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BANCO BPM BOCCIA L’OPS DI UNICREDIT

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a cura di Agenzia Nova

Piazza Meda ha bocciato l’ops dell’istituto di Gae Aulenti. A tre giorni dal lancio dell’offerta pubblica di scambio volontaria lanciata da UniCredit, il consiglio di amministrazione di Banco Bpm ha respinto l’ops, definita “totalmente inadeguata e non corretta” dal presidente Massimo Tononi, nella conference call che si è tenuta oggi per riferire sull’argomento. Anche il ceo Giuseppe Castagna è intervenuto affermando che “continueremo a suggerire ai nostri azionisti di non aderire all’offerta”. L’insoddisfazione dell’istituto è in primis finanziaria, dato che l’offerta non riconosce il premio per il controllo agli azionisti del Banco, “incorpora un premio dello 0,5 per cento rispetto al prezzo dell’azione del Banco al 22 novembre 2024” e “non riflette sostanzialmente alcun premio per il controllo”. Inoltre, prendendo in considerazione i valori puntuali dei prezzi ufficiali 6 mesi e 12 mesi prima dell’annuncio dell’ops, il corrispettivo “riflette addirittura uno sconto rispetto al prezzo dell’azione Banco Bpm, a tali date, rispettivamente pari al 3,4 per cento e al 15,3 per cento”. L’offerta di UniCredit implica un’attribuzione agli azionisti del Banco di una partecipazione totale pari a circa il 14 per cento (su base ex dividendo) e questa percentuale “non riflette la contribuzione di Banco Bpm all’utile netto 2027 atteso dell’entità combinata (pari al 18 per cento circa). La somma degli utili 2027 attesi dagli istituti è 12,15 miliardi” e agli azionisti di Piazza Meda spetterebbe una quota parte di utile pari a circa 1,7 miliardi, inferiore per 0,45 miliardi rispetto all’utile netto 2027 previsto nel Piano Industriale” ha riferito la banca.

Piazza Meda ha anche evidenziato che a differenziare le due banche sono i differenti modelli di business. Il Banco ne ha uno “robusto e diversificato, rafforzato anche dalla recente acquisizione di Anima”. Infatti, il modello a cui sta guardando la banca guidata da Castagna “include fabbriche prodotto e soluzioni sviluppate internamente o in partnership con importanti operatori specializzati con solide opportunità di crescita e valorizzazione” e “consentirà di diversificare ulteriormente le fonti di generazione di ricavi, favorendo nel medio lungo termine il riequilibrio tra componente commissionale e margine di interesse. In prospettiva le componenti non legate all’andamento dei tassi di interesse incrementeranno la propria incidenza dal 40 per cento circa del 2024 fino al 50 per cento del 2027 come previsto dal piano strategico, anche grazie all’integrazione e al pieno contributo di Anima all’interno delle fabbriche prodotto di Banco Bpm”. A complicare lo scenario c’è la questione golden power: UniCredit non avrebbe chiarito gli effetti dello strumento esercitato dal governo sull’offerta. Secondo il Banco il provvedimento del golden power “nel riscontrare nell’attuale contesto geopolitico oggettivi rischi per la sicurezza nazionale”, ha imposto a UniCredit di “cessare tutte le attività in Russia (raccolta, impieghi, collocamento fondi prestiti transfrontalieri) entro nove mesi dalla data del (presente) provvedimento. Pertanto, ove Unicredit rinunciasse alla Condizione Altre Autorizzazioni” e l’ops “divenisse quindi efficace, Unicredit dovrebbe ottemperare alle prescrizioni imposte, ma gli “effetti sull’Offerente non sono stati dallo stesso chiariti a seguito del provvedimento golden power”, pena l’imposizione “di sanzioni amministrative pecuniarie pari al doppio del valore dell’operazione, e comunque non inferiore all’1 per cento del fatturato realizzato nell’ultimo esercizio per il quale sia stato approvato il bilancio”.

Per Banco Bpm la combinazione con l’istituto di Orcel presenterebbe dunque elementi di rischio per le “significative differenze nelle strategie perseguite dalle due banche”, con la strategia di Piazza Meda “incentrata sulla generazione di valore per l’azionista attraverso la piena valorizzazione delle opportunità di sviluppo del business presso la clientela di riferimento, con specifico riguardo alle famiglie e alle Pmi”. La banca guidata da Orcel ha promosso “negli ultimi anni una strategia che ha comportato una riduzione delle attività ponderate per il rischio che tra il 2020 e il 2024 sono passate da 326 miliardi di euro a 277 miliardi; per l’Italia, tale orientamento si è tradotto in una riduzione delle attività di rischio ponderate da 131 miliardi a 101 miliardi negli anni dal 2020 al 2024 a cui appare riconducibile una riduzione dei volumi di impieghi da 168 miliardi a 145 miliardi nello stesso periodo”. Non da ultimo potrebbe diluirsi il valore di Anima visto che UniCredit “ha dichiarato di non avere elaborato un piano strategico e non ha chiarito quali siano i propri piani futuri relativamente ad Anima”.

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  • Redazione

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