Cinque ipotesi per una maggioranza che governi o per nuove elezioni
La conclusione politica, per ora, è chiara: Netanyahu conserva una posizione parlamentare rilevante, ma non ha una maggioranza garantita; l’opposizione guidata da Gadi Eisenkot non dispone a sua volta dei numeri per governare da sola.
I partiti arabi hanno ottenuto un risultato storico e possono diventare determinanti nella formazione del prossimo governo.
Blocco Netanyahu: Likud, partiti religiosi e destra nazionalista – 53 seggi
Blocco di opposizione: area guidata da Gadi Eisenkot – 48 seggi
Partiti arabi: Lista Unita e Ra’am – 19 seggi
Totale: 120 seggi. Maggioranza assoluta: 61.
Questi sono i risultati comunicati per le schede ordinarie, che rappresentano circa l’86% del voto complessivo. Restano circa 650.000 schede speciali, comprese quelle di militari, diplomatici all’estero e persone ricoverate; la ripartizione potrebbe ancora cambiare. Non sono quindi ancora i risultati ufficiali definitivi.
Il Likud di Netanyahu è il primo partito con 26 seggi; Yashar di Eisenkot ne ha 21. Ma in Israele la formazione del governo dipende dalla maggioranza parlamentare, non soltanto dal partito arrivato primo.
Le opzioni politiche sono almeno cinque.
Scenario A – Netanyahu ricompone la maggioranza di destra
53 seggi di partenza – Netanyahu dovrebbe trovare almeno altri 8 voti, sulla base della ripartizione attuale, oppure beneficiare di variazioni nello scrutinio finale.
Il problema è che i principali partiti religiosi e nazionalisti sono già nel suo campo. Perciò non basta una semplice intesa con gli alleati esistenti: occorrerebbe convincere parlamentari o forze esterne al blocco.
Il primo ministro ha escluso un governo dipendente dai partiti arabi.
Scenario B – Governo Eisenkot con sostegno arabo
48 + sostegno esterno – Eisenkot potrebbe tentare di formare un governo con i partiti sionisti dell’opposizione e ottenere l’appoggio esterno della Lista Unita e di Ra’am.
I 19 seggi arabi rendono questa strada numericamente rilevante. Non è necessario che tutti i partiti arabi entrino formalmente nel governo: potrebbero sostenerlo dall’esterno o astenersi in votazioni decisive, secondo i termini dell’intesa.
Eisenkot e altri leader dell’opposizione hanno posto limiti alla collaborazione con i partiti arabi; Netanyahu usa proprio questa possibilità come argomento contro un governo alternativo. Occorrerebbe quindi un cambiamento politico sostanziale.
Scenario C – Governo di unità nazionale
Compromesso – Likud e una parte dell’opposizione potrebbero negoziare un governo più ampio, coinvolgendo Eisenkot, Bennett o altri partiti centristi.
Una coalizione di questo tipo potrebbe ridurre la dipendenza dalla destra più radicale e dai partiti arabi, ma richiederebbe un accordo su leadership, sicurezza, responsabilità per il 7 ottobre, servizio militare degli ultraortodossi e riforme istituzionali.
La distanza politica e personale tra i dirigenti, insieme al conflitto sulla permanenza di Netanyahu alla guida del governo.
Scenario D – Governo di minoranza
Possibile ma fragile – Un candidato potrebbe ottenere la fiducia della Knesset senza disporre stabilmente di 61 deputati propri, grazie all’astensione o al sostegno esterno di altri partiti.
Questo potrebbe permettere a Eisenkot di governare con un’intesa parlamentare limitata, oppure a Netanyahu di restare in carica se riuscisse a raccogliere appoggi sufficienti su singole votazioni.
Bilanci, leggi e decisioni di sicurezza richiederebbero maggioranze negoziate ogni volta. La stabilità sarebbe ridotta.
Scenario E – Nuove elezioni
Esito del fallimento negoziale – Se nessun candidato riuscisse a formare una coalizione, Israele potrebbe tornare al voto. Nel frattempo Netanyahu resterebbe primo ministro ad interim.
Il presidente Isaac Herzog ha dichiarato di voler evitare una nuova tornata e ha invitato i partiti a negoziare con apertura mentale.
I prossimi passaggi istituzionali
Secondo la ricostruzione di Al Jazeera, i risultati ufficiali sono attesi il 4 novembre. Successivamente Herzog consulterà i rappresentanti dei partiti e incaricherà il candidato che riterrà più in grado di formare una maggioranza.
Il candidato avrà inizialmente 28 giorni, con la possibilità di ottenere altri 14 giorni di proroga. Se fallirà, potranno essere incaricati altri candidati secondo la procedura prevista dalla legge. Nel frattempo, il governo uscente rimane in carica ad interim.
Che cosa cambia sul piano geopolitico?
Se Netanyahu resta al governo, è probabile una continuità nell’impostazione di sicurezza verso Iran e Hamas e una forte influenza dei partiti nazionalisti e religiosi, salvo cambiamenti imposti dagli accordi di coalizione.
Se Eisenkot forma il governo, potrebbe cambiare il rapporto con alcuni alleati occidentali e la gestione delle responsabilità per il 7 ottobre; non ne consegue automaticamente un cambiamento radicale della politica verso Iran e Hamas.
Se nasce un governo di unità, la politica di sicurezza potrebbe restare relativamente stabile, mentre potrebbero cambiare i rapporti fra governo, istituzioni e partiti religiosi.
Se si torna al voto, l’incertezza politica si prolunga e il governo ad interim continua a gestire gli affari correnti.
In sintesi: al momento non c’è un vincitore in grado di governare da solo. Netanyahu ha 53 seggi, Eisenkot 48 e i partiti arabi 19 nel conteggio delle schede ordinarie.
Il negoziato decisivo sarà fra una maggioranza di destra da ricomporre, un possibile governo alternativo sostenuto dall’esterno e un compromesso più ampio.





