Il grande “delitto” della Massoneria e i suoi “terribili segreti”
A partire dal XII secolo, nacquero associazioni di mercanti, di artigiani, chiamate Gilde, diventate, nel tempo, corporazioni dei muratori, particolarmente presenti nelle isole britanniche.
Tali corporazioni, goderono di notevole prestigio per il fatto che erano impegnate alle costruzioni di imponenti cattedrali e monasteri e, pur mancando in quelle lontane epoche, architetti specializzati, esse conoscevano i fondamenti di tecniche di costruzione, di cui conservavano il segreto da passare alle future generazioni, in quanto tali tecniche assumevano, ai loro occhi, un carattere di sacro, di magico.
Ebbene, le corporazioni di questi muratori, avevano non solo colpito l’immaginazione popolare, ma suscitato simpatia e interesse fra le classi dirigenti: nobili, borghesi, militari, curiosi delle loro tecniche di costruzione e desiderosi di apprenderne i segreti, avevano espresso il desiderio di entrare a farne parte.
Tali corporazioni, specialmente in Inghilterra, avevano assunto il nome di Massoneria, che diventò una grande forza sociale, fino a quando non apparve il Rinascimento e l’interesse dell’opinione pubblica verso la Libera muratoria, da quel momento, venne meno, eclissato dall’apparizione di architetti per cui le corporazioni indirizzarono i loro obiettivi verso la filosofia e la scienza.
Nel primo decennio del XVI sec., la Chiesa della Toform non aveva che da compiacersi e rallegrarsi con siffatta concezione speculativa e dottrinale dei cosiddetti Freemason: uomini di cultura, artisti, filosofi, militari, occultisti, confluirono gioiosi nella società dei Liberi Muratori, società a cui i Rosa+Croce avevano portato il secretum di antiche eredità di conoscenze esoteriche.
“Il massone ha come primo dovere quello di essere fedele a Dio e alla Santa Chiesa nonché tenere lontano l’errore e l’eresia”; questo era il fondamentale precetto sul quale poggiava la pietra simbolica delle prime logge.
E di fronte alla pericolosa insorgenza delle nuove correnti di pensiero che stavano apparendo all’orizzonte fondate sulla ragione, anche la Chiesa della Controriforma faceva buon viso alla Massoneria nutrita di misticismo, anche se le ceneri di Giordano Bruno erano ancora calde e la condanna di Galileo stava a indicare un minaccioso ammonimento contro ogni deviazionismo della scienza e della ragione.
Le alte gerarchie clericali si chiedevano cosa volevano questi nuovi araldi del Libero Pensiero e cosa rappresentavano quegli strumenti che appartenevano all’antica attività latomistica – la squadra, il compasso, la livella, il filo a piombo, il mazzuolo e la cazzuola – opportunamente elevati a simbolo di perfezionamento interiore.
E, soprattutto, cosa si intendeva “costruire l’uomo interiore che opera in nome e a gloria del Grande Architetto dell’Universo”.
Non tardò molto alla Chiesa e, specialmente alla nascente Inquisizione istituita da Paolo III, di comprendere che in quelle cerimonie e in quei simboli si nascondevano Verità non proprio ortodosse fino a quando, nel luglio del 1717, l’Inquisizione Romana indisse a Firenze una “conferenza straordinaria” per trattare la questione massonica.
Fu in quell’occasione che la Santa Sede ruppe ogni indugio emanando una Bolla di scomunica: “…Condanna della Società o delle Associazioni segrete dette dei Liberi Muratori, sotto pena di scomunica immediata”.
“Gli affiliati alla Massoneria – dicevano gli informatori della “curia romana – si riuniscono di notte, perché? Non si rifugia nelle tenebre chi non ha nulla da nascondere”.
“… buginavasi cagione d’ogni disgrazia della Toscana, essere in Firenze una nuova scellerata eresia: avere essa preso di mira non questo o quel dogma della Cattolica Religione, ma ogni e qualunque religiosa credenza; averla introdotta da più anni gl’Inglesi, tanto per avidità di lucro, accarezzati, sebbene eretici, dai fiorentini… aver essi dato uno strettissimo giuramento, confermato da orribili esecrazioni… appartenere a così empia e scellerata congrega non mica persone umili, semplici del volgo o umili artefici, ma parecchi dei più ricchi e ragguardevoli gentiluominj… Perciò ordiniamo ad ogni singolo ed a tutti i fratelli cristiani, sieno essi laici o religiosi ed a qualunque razza appartengano, in virtù della Santa Obbedienza, che nessuno abbia l’audacia di iscriversi nella detta società di Massoni – o come altra possa chiamarsi”.
Dato a Roma, in Santa Maria Maggiore, nell’anno dell’Incarnazione del Signore 1738 addì 28 Aprile nell’ottavo anno del Nostro Pontificato.
I Papi che salirono al Soglio si uniformarono alla Bolla di Papa Clemente XII; Pio VIII, Gregorio XII e Pio IX (il liberale Papa Mastai), definì la Massoneria “sinagoga di Satana”, “setta criminosa e immorale”, “società scellerata”; da ultimo, nel 1884 Papa Leone XIII definì la Massoneria “epidemia immonda, regno di satana, preghiamo il mondo cattolico per lo sterminio di questa peste (impuram hanc luem…)”.
Il grande “delitto” della Massoneria è stato quello di aver diffuso un fenomeno nuovo, la conoscenza di cause ed effetti ancora del tutto ignoti alla scienza ufficiale di allora.
Ma non impose altra religione e di credere in tutto ciò che i dogmi religiosi stabilivano come oggetto di fede, dall’esistenza di Dio uno e trino all’immortalità dell’anima, ma aggiunsero: “su tutte queste sublimi cose noi vogliamo dire qualcosa di più. Ma non a tutti né in pubblico, soltanto ai nostri Fratelli, a mano a mano che nella loro mente e nell’anima sarà maturata una giusta disponibilità ad accogliere il messaggio”.
I “terribili segreti” che secondo Clemente XII avevano bisogno delle tenebre per essere confidati, erano solo questi: una sola integrazione della dottrina cristiana, nell’evoluzione interiore dell’uomo, accelerata dall’Arte insegnata e praticata negli alti gradi, identificava il via per un progressivo “indiamento” (come dice Marsilio Ficino), la sua alchemica trasformazione.
Questo è stato il terribile segreto che permise a Clemente XII e ai suoi successori di scomunicare la Massoneria.
A che ora siamo della notte?
Chi scrive non crede che Chiesa Cattolica e Massoneria possano riavvicinarsi; con il Concilio Vaticano II c’è stata una parvenza di riavvicinamento nel reciproco rispetto delle diverse, discordanti concezioni.
Con il Papa regnante, si è tornati ab ovo.
Cosa possono dirsi due mercanti, uno dei quali non è disposto a rinunciare ad un soldo né ad una merce del suo, ma solo pretende di ciarlare, sermoneggiare, autoincensarsi, e che l’altro lo stia a sentire.
Ed esige, da chi invece cerca di guadagnarsi da vivere, rispetto, comprensione, ascolto, accoglienza, ammirazione, per i suoi discorsi senza pro e senza sugo…





