocritica.
Lo scrivo e capisco che è un sogno, ma vorrei che questo sogno, almeno in parte, cominci a realizzarsi.
Solo, per finire, una perla a proposito di accise. Pochi sanno che una di questi antichi “regali elettorali” è quello agli autotrasportatori, ai quali è stato consentito di alleggerire il prezzo del carburante grazie alla riduzione dell’accisa, un beneficio che viene restituito non alla pompa ma quando si pagano le tasse. Questo favore costa alle casse pubbliche 1,5 miliardi.





