Il cuore dell’odio arabo/islamico: l’illegittimità di Israele che sarebbe nato da un sopruso internazionale
Da anni Netanyahu viene descritto come un mostro.
Persone serie e con una retroterra professionale, l’ex ambasciatore Benassi per esempio, ripetono a pappagallo sempre le stesse accuse fra le quali, immancabile, c’è quella di aver scelto Hamas favorendone il rafforzamento.
Anna Foa è arrivata a mettere in discussione l’atto da cui prese vita lo stato israeliano, ossia la risoluzione ONU del 1947.
Ha solo alluso al fatto che diversi storici hanno cambiato idea sulla responsabilità degli stati arabi che attaccarono Israele il giorno dopo la sua costituzione.
Non ha spiegato niente, ma basta questo per toccare il cuore dell’odio arabo/islamico: l’illegittimità di Israele che sarebbe nato da un sopruso internazionale.
Ma che bravi a trasformare una valutazione di scelte politiche di soggetti nazionali esistenti in una delegittimazione che, inevitabilmente, porta alla guerra! Complimenti.
Poiché i fatti storici non si possono cambiare, ma si possono falsificare, a posteriori riesce difficile rimuovere i tanti no che gli arabi e poi i palestinesi – dopo la loro invenzione come popolo – hanno detto ad ogni accordo di pace con Israele.
Ci ricordiamo dei tre no della Lega araba nel 1967? Il no al riconoscimento di Israele, il no alla pace e il no a trattative.
No nel 2000, no nel 2008 quando non era ancora al governo Netanyahu ma un laburista prima e un centrista dopo.
I palestinesi hanno sempre detto di no, primo perché prendevano soldi da tutti in quanto vittime e secondo perché erano sotto tiro del radicalismo islamico che, infatti, passò il suo appoggio ad Hamas, che, intanto, si era impossessato di Gaza togliendola all’ANP.
Quindi, Anna Foa tocca il punto cruciale della versione storica preferita dagli islamisti: Israele è uno stato illegittimo con il quale non potrà mai farsi la pace.
Poiché i fatti dicono che nemmeno l’abbandono di Gaza nelle mani dei palestinesi, come pure l’aver permesso che fosse inondata di soldi e rifornimenti, sono serviti ad allontanare i palestinesi e le leadership che hanno dato vita dalla guerra genocida nei confronti di Israele, è ovvio che tra gli israeliani, che rischiano la loro vita direttamente, la narrazione buonista dei nostri anti israeliani non può passare.
I buonisti che aiutavano i palestinesi in tutti i modi c’erano anche in Israele, anche nei kibbutz al confine di Gaza e sono stati sterminati per primi, con le modalità terrificanti che sappiamo. Un genocidio in miniatura, che rappresenta quello che, in grande, vorrebbero fare gli islamisti.
Ebbene, tutto ciò non compare mai nelle dotte analisi dei commentatori e degli storici occidentali. Non si capisce se si ritengano i palestinesi incapaci di intendere e di volere, oppure se Israele debba scomparire come atto riparatorio per tutto ciò che l’Occidente avrebbe fatto da quelle parti, tipo comprare il petrolio e arricchire le classi dirigenti.
Una cosa è sicura: i palestinesi non sono mai riusciti a stare fermi su una posizione di pace.
L’ANP, per mostrare la sua buona volontà, ha pagato per molti anni le pensioni alle famiglie degli attentatori e, intanto, incassava i ricchi contributi arabi ed europei.
Che i palestinesi non sono capaci di costruire uno stato, ormai è chiaro, come pure che, nel contempo, lucrano sulla miseria e sulla prosecuzione del conflitto.
Bisogna solo sperare che si formi una leadership migliore di quelle del passato. Il come è un mistero, visto che non si vota dal 2005.
Poco male, il voto non basta perché ci sia un democrazia e l’ANP non lo è, nonostante i riconoscimenti dello stato di Palestina.
Premesso tutto ciò, bisogna sperare di non vedere mai più leader religiosi al governo, ma è certo che qualunque governo non potrà che difendere gli israeliani.





