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Covid, incapacità politica e tecnica in un disastro epocale – Parte 11

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I provvedimenti relativi a Covid-19 e le loro tragiche conseguenze

Questi articoli sono tratti dal dossier steso da Silvano Danesi nell’anno più buio del Covid. Dossier che si concluso il 30 luglio 2020.

Covid-19, sa rapportato ai dati generali, non ha fatto più vittime di altre malattie. Potremmo infatti dire che ancora oggi la vera “pandemia” è il cancro.

La verità sui decessi

Il Report sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi all’infezione da SARS-CoV-2 in Italia dell’Istituto superiore di sanità (Epicentro), aggiornato al 18 giugno 2020 evidenzia che l’età  media dei pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 è 80 anni e che il numero medio di patologie osservate in questa popolazione è di 3,3.

In 249 casi (7,7% dei casi) la diagnosi di ricovero non era da correlarsi all’infezione.

Complicanze – L’insufficienza respiratoria è stata la complicanza più comunemente osservata in questo campione (96,8% dei casi), seguita da danno renale acuto (22,1%), sovrainfezione (13,3%) e danno miocardico acuto (10,9%).

Terapie – La terapia antibiotica è stata comunemente utilizzata nel corso del ricovero (86% dei casi), meno usata quella antivirale (60%), più raramente la terapia steroidea (38%). Il comune utilizzo di terapia antibiotica può essere spiegato dalla presenza di sovrainfezioni o è compatibile con inizio terapia empirica in pazienti con polmonite, in attesa di conferma laboratoristica di COVID-19. In 818 casi (23,6%) sono state utilizzate tutte e tre le terapie. Al 3,9% dei pazienti deceduti positivi all’infezione da SARS-CoV-2 è stato somministrato Tocilizumab.

Di seguito il testo del Report sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi all’infezione da SARS-CoV-2 in Italia dell’Istituto Superiore di Sanità (Epicentro) aggiornamento al 18 giugno 2020.

L’età media dei pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 è 80 anni (mediana 82, range 0-100, Range InterQuartile – IQR 74-88). Le donne sono 13.913 (41,8%).

L’età mediana dei pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 è più alta di 20 anni rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l’infezione (età mediane: pazienti deceduti 82 anni – pazienti con infezione 62 anni).

Le donne decedute dopo aver contratto infezione da SARS-CoV-2 hanno un’età più alta rispetto agli uomini (età mediane: donne 85 – uomini 79).

Patologie preesistenti (diagnosticate prima di contrarre l’infezione da SARS-CoV-2) nei pazienti deceduti.

Questo dato è stato ottenuto da 3510 deceduti per i quali è stato possibile analizzare le cartelle cliniche. Il numero medio di patologie osservate in questa popolazione è di 3,3 (mediana 3, Deviazione Standard 1,9).

Complessivamente, 147 pazienti (4,2% del campione) presentavano 0 patologie, 516 (14,7%) presentavano 1 patologia, 753 (21,5%) presentavano 2 patologie e 2094 (59,7%) presentavano 3 o più patologie.

Prima del ricovero in ospedale, il 23% dei pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi seguiva una terapia con ACE-inibitori e il 16% una terapia con Sartani (bloccanti del recettore per l’angiotensina).

Nelle donne (n=1166) il numero medio di patologie osservate è di 3,3 (mediana 3, Deviazione Standard 1,9); negli uomini (n=2344) il numero medio di patologie osservate è di 3,2 (mediana 3, Deviazione Standard 2,0).

Diagnosi di ricovero 

Nel 92,3% delle diagnosi di ricovero erano menzionate condizioni (per esempio polmonite, insufficienza respiratoria) o sintomi (per esempio, febbre, dispnea, tosse) compatibili con COVID-19. In 249 casi (7,7% dei casi) la diagnosi di ricovero non era da correlarsi all’infezione.

In 38 casi la diagnosi di ricovero riguardava esclusivamente patologie neoplastiche, in 92 casi patologie cardiovascolari (per esempio infarto miocardico acuto, scompenso cardiaco, ictus), in 31 casi patologie gastrointestinali (per esempio colecistite, perforazione intestinale, occlusione intestinale, cirrosi), in 88 casi altre patologie.

Sintomi più comunemente osservati prima del ricovero nei pazienti deceduti positivi all’infezione da SARS-CoV-2: febbre dispnea e tosse rappresentano i sintomi più comuni. Meno frequenti sono diarrea e emottisi. Il 5,7% delle persone non presentava alcun sintomo al momento del ricovero.

Complicanze – L’insufficienza respiratoria è stata la complicanza più comunemente osservata in questo campione (96,8% dei casi), seguita da danno renale acuto (22,1%), sovrainfezione (13,3%) e danno miocardico acuto (10,9%).

Terapie – La terapia antibiotica è stata comunemente utilizzata nel corso del ricovero (86% dei casi), meno usata quella antivirale (60%), più raramente la terapia steroidea (38%). Il comune utilizzo di terapia antibiotica può essere spiegato dalla presenza di sovrainfezioni o è compatibile con inizio terapia empirica in pazienti con polmonite, in attesa di conferma laboratoristica di Covid-19.

In 818 casi (23,6%) sono state utilizzate tutte e tre le terapie. Al 3,9% dei pazienti deceduti positivi all’infezione da SARS-CoV-2 è stato somministrato Tocilizumab.

I tempi mediani (in giorni) che trascorrono dall’insorgenza dei sintomi al decesso (11 giorni), dall’insorgenza dei sintomi al ricovero in ospedale (5 giorni) e dal ricovero in ospedale al decesso (6 giorni). Il tempo intercorso dal ricovero in ospedale al decesso è di 5 giorni più lungo in coloro che sono stati trasferiti in rianimazione rispetto a quelli che non sono stati trasferiti (10 giorni contro 5 giorni).

Decessi in pazienti con meno di 50 anni

Al 18 giugno sono 371 dei 33.309 (1,1%) pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi di età inferiore ai 50 anni. In particolare, 84 di questi avevano meno di 40 anni (54 uomini e 30 donne con età compresa tra i 0 e i 39 anni.

Di 8 pazienti di età inferiore ai 40 anni non sono disponibili informazioni cliniche; degli altri pazienti, 62 presentavano gravi patologie preesistenti (patologie cardiovascolari, renali, psichiatriche, diabete, obesità) e 14 non avevano diagnosticate patologie di rilievo.

Sulla base delle indicazioni emanate dal Ministero della Salute nella Circolare pubblicata il 25 febbraio 2020 (protocollo 0005889-25/02/2020), la certificazione di decesso a causa di COVID-19 deve essere accompagnata da parere dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Per questo motivo, è stato creato un gruppo di lavoro dedicato allo studio delle cause di morte dei pazienti deceduti che risultavano positivi all’infezione da SARS-CoV-2.

L’analisi si basa sui dati contenuti nelle cartelle cliniche e nelle schede di morte ISTAT recanti le cause di decesso di questi pazienti. La raccolta dati avviene tramite la piattaforma web http://covid-19.iss.it, già utilizzata dalla sorveglianza nazionale, epidemiologica e virologica, dei casi di Covid-19 in Italia (coordinata dall’ISS e attivata dalla Circolare ministeriale del 22 gennaio 2020, n.1997).

Non meno interessante il dato generale della mortalità nel mondo dal 1° gennaio al 1° maggio 2020, dove si vede che la morte per Coronavirus è di lunga inferiore alle morti per altre cause, si di malattia, sia di fame o di incidenti.

Inoltre è necessario rapportare il numero di morti in relazione al totale della popolazione.

morti per milione abitanti

 

emergenza deceduti

 

 

Covid-19, sa rapportato ai dati generali, non ha fatto più vittime di altre malattie. Potremmo infatti dire che ancora oggi la vera “pandemia” è il cancro.

Tuttavia Covid-19 ha avuto un effetto devastante in ragione di due fattori: la velocità di trasmissione, che ha concentrato in pochissime settimane la punta del fenomeno e la concentrazione territoriale in aree ad alta incidenza di PIL (prodotto interno lordo): un fatto che detta molti sospetti.

segue

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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