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Il Campo largo deve leggere i numeri e poi proporre le spese

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Campo largo

La struttura “produttiva” italiana è da rottamare

Giuro che non romperò le scatole più di tanto citando troppi numeri.
Per rispondere a chi mi domanda perché sostengo che il “programma” del Campo largo è poco più di una bufala, invito a leggere solo pochissime cifre.

Bilancio dello Stato (Dati 2025 non ancora aggiornati).
Entrate (milioni): Tributarie: 640.156; Extra tributarie: 88.331; altre: 345 – Totale: 728.833.

Spese (milioni): Spese correnti: 669.050; Spese in conto capitale: 140.451: Interessi sul debito: 106.268; Rimborso prestiti: 283.775.
Totale: 1.199.545.

Dunque, ricorso a debito: 470.712.

E basta numeri.

Due osservazioni.

1. Le poste finanziarie (interessi e rimborso prestiti) che sembrano desaparecidos in tutti i ragionamenti che sento fare, quasi fossero quisquilie – valgono 1/3 dell’intero bilancio di spese e il 40% delle entrate.

2. Le sole entrate “interne” riuscirebbero a pagare – oltre l’obbligatorio pagamento degli interessi e della restituzione dei prestiti venuti a scadenza – un po’ meno della metà degli stipendi e delle pensioni oltre a ben poco del welfare (spese correnti) e una piccolissima quota degli investimenti (spese in conto capitale).

Dunque, senza gli investitori che ci “prestano” del denaro, non ci mancherebbe solo il pane: mancherebbe l’aria.

Tra i tanti argomenti, mi fermo a questo. Ma ci sarebbe tanto altro.
Ho semplificato qualcosa a scapito della precisione: credo tuttavia di aver reso l’idea.

Quando vedo “rivendicazioni” che bypassano ogni ragionamento su questo delicato equilibrio che è il bilancio dello Stato Italiano, a me si rizzano i capelli.

Sento parlare di politica non espansiva (vero: ma trascurando quella cosa di poco conto che si chiama inflazione) e, anzi, di indirizzo recessivo. Recessivo? Devo essermi perso qualcosa.

Bisogna arrendersi? No.

Io credo sia possibile impostare una politica di bilancio ed economica diversa da quella fatta e sostenuta da questo Governo. Ma bisogna valutare attentamente ogni variazione che si intende apportare a questo raggiunto equilibrio. Le teorie keynesiane vanno applicate tutte, non solo per quello che ci fa comodo.

Anche qui semplifico: bisogna essere seri non fosse altro perché gli investitori si fidano di una politica molto attenta che – se non ne diamo atto noi, lo hanno fatto e lo fanno gli investitori stessi, che sono poi gli unici a contare qualcosa – è stata svolta in questi ultimi anni.

Allora. Una politica di spesa è, a mio parere, possibile. Welfare e aumento di PIL soprattutto attraverso retribuzioni più alte non sono dietro l’angolo ma non sono impossibili. Bisogna, però, predisporre un progetto che rassicuri chi i soldi per campare ce li ha.

E quello che appare sul tavolo dell’opposizione è esattamente il contrario. Pesantemente al contrario.

Soldi per campare: detto così, sembra brutto, com’è brutta ogni verità scomoda.

Una scomodità che completo con una “mia” verità: la struttura “produttiva” italiana è da rottamare.

Anzitutto la burocrazia, poi la disattenzione alla produttività, poi la disorganizzazione, poi una macchina di distribuzione della ricchezza che è profondamente segnata da particolarismi, poi la spesa fatta con i contentini più o meno elettoralistici…

Salto le beghe giudiziarie.

Su tutto, una politica rissosa che gioca ad alimentare speranze della gente – che di problemi ne ha fin sopra i capelli – con facilonerie che servono solo, in mancanza di una prospettiva seria e credibile, a peggiorare il tutto.

Chi ci crede, esplode con la rabbia.

Chi dubita, prende le distanze.

E tutti i mali, che non si affrontano, restano lì dove sono e fanno danno.

Non è così che se ne esce.

Autore

  • Giuseppe Augieri

    Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.

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