
Continua lo stillicidio di notizie sulla guerra tra Russia e Ucraina, con opposte versioni.
Un rappresentante delle forze di sicurezza russe ha detto a Ria Novosti che un’unità di 24 militari della 22a brigata meccanizzata delle forze armate ucraine si è arresa in modo organizzato all’esercito russo vicino al villaggio di Komarovka, nella regione di Kursk.
Il vice capo del Dipartimento politico-militare principale delle Forze armate russe, comandante delle Forze speciali Akhmat, maggiore generale Apty Alaudinov, da quanto riferisce la Tass, ha affermato che le truppe russe stanno stroncando 24 ore su 24 i tentativi di sfondamento ucraini nell’area di Kursk. “La nostra situazione – Apty Alaudinov – è completamente sotto controllo. Il nemico sta cercando di penetrare nel nostro territorio 24 ore su 24. Tutti questi tentativi finiscono con l’eliminazione del nemico e l’incendio dell’equipaggiamento. Ecco perché stiamo distruggendo le riserve del nemico”.
Il capo del centro stampa del gruppo del Battlegroup Center, Alexander Savchuk, ha detto ieri alla Tass che le perdite delle forze armate ucraine nell’area di responsabilità del Battlegroup Center russo in un giorno ammontano a oltre 530 militari.
“Il nemico – ha detto Savchuk – ha perso oltre 530 militari. Quattro veicoli, un obice M777, un cannone D-20 e due obici D-30 sono stati distrutti”.
Savchuk ha poi specificato che anche la 32a Brigata meccanizzata, la 14a e la 15a Brigata della Guardia nazionale dell’Ucraina nelle aree di Dzerzhinsk (nome ucraino – Toretsk), Grodovka e Mirolyubovka sono state sconfitte. Sono stati respinti due contrattacchi dei gruppi d’assalto della 23a e 31a Brigata meccanizzata delle forze armate ucraine.
Di ben altro avviso le notizie che arrivano dalla parte ucraina.
All’indomani della distruzione di un ponte nella regione russa di Kursk, che sta complicando l’evacuazione della popolazione civile, vengono resi noti dettagli in merito alle operazioni di combattimento portate avanti dalle forze aeree ucraine e alla situazione sul terreno.
“I piloti ucraini usano attacchi di alta precisione contro le roccaforti nemiche, le riserve di equipaggiamento, così come i centri logistici e le vie di rifornimento del nemico”, ha riferito il comandante dell’aviazione dell’Ucraina, Mikola Oleshchuk, in messaggi e commenti su Telegram, con un video dell’attacco.
Gli esperti ucraini suggeriscono che il ponte sia stato distrutto da una bomba aerea guidata, una Jdam-Er di fabbricazione statunitense o una Aasm Hammer di fabbricazione francese. All’inizio del video, prima dell’esplosione, sono visibili anche quattro punti di impatto precedenti, coerenti con gli effetti dei colpi dei missili Himars.
Secondo la piattaforma di analisi ucraina DeepState, che monitora gli sviluppi del conflitto, il ponte distrutto si trova sul fiume Seim, a nord di Glushkovo, uno dei distretti della regione di Kursk, nel sud della Federazione Russa.
I blogger militari russi hanno riferito per la prima volta della distruzione del ponte venerdi in serata. Secondo queste fonti russe, l’attacco fa parte dei preparativi per l’operazione ucraina nel distretto, che crea una possibilità di accerchiamento delle forze russe dislocate e complica l’evacuazione obbligatoria di 28 insediamenti, annunciata sempre ieri.
Tuttavia, sempre secondo la stessa fonte, le foto satellitari confermano che la Russia ha già stabilito un passaggio su pontoni a destra del ponte.
L’americano ISW (Institute for the study of war), uno dei più attenti osservatori dell’andamento della guerra, sostiene che le forze ucraine hanno continuato ad avanzare marginalmente a sud-est di Sudzha il 16 agosto, nel mezzo delle operazioni ucraine in corso nell’Oblast di Kursk.
I milblogger russi hanno affermato che le forze ucraine sono avanzate a est di Mirny e a sud di Spalnoye (entrambi a sud-est di Sudzha), e le immagini geolocalizzate pubblicate il 15 agosto indicano che le forze ucraine hanno recentemente operato all’interno di Borki (a sud-est di Sudzha). I milblogger russi hanno affermato che i combattimenti sono continuati a nord di Sudzha vicino a Russkoye Porechnoye, a est di Sudzha vicino ad Agronom e a sud-est di Sudzha lungo la linea Giri-Kamyshnoye-Krupets-Spalnoye. I milblogger russi hanno notato che piccoli gruppi mobili ucraini hanno continuato assalti limitati dietro la linea di contatto esistente nell’Oblast di Kursk e che le forze ucraine hanno continuato assalti vicino a Korenevo e a ovest di Snagost (a sud di Korenevo).
Il Ministero della Difesa russo (MoD) – riferisce ISW – ha affermato che le forze russe hanno respinto un assalto corazzato ucraino in direzione di Gordeevka (a sud di Korenevo) e attacchi ucraini a ovest di Anastasyevka e a sud-est di Kauchuk (entrambi a nord-est di Korenevo e a circa 27 km dal confine internazionale). I milblogger russi hanno anche affermato che le forze russe hanno colpito le forze ucraine che operavano vicino a Otruba (a sud-ovest di Korenevo e lungo il confine internazionale). I filmati geolocalizzati pubblicati il 15 e 16 agosto indicano che le forze ucraine continuano a operare in tutto il limite massimalista rivendicato delle avanzate ucraine all’interno dell’Oblast di Kursk, incluso vicino a Sudzha.
Fin qui le notizie.
Maskirovka o trappolone?
Veniamo, ora, a possibili scenari, suggeriti dal New York Times, ripreso da Formiche.net.
Il 6 agosto l’Ucraina ha lanciato un’operazione militare in territorio russo e uno degli elementi che sono stati evidenziati in questi giorni dai media è stato l’effetto sorpresa, ossia la capacità degli ucraini di mascherare fino al momento dell’esecuzione le loro intenzioni in un contesto dove ormai qualsiasi movimento è localizzato.
Tuttavia, Formiche.net pone alla nostra attenzione una riflessione.
“Qualcuno – riferisce Formiche.net – si era accorto che qualcosa non andava. Circa un mese prima dell’attacco era stato presentato ai vertici militari russi un rapporto in cui si affermava che “le forze erano state individuate e che l’intelligence indicava i preparativi per un attacco”, ha dichiarato Andrei Gurulyov, membro di spicco del Parlamento russo ed ex ufficiale di alto rango dell’esercito, dopo l’incursione. “Ma dall’alto è arrivato l’ordine di non farsi prendere dal panico, e che chi sta in alto lo sa bene”.
L’informazione riferita da Fomiche.net viene dal New York Times
Scrive il NWT: “Le scene erano decisamente russe. Uno stabilimento della Gazprom. Bandiere con le tre strisce orizzontali bianche, blu e rosse, simbolo del paese. Un supermercato Pyatyorochka. I soldati che hanno pubblicato i video, verificati dal New York Times, erano ucraini e mostravano quasi con entusiasmo la facilità con cui erano riusciti a oltrepassare il confine e a superare le linee di difesa russe nell’ultima settimana”.
Tutto facile, insomma e con una facilità che desta sospetti.
Va anche tenuto in considerazione il fatto che da settimane gli ucraini attaccavano nella zona centri di comunicazione russi, la qual cosa non può non aver insospettito Mosca.
Se guardiamo gli effetti fino ad ora raggiunti, sembra che l’operazione ucraina in terra russa sia un trappolone.
Vediamo perché.
L’operazione di terra è stata giustificata come alternativa all’autorizzazione a usare le armi occidentali non in difesa, ma in attacco alla Russia.
Risultato: autorizzazione negata, ad eccezione del Canada (che apre una spaccatura nella Nato).
Uno degli obiettivi era alleggerire il fronte sud, facendo spostare truppe russe nell’area di Kurks.
La realtà è che le truppe russe si avvicinano alla periferia di Pokrovsk (i civili sono in fuga), principale obiettivo dell’offensiva russa in quanto punto nevralgico per gli approvvigionamenti ucraini. Pokrovsk si trova sulla superstrada E50 che collega Pavlohrad a Dnipro, punto strategico per operazioni ucraine. Venerdi i russi hanno occupato il villaggio di Serhiivka.
Se la Russia riuscisse a prendere il controllo di Pokrovsk, un obiettivo che ha da settimane, si avvicinerebbe significativamente al controllo della regione di Donetsk, impossessandosi di una linea di rifornimento molto importante per l’Ucraina.
Secondo alcuni ufficiali dell’esercito ucraino citati dal Wall Street Journal, non ci sono state avvisaglie di un rallentamento dell’avanzata russa dopo l’attacco ucraino più a nord. La Russia sembra aver dirottato lì soltanto una piccola parte delle truppe impegnate altrove. Il vantaggio russo in termini di munizioni continua a essere netto, ma è soprattutto la mancanza cronica di soldati a rendere sempre più sproporzionato il confronto tra Ucraina e Russia sul fronte orientale.
L’obiettivo di alleggerire il fronte sud, facendo spostare truppe russe nell’area di Kurks, è pertanto fallito.
Nel frattempo è emersa la vicenda del Nord Stream 2, con l’Ucraina colpevole di aver danneggiato gli interessi della Germania e con il probabile risultato di creare all’interno del mondo tedesco una reazione anti Ucraina che già era sufficientemente forte.
Che le notizie siano vere o non siano vere, rimane il fatto che la Germania ha emesso un mandato di cattura per un ucraino e che il Wall Street Journal ha raccontato che Zelensky sapeva e approvava, salvo poi desistere per pressioni della Cia, mentre i suoi generali procedevano.
Nel frattempo, mentre Commissione UE ancora non nata dopo il voto di giugno, abbia comunque trovato il tempo di varare il 17° inutile pacchetto sanzionatorio (a renderlo noto ci ha pensato il Financial Times), la multinazionale statunitense Slb, la più grande società di servizi per giacimenti petroliferi al mondo, si sta espandendo in Russia nonostante le sanzioni nei confronti di Mosca.
Slb approfitta anche dell’uscita dal mercato russo dei principali rivali, ovvero Baker Hughes e Halliburton, a loro volta statunitensi, che hanno venduto le loro attività russe a imprenditori locali nel 2022.
A darne notizia è ancora il quotidiano inglese Financial Times che ricorda anche come la società, con sede a Houston e precedentemente nota come Schlumberger, abbia firmato nuovi contratti e assunto centinaia di dipendenti in Russia. Nell’ultima trimestrale Slb ha registrato profitti per 1,2 miliardi di dollari, in crescita del 19%. I ricavi sono saliti del 13% a 9,1 miliardi di dollari, nonostante la flessione sul mercato statunitense. L’82% dei proventi del gruppo proviene comunque dall’estero.
A controllare la società sono i colossi della finanza americana. Il primo azionista è il gruppo Vanguard con il 9,6%, seguito da Blackrock (8%), Capital World (7,3%) e State Street (4,7%).
Vuoi vedere che a Zelensky hanno preparato un trappolone?
E alla von der Leyen? Inutile sprecare tempo.





