
Secondo quanto riferisce il Wall Street Journal, gli Stati Uniti mirano a usare l’offensiva di Israele contro Hezbollah come un’opportunità per mettere da parte il gruppo terroristico libanese sostenuto dall’Iran sulla strada per l’insediamento di un nuovo governo libanese.
Il Wall Street Journal afferma di aver avuto la notizia da funzionari statunitensi e arabi a conoscenza dei colloqui tenuti con Qatar, Egitto e Arabia Saudita sulla proposta di rompere una situazione di stallo di due anni sull’elezione di un presidente mentre il gruppo terroristico ha perso potere.
Un simile sviluppo, commenta The Times of Israel, potrebbe segnare un cambio di direzione rispetto alle precedenti richieste dell’amministrazione Biden di un cessate il fuoco immediato nel conflitto tra Israele e Hezbollah che, dopo 11 mesi di violenza latente al confine, è recentemente esploso in un conflitto su larga scala.
Secondo il rapporto, il presidente libanese, che è per regola un cristiano maronita, in qualità di comandante delle forze armate, svolgerebbe un ruolo fondamentale nel guidare un governo che gestisca l’attuale crisi. Non va sottovalutato che l’esercito libanese, circa 73 mila uomini male armati, è finanziato dagli Usa.
In buona sostanza, gli Usa, dopo tanto insistere sul cessate il fuoco, ora si avvalgono del fuoco israeliano per cambiare le carte in Libano.
La coerenza non è certamente la maggior virtù dell’amministrazione Biden, dei democratici e dei neo-con, ma alla fine, ancora una volta, ha ragione Netanyahu.
Nelle ultime settimane Israele ha intensificato gli attacchi contro Hezbollah e ne ha annientato quasi tutti gli alti funzionari, tra cui lo storico leader Hassan Nasrallah, ucciso in un attacco aereo sul suo bunker di Beirut. Con Hezbollah indebolito dagli attacchi israeliani, gli Stati Uniti vedono un’opportunità per cambiare la situazione politica in Libano, che è stagnante senza un presidente eletto da due anni.
All’inizio di questa settimana, il portavoce del Dipartimento di Stato americano Matt Miller ha detto ai giornalisti: “Quello che vogliamo vedere uscire da questa situazione, in ultima analisi, è che il Libano riesca a spezzare la presa che Hezbollah ha avuto sul paese, più che una presa, spezzare la morsa che Hezbollah ha avuto sul paese e rimuovere il veto di Hezbollah su un presidente”.
Sempre secondo il rapporto del WSJ, nei giorni scorsi il Segretario di Stato americano Anthony Blinken avrebbe parlato con i leader di Qatar, Egitto e Arabia Saudita per ottenere il loro sostegno all’elezione di un nuovo presidente libanese.
L’operazione cambio del presidente potrebbe innescare una guerra civile e per evitarla è necessario che le azioni siano decise, rapide, nette negli obiettivi, non intralciate da nessun tipo di ostacolo.
Da qui, probabilmente, il fuoco di Idf contro le telecamere di Unifil.
In una nota di Unifil si legge: “Ieri [mercoledi] i soldati delle forze israeliane di difesa hanno deliberatamente sparato e disattivato le telecamere di monitoraggio perimetrale della posizione. Hanno anche deliberatamente sparato su UNP 1-32A, dove si tenevano regolari riunioni tripartite prima dell’inizio del conflitto, danneggiando l’illuminazione e una stazione di trasmissione”.
Nella nota Unifil prosegue: “Ricordiamo all’Idf e a tutti gli attori i loro obblighi di garantire la sicurezza e la protezione del personale e delle proprietà delle Nazioni Unite e di rispettare l’inviolabilità dei locali delle Nazioni Unite in ogni momento. Le forze di peacekeeping dell’Unifil sono presenti nel Libano meridionale per supportare un ritorno alla stabilità sotto il mandato del Consiglio di sicurezza. Qualsiasi attacco deliberato alle forze di peacekeeping è una grave violazione del diritto internazionale umanitario e della risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza”.
Rimane il fatto, inequivocabile, che le forze Onu, presenti nell’area dal 1978, per garantire una buffer zone, ossia una fascia smilitarizzata, hanno fallito tragicamente la missione, dal momento che l’area è diventata la roccaforte di Hezbollah.
In buona sostanza, l’avvertimento di Israele, con lo spegnimento delle telecamere, per quanto duro e difficile da digerire, è: toglietevi di mezzo, tanto siete inutili. Lasciateci lavorare.
La necessità di procedere con la eliminazione di Hezbollah risponde ora anche ai desideri di Washington che, con un salto mortale triplo con avvitamento finale, vuole cogliere la palla al balzo.
L’inviato speciale della Casa Bianca per la regione, Amos Hochstein, ha infatti dichiarato ai funzionari arabi che, con l’indebolimento di Hezbollah, c’è la possibilità di risolvere l’attuale situazione di stallo politico che ha lasciato il Libano senza un presidente da quando il precedente leader, Michel Aoun, ha concluso il suo mandato nel 2022.
La conseguente crisi di leadership ha avuto un impatto ulteriore su una situazione economica disastrosa che ha visto la valuta libanese perdere il 97 percento del suo valore rispetto al dollaro USA dal 2019, facendo sprofondare milioni di persone nella povertà e lasciando il governo incapace di affrontare adeguatamente l’attuale conflitto.
Mercoledì il primo ministro Benjamin Netanyahu ha invitato i libanesi a liberarsi di Hezbollah, che a suo dire è stato indebolito dagli attacchi israeliani ai suoi leader e alle sue infrastrutture.
In un videomessaggio in lingua inglese indirizzato al pubblico libanese, Netanyahu ha detto che il popolo libanese “ha l’opportunità di salvare il Libano prima che cada nell’abisso di una lunga guerra che porterà alla distruzione e alla sofferenza come vediamo a Gaza. Non deve essere così… Liberate il vostro paese da Hezbollah in modo che il vostro paese possa prosperare di nuovo, in modo che le generazioni future di bambini libanesi e israeliani non conoscano né la guerra né lo spargimento di sangue, ma possano finalmente vivere insieme in pace”.
Ieri, a riprova della determinazione israeliana di chiudere la partita con l’eliminazione di Hezbollah, per la prima volta le IDF (forze armate israeliane) hanno portato dei giornalisti israeliani in un villaggio nel Libano meridionale, un chiaro segnale, commenta il Times of Israel, che ritengono di aver acquisito il controllo operativo sulla zona.
Altri segnali della nuova realtà abbondano. Israele ha tagliato una serie di aperture nella recinzione di confine per consentire ai veicoli dell’IDF di attraversare il Libano e le aperture sono ora completamente incustodite.
IDF ha portato i giornalisti in territorio nemico su Hummer scoperti, senza paura di cecchini o mine.
Hezbollah ha sicuramente ancora un po’ di forza ma è ben lungi dall’essere la difesa organizzata e altamente professionale che molti si aspettavano. I soldati hanno detto ai giornalisti di aver affrontato attacchi non coordinati da parte di piccole cellule, che vengono inevitabilmente eliminate. I soldati di un’altra brigata hanno detto al Times of Israel che i combattenti Hezbollah rimasti nel loro settore sono per lo più scoraggiati, nonostante organizzino i periodici agguati.
Per il Libano e per l’intero Medio Oriente, si aprono nuovi scenari.
L’Onu ha fallito da tempo e potrebbe anche tornare a casa.





