In crescita anche i populisti – Verdi fuori dal Parlamento – Progressisti al 7,8%
Il partito “Lista Unita” del primo ministro uscente lettone Andris Kulbergs è in testa alle elezioni legislative in Lettonia, secondo i risultati quasi definitivi.
Questo risultato indica che il Paese baltico non dovrebbe modificare la propria linea filoeuropea e filoucraina.
Tuttavia, i partiti populisti hanno ottenuto un buon risultato, al termine di una campagna elettorale dominata dalle preoccupazioni relative alla vicina Russia e al costo della vita nel Paese.
In Lettonia, secondo i risultati resi noti dalla commissione elettorale, il partito di Kulbergs ottiene oltre il 35% dei voti (ben oltre le previsioni dei sondaggisti) e 42 deputati alla Saeima, il Parlamento monocamerale lettone, che conta 100 seggi.
Al di là della ripartizione dei seggi, la sfida è la formazione di una coalizione in grado di governare.
Tra i partiti che compongono l’attuale coalizione attorno a Lista Unita, l’Alleanza Nazionale (nazionalista) si colloca al quarto posto con l’8,9% e 10 seggi, mentre Nuova Unità (di centro) è al sesto posto con il 6,32% dei voti e sette seggi.
L’Unione dei Verdi e degli Agricoltori non è riuscita a superare la soglia di sbarramento del 5% necessaria per entrare in Parlamento.
I Progressisti (PRO), partito socialdemocratico filoeuropeo favorevole a una maggiore protezione sociale e agli aiuti all’Ucraina, si collocano al quinto posto con il 7,83% e 9 seggi.
La formazione populista, “La Lettonia prima di tutto” (LPV), si colloca al secondo posto con il 13,1% dei voti e 17 deputati. Guidata dall’imprenditore Ainars Slesers, regolarmente paragonato dai media al presidente americano Donald Trump, il partito attira l’elettorato con un discorso conservatore e promesse di rilancio economico, e potrebbe avere voce in capitolo nei negoziati di coalizione.
Un altro partito populista, “Potere sovrano” (Suverena vara, SV), guidato da Julija Stepanenko, si colloca provvisoriamente al terzo posto con l’11,7% dei voti e 15 seggi.
Critico nei confronti degli aiuti all’Ucraina e dell’aumento delle spese militari, questo partito mette in primo piano le difficoltà economiche del Paese. Considerato filorusso dai suoi detrattori, SV rimane tuttavia isolato dalla maggior parte degli altri partiti.





