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GAETANO FILANGIERI

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di Raffaele Romano

L’uomo che contribuì alla stesura della Costituzione americana.

Nato a San Sebastiano al Vesuvio il 22 agosto 1753 e morto a Vico Equense il 21 luglio del 1788 è stato uno fra i più grandi giuristi napoletani.

La sua opera più importante “La Scienza della Legislazione” è stata l’opera su cui si sono formati, fra gli altri, i protagonisti della Repubblica napoletana del 1799. Il titolo stesso è molto significativo: racchiude in sé le aspirazioni dell’Illuminismo alla riforma della società su basi razionali eliminando l’idealismo che imperversava.

La sua più grande opera, portò alla luce le ingiustizie sociali che affliggevano anche la Napoli borbonica come le tante altre capitali europee: Parigi, Londra, San Pietroburgo pervasa dal lusso sfrenato dei privilegi feudali di aristocrazia e clero sfruttatori del popolo; al tempo stesso essa chiese alla Corona di farsi portatrice di una “rivoluzione pacifica“, una sorta di modello di monarchia illuminata, secondo i canoni dell’illuminismo, da conseguire attraverso un’azione riformatrice da attuarsi sugli strumenti giuridici.

L’ambiente in cui Filangieri era nato e cresciuto era impregnato di venature di una forte carica morale e dalla fedeltà alle linee politiche di Carlo di Borbone, proseguite, dopo il 1759, quando il re assunse il trono di Spagna, dal fedele ministro Bernardo Tanucci. furono gli anni in cui il Genovesi insegnava ai giovani napoletani i principi basilari delle scienze economiche, richiamandoli ad un più attento esame della concreta situazione del Regno, della sua dipendenza commerciale dalle grandi potenze europee, delle vie da seguire per mettersi al passo con i paesi più progrediti. Dall’insieme di queste considerazioni discendeva tra l’altro un giudizio decisamente negativo della funzione dell’aristocrazia meridionale, critica che Filangieri, benché fosse egli stesso un nobile, espresse più volte.

I nobili apparivano ai suoi occhi oziosi e annoiati perdigiorno, inorgogliti da titoli altisonanti e prolissi, molto litigiosi e sostanzialmente contrari ad ogni riforma volta al progresso del Regno. Nel 1771, a soli 18 anni, scrisse la Morale de’ legislatori, in cui la fede in Dio restava la base morale dell’edificio sociale, il punto di riferimento che, accrescendo “la speranza di un premio eterno, fa argine alle interne reità“. Già allora quindi, a poco più di ventidue anni, pose le basi delle sue Riflessioni in una massima che era ormai divenuta un punto fermo del pensiero politico dell’Illuminismo europeo: “nei governi dispotici gli uomini commandano, nei governi moderati commandano le leggi“. Ne discendeva che nessun cittadino, tanto più se ricopriva un’alta carica dello Stato e della magistratura, doveva considerarsi superiore alle leggi. Il suo più grande amico fu, sicuramente, Francesco Mario Pagano nominato nel 1770 lettore straordinario di etica nell’università e con lui aderente alla massoneria.

Nell’Introduzione alla sua opera scrisse “Quali sono gli oggetti che hanno fino a questi ultimi tempi occupati i Sovrani d’Europa?” si domandava nelle prime righe del suo grande affresco giuridico-costituzionale, e la sua risposta fu durissima: “trovar la maniera di uccidere più uomini nel minor tempo possibile“. Il suo pensiero sui regnanti a Napoli lo espresse in modo chiaro ed inequivocabile: “Lo spettacolo dell’impostura e dell’ignoranza costantemente trionfante è troppo vicino per poter essere con indifferenza osservato. La Colonia straniera che ci domina e ci disprezza, e che s’ingrandisce e si consolida sempre più, si è assolutamente resa insopportabile più pe’ suoi individui, che pel suo Capo…“.

Morì affetto da tubercolosi a soli 35 anni ed essendo stato iniziato alla massoneria in una loggia napoletana di costituzione inglese, Filangieri ebbe solenni funerali massonici, celebrati da Domenico Cirillo, Mario Pagano, Donato Tommasi e Giuseppe Leonardo Albanese, ai quali parteciparono delegazioni di tutte le logge napoletane di obbedienza inglese.

Della sua grande opera “La Scienza della Legislazione” fino all’Ottocento si contarono ben 40 edizioni italiane e 28 in lingue straniere. I migliori complimenti li ricevette da Benjamin Franklin, il quale avviò una corrispondenza con il Filangieri e tenne presente le sue idee per la stesura della Costituzione americana. Ci furono una decina di lettere fra i due che vertono sul tema dei diritti civili e sulla schiavitù e furono centrali per la nascita degli Stati Uniti d’America. I testi originali sono conservati presso l ‘American Philosophical Society, l’Historical Society of Pennsylvania a e il Museo Civico Filangieri di Napoli.

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  • Redazione

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