Rimosso il presidente della Corte costituzionale e il suo vice perché non in linea con l’Unione Europea – Forze dell’ordine schierate davanti al palazzo della Consulta. Il capo dello Stato dalla parte dei giudici rimossi – Mosse da disperazione di un mondo europeo morente – Disastro geopolitico
La dittatura europea irrompe nelle istituzioni polacche come un carro armato tedesco in cristalleria e la Polonia in un giorno perde la faccia, la dignità e la credibilità internazionale.
Uno dei giudici nominati dall’attuale governo, Anna Korwin-Piotrowska, ha annunciato la sospensione del presidente della Corte, Bogdan Swieczkowski, e del suo vice, giustificando la misura con la necessità di ripristinare lo Stato di diritto.
“Uno stato democratico non può funzionare nell’Europa moderna senza una Corte costituzionale… garante dei diritti e delle libertà dei cittadini”.
Considerata dall’Unione Europea eccessivamente dipendente dal potere politico, la Corte costituzionale è stata un importante punto di contesa tra Bruxelles e i nazionalisti durante il loro mandato (2015 – 2023) perché questi sostengono la supremazia del diritto polacco sul diritto dell’UE.
In buona sostanza, se non piaci a Bruxelles non sei democratico e non hai diritto di essere giudice della Corte costituzionale di un Paese che si presupporrebbe libero. Così non è.
Va così che in nome di un colpo di Stato subordinato alle logiche di un non Stato come è l’UE, il ministro della Giustizia e procuratore generale, Waldemar Zurek, ha annunciato di aver richiesto la revoca dell’immunità per Swieczkowski e il suo vice, Bartlomiej Sochanski.
“Questa Corte – ha detto Waldemar Zurek – è diventata proprietà privata; dobbiamo ripristinarne il corretto funzionamento”.
Più invasione del potere politico esecutivo nei confronti della massima magistratura cosa volete?
Il fatto è che chi è asservito ai diktat dell’Unione Europea, è diventato tracotante senza alcuna misura e senza alcuna vergogna.
Con altrettanta tracotanza e anche lui senza vergogna, il Donald Tusk, Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica di Polonia dal 16 novembre 2007 al 22 settembre 2014 e nuovamente a partire dal 13 dicembre 2023 e precedentemente presidente del Consiglio europeo dal 2014 al 2019, ha detto: “Ripristinare lo Stato di diritto è nostro dovere”.
“Dopo anni di illegalità sotto il PiS – ha aggiunto il veramente democratico in versione dittatoriale Tusk – questo è un processo difficile, a volte doloroso, che richiede un’azione decisa. Non c’è altra via”.
Ma quale Stato di diritto è quello dove un governo decide chi può essere presidente della Corte costituzionale in omaggio alle preferenze di un non-Stato quale è l’Unione Europea?
Siamo al delirio antidemocratico in nome della democrazia? Manca solo che Tusk canti Bella ciao e il cerchio è chiuso.
In Polonia, comunque, si è aperta una gravissima crisi che ne inficia l’autorevolezza. La Corte ha negato le dimissioni di Bogdan Swieczkowski, denunciando “un colpo di stato” sul suo account X ufficiale, affermando che Swieczkowski resta in carica e che Korwin-Piotrowska non può assumerne la supplenza.
Il leader del PiS, Jaroslaw Kaczynski, ha accusato Tusk di aver orchestrato un “colpo di stato” e ha denunciato che la Polonia sta diventando “uno stato di polizia”.
Il Presidente della Repubblica di Polonia – Karol Nawrocki ha emesso un comunicato nel quel scrive: “Nella notte, l’ordine costituzionale della Repubblica di Polonia è stato violato e un organo costituzionale dello Stato è stato usurpato con la forza. Mi sono consultato con il primo presidente della Corte Suprema, Zbigniew Kapiński, il quale non riconosce la legalità delle azioni compiute da coloro che hanno usurpato il potere nel Tribunale Costituzionale. Chiedo il ripristino dell’ordine pubblico e lo sgombero dei locali del Tribunale da parte delle forze coercitive dispiegate dal governo. Ho consentito al vicepresidente del Tribunale costituzionale in carica, il giudice Bartłomiej Sochański, di accedere al Tribunale costituzionale.
A causa della minaccia alla sicurezza interna della Repubblica di Polonia, chiedo consultazioni urgenti oggi stesso, con la partecipazione dei rappresentanti delle forze parlamentari, al fine di stabilizzare la situazione politica e ripristinare l’ordine costituzionale. Ringrazio tutti coloro che si presentano dinanzi al Tribunale Costituzionale, difendendo la Costituzione della Repubblica di Polonia”.
Le vicende polacche danno ragione a Vance
La Polonia ha perso la faccia, la dignità e la credibilità internazionale, dando ragione a J. D. Vance, quando nel suo discorso a Monaco disse: “La minaccia che mi preoccupa di più nei confronti dell’Europa non è la Russia, non è la Cina, non è nessun altro a ore esterno. Quello che mi preoccupa è la minaccia dall’interno: l’arretramento dell’Europa da alcuni dei suoi valori più fondamentali, valori condivisi con gli Stati Uniti d’America”.
“Mi ha colpito – aggiunse Vance – il fatto che un ex commissario europeo sia andato recentemente in televisione e si sia rallegrato del fatto che il governo rumeno abbia appena annullato un’intera elezione. Ha avvertito che se le cose non dovessero andare come previsto, la stessa cosa potrebbe accadere anche in Germania. Queste affermazioni così disinvolte sono scioccanti per le orecchie degli americani. Per anni ci è stato detto che tutto ciò che finanziamo e sosteniamo è in nome dei nostri valori democratici condivisi. Tutto, dalla nostra politica sull’Ucraina alla censura digitale, è costruito come una difesa della democrazia. Ma quando vediamo tribunali europei che annullano elezioni e alti funzionari che minacciano di annullarne altre, dovremmo chiederci se ci stiamo attenendo a uno standard adeguatamente elevato. E dico noi stessi perché credo fondamentalmente che siamo nella stessa squadra. Dobbiamo fare di più che parlare di valori democratici, dobbiamo viverli”.
Quanto sta accadendo in Polonia ha un significato geopolitico ben preciso e si inserisce nel contrasto tra Unione Europea, UK e Stati Uniti d’America, con conseguenze che sono facilmente prevedibili.
La forzatura di un equilibrio a favore degli inglesi
La forzatura di un equilibrio interno per allineare la Polonia all’Unione Europea e a Londra avrà conseguenza nei rapporti con gli Stati Uniti.
La Polonia è legata al Regno Unito da una cooperazione strategica e militare molto stretta, che si è rafforzata con la guerra russo-ucraina e con la crescente centralità del fianco orientale della NATO.
Varsavia ha un rapporto privilegiato con Londra, ma la sua sicurezza militare dipende anche in misura determinante dagli Stati Uniti e dalla NATO nel loro complesso.
La relazione polacco-britannica è interessante proprio perché combina una cooperazione bilaterale molto forte con una comune appartenenza all’alleanza atlantica.
Il 27 maggio scorso, Regno Unito e Polonia hanno firmato un nuovo Trattato di partenariato per la sicurezza e la difesa, che rafforza l’accordo del 2017. Il documento individua la Russia come la principale minaccia di lungo periodo alla sicurezza europea e prevede una cooperazione più stretta in materia di difesa, sicurezza, tecnologia e resilienza economica.
Il 27 ottobre scorso, i ministri della Difesa britannico e polacco hanno ribadito la necessità di rafforzare la cooperazione militare e la capacità di difesa europea, mantenendo però saldo il legame con Washington.
La Polonia è un perno del sistema britannico sul fianco orientale.
La relazione si sviluppa su più livelli:

Il trattato del 2026 si inserisce in una relazione che ha radici precedenti, ma che assume oggi un significato più ampio.
Tuttavia la dipendenza militare polacca è soprattutto americana.
Nonostante i rapporti sempre più stretti con Londra, la Polonia deve fare i conti con gli Stati Uniti, che rimangono il principale riferimento per alcune capacità militari decisive: deterrenza nucleare estesa; intelligence strategica; capacità di comando e controllo; logistica militare su larga scala; difesa aerea e missilistica integrata.
La cooperazione britannica rafforza il dispositivo polacco, ma non sostituisce queste capacità americane.
In altri termini, la Polonia può essere considerata un alleato privilegiato del Regno Unito, ma non un Paese militarmente dipendente da Londra nella stessa misura in cui dipende dall’architettura strategica americana.
Dietro il golpe di Tusk una frattura con Washington sulla Russia
Dietro la crisi polacca si agita la questione della Russia che rappresenta una frattura strategica
Londra e una parte consistente delle leadership europee stanno costruendo la propria politica di sicurezza sulla contrapposizione con Mosca, mentre l’amministrazione Trump cerca di recuperare uno spazio di negoziato e di possibile collaborazione con la Russia.
La minaccia russa viene inoltre utilizzata per giustificare scelte economiche, industriali e militari come il riarmo europeo.
Il punto interessante è capire dove finisce la valutazione di sicurezza e dove comincia l’interesse politico ed economico.
Due strategie occidentali differenti
Linea anglo-europea – Russia considerata minaccia strategica di lungo periodo; rafforzamento militare del fianco orientale; riarmo e sviluppo dell’industria della difesa; mantenimento del sostegno militare all’Ucraina; riduzione della dipendenza energetica e commerciale da Mosca.
Linea americana di Trump – Ricerca di un accordo per chiudere la guerra in Ucraina; recupero del dialogo diretto con il Cremlino; possibilità di normalizzazione economica; riduzione degli impegni militari americani in Europa; maggiore responsabilità europea per la propria difesa.
Questa distinzione trova riscontro negli avvenimenti recenti.
Il 30 ottobre 2026 Reuters ha riferito che il Pentagono ha invitato alcuni alleati baltici a moderare la retorica pubblica contro Mosca, mentre Washington cerca di rilanciare il negoziato.
Anche il documento del Centre for European Reform del 12 ottobre 2026 riconosce apertamente che l’amministrazione americana non condivide la stessa percezione della minaccia russa delle principali leadership europee.
La disperazione della crisi del modello europeo
I fatti di Polonia si inseriscono in manovre disperate dovute alla crisi del modello economico europeo che ha almeno quattro dimensioni.
Energia: la rottura dei rapporti energetici con la Russia ha contribuito a modificare radicalmente i costi e le condizioni di competitività dell’industria europea.
Industria: Germania e altri Paesi manifatturieri devono affrontare la concorrenza cinese, i costi energetici e la perdita di produzioni.
Finanza: la transizione ecologica ha creato nuovi mercati finanziari, strumenti di intermediazione e rendite legate alla regolazione delle emissioni.
Spesa militare: la percezione di una minaccia russa alimenta programmi di riarmo, investimenti pubblici e commesse industriali.
La rappresentazione della minaccia russa contribuisce a legittimare politicamente una nuova allocazione di risorse pubbliche.
Il caso polacco è particolarmente interessante
La Polonia si trova all’incrocio di tre sistemi: quello americano, attraverso le basi e la presenza militare; quello britannico, attraverso la cooperazione strategica e militare; quello europeo, attraverso l’Unione e il finanziamento del riarmo.
Il 26 ottobre scorso i ministri della Difesa di Francia, Germania, Italia, Polonia e Regno Unito hanno sottoscritto una dichiarazione comune (formato E5), affermando che la Russia costituisce la minaccia più acuta e di lungo periodo per la sicurezza euro-atlantica. Nello stesso documento hanno ribadito che gli Stati Uniti rimangono indispensabili.
Questo è un dato politicamente significativo: Londra e Varsavia non sono semplicemente due alleati bilaterali, ma partecipano a un progetto di rafforzamento del pilastro europeo della NATO.
Quanto è reale la minaccia di un attacco russo all’Europa?
Il 23 settembre Reuters riportava le dichiarazioni del ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna, secondo cui la Russia non disponeva delle capacità né mostrava preparativi per un’aggressione militare convenzionale attiva contro la NATO.
Altri governi baltici sottolineavano invece il rischio di un’intensificazione delle operazioni ibride. Finlandia e Norvegia hanno deciso di interloquire con Mosca.
Per Trump, una Russia sottratta progressivamente alla cooperazione con la Cina potrebbe anche rappresentare un vantaggio geopolitico americano.
Questa è una delle possibili chiavi della sua politica: non necessariamente trasformare Mosca in un alleato, ma evitare, saggiamente, che diventi stabilmente parte di un blocco strategico sino-russo.
Per l’Europa, invece, una normalizzazione russo-americana comporterebbe un problema: rischierebbe di trovarsi esclusa dalla definizione del nuovo equilibrio continentale.
La questione italiana
Qui c’è un problema non da poco per l’Italia. Se si consolida una contrapposizione strutturale fra Europa e Russia, l’Italia rischia di trovarsi contemporaneamente: dipendente dalle scelte strategiche di Washington; coinvolta nelle politiche di riarmo europee; penalizzata dalla perdita di rapporti energetici e commerciali con Mosca; esposta alla concorrenza industriale cinese; vincolata da una politica economica europea che limita gli strumenti nazionali di intervento.
Se invece Washington e Mosca recuperano un rapporto di collaborazione, si apre una questione completamente diversa: quale posizione assume l’Europa e, soprattutto, quale iniziativa autonoma può assumere l’Italia?
La Meloni balla sul filo di una spada mentre attraversa un precipizio.





