
di Giulio Galetti
Trovo certamente corretto quanto formulato dal Presidente della Repubblica riguardo le vittime dell’incidente aereo verificatosi domenica: «Esprimo il mio cordoglio per la morte del Presidente Ebrahim Raisi, del Ministro degli Esteri Hossein Amir Abdollahian e di tutte le vittime della sciagura aerea che si è consumata nella giornata di ieri». Analoghi messaggi sono strati espressi, fra gli altri, dal Presidente del Senato e dal Presidente del Consiglio.
In una occasione del genere il rispetto delle vittime è primario, anche se nella fattispecie non è comunque facile non ricordare che, soprattutto Raisi, era pienamente allineato con il suo mentore Khamenei, al punto da essere indicato come probabile successore alla guida della Repubblica Islamica.
Eletto presidente al primo turno delle elezioni del 18 giugno 2021 con 18 milioni di voti (il 62% delle preferenze). Studente di teologia e giurisprudenza islamica della sua Guida Suprema, Ali Khamenei. Sulla scia degli eventi della rivoluzione venne nominato (ventenne) procuratore generale di Karaj.
Fa una carriera fulminea, procuratore capo della capitale dal 1989 al 1994, vice capo della magistratura dal 2004, poi procuratore generale dello Stato islamico, nel 2016 Raisi venne messo da Khamenei a capo della ‘Astan Quds Razavi’, una delle più grandi fondazioni religiose del Paese che sovrintende al santuario dell’Imam Reza di Mashad. Tre anni dopo divenne capo della magistratura. Fa parte dell’Assemblea degli Esperti, l’organo che elegge la Guida Suprema.
É il genero dell’influente ayatollah Ahmad Alamolhoda, unico consultato da Khamenei nelle decisioni importanti.
É legato alla cosidetta ‘commissione della morte’, un tribunale speciale voluto dall’ayatollah Khomeini in persona che nel 1988 condannò al patibolo – secondo il Center for Human Rights in Iran -circa 4600 prigionieri politici iraniani: laici, cristiani, ebrei e molti comunisti oppositori dello Scia di Persia che sperimentarono la teocrazia sulla loro pelle.
La sua intransigenza si palesó nuovamente verso gli attivisti dell’Onda Verde che nel 2009 protestavano contro la rielezione di Mahmoud Ahmadinejad. “A coloro che parlano di ‘compassione islamica e perdono’, noi rispondiamo: continueremo ad affrontare i rivoltosi fino alla fine e – diceva – sradicheremo questa sedizione”.
Piú recentemente, insediatosi nell’agosto 2021 alla presidenza della Repubblica Islamica é il protagonista del giro di vite che ha introdotto il controllo ferreo sul velo indossato dalle donne iraniana con l’autorizzazione a usare il riconoscimento facciale nei luoghi pubblici per identificare le donne che violano le regole sull’abbigliamento. Infine ha rifiutato ogni provvedimento di clemenza per coloro che sono stati condannati a morte, esortando i tribunali a esprimersi sempre con la massima severità. Il 2022 ha visto 610 esecuzioni e il 2023 ha registrato un nuovo record con 653 impiccagioni e 200 lapidazioni per un totale di 853 vittime.





