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Finlandia e Norvegia chiamano Putin: la mossa affonda l’Unione Europea

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Finlandia e Norvegia chiamano Putin: la mossa affonda l'Unione Europea

Il colloquio di novanta minuti incassa il favore di Zelensky

Il presidente finlandese Alexander Stubb e il premier norvegese Jonas Gahr Støre aprono un canale diretto con Vladimir Putin in una telefonata a tre che spacca la diplomazia europea e affonda qual che resta di un kombinat burocratico asfissiante, messo in atto dalla protervia di una Germania oggi disastrata dalle sue logiche ordoliberiste.

Il colloquio è durato un’ora e mezza.

Davanti al Parlamento di Helsinki, Stubb ha rivendicato una conversazione franca su temi concreti e ha poi informato Volodymyr Zelensky, il quale ha poi riferito di promuovere ogni azione che punta alla de-escalation.

La mossa dei due leader scandinavi scatena le reazioni delle cancellerie continentali, nonostante Bruxelles rivendichi il proprio coinvolgimento.

La premier danese Mette Frederiksen boccia la fuga in avanti. L’azione individuale rischia di dividere l’Unione dei 27.

Palazzo Chigi frena sull’operazione: il governo italiano apprezza il tentativo, ma denuncia l’assenza di un mandato unico europeo per condurre le trattative.

La telefonata arriva una settimana dopo l’incontro del 20 ottobre a Oslo, dove Stubb e Støre avevano ricevuto Zelensky insieme all’inviato statunitense Steve Witkoff. Quest’ultimo si era poi recato a San Pietroburgo per discutere con Putin le proposte elaborate con gli alleati.

Il prossimo appuntamento diplomatico è previsto nella prima metà di novembre ad Abu Dhabi, dove Russia, Ucraina e Stati Uniti dovrebbero tornare a confrontarsi. Al centro dei colloqui ci saranno le garanzie di sicurezza per Kiev e Mosca e le condizioni necessarie per mettere fine alla guerra.

La scelta di Helsinki e Oslo di interloquire direttamente con il Cremlino scavalca la prassi del congelamento dei contatti diretti. Essendo Paesi confinanti con la Russia (e responsabili della sicurezza dell’area artica e del Mar Baltico), Stubb e Støre hanno rivendicato la necessità pragmatica di un dialogo diretto sulle garanzie di sicurezza, sul diritto marittimo e sul quadro negoziale.

L’azione dimostra come i Paesi geograficamente esposti preferiscano muoversi per canali bilaterali o regionali di fronte all’inefficacia dell’azione centrale europea.

La mossa evidenzia l’assenza di una politica estera e di difesa comune integrata, lasciando spazio a diplomatici o governi nazionali che decidono in autonomia i tempi e le modalità dell’interlocuzione con le grandi potenze (inclusi Stati Uniti e Russia).

L’episodio si inserisce in un quadro di profonda stanchezza dell’asse franco-tedesco, e in particolare della Germania.

Per anni le direttive economico-politiche di matrice ordoliberista e la disciplina di bilancio imposte a livello europeo hanno ridotto il margine di manovra strategico e di investimento industriale degli Stati membri.

La crisi del modello economico tedesco ha privato l’Europa della sua tradizionale “locomotiva”, lasciando un vuoto istituzionale e politico che nessun altro Paese centrale è riuscito a colmare.

Il passaggio diplomatico firmato da Finlandia e Norvegia mette in evidenza quanto le dinamiche di sicurezza reale spingano i singoli Stati a travalicare i macchinari burocratici di Bruxelles.

Senza una leadership forte e una reale unità d’intenti, l’architettura istituzionale europea corre il rischio di trovarsi isolata dai grandi tavoli decisionali globali.

L’Unione Europea è morta. Sopravvive solo per vessare i cittadini degli Stati aderenti, tentando di convogliare risorse sulle strategie di una Germania morente.

È ora che le cancellerie degli Stati che partecipano al carrozzone burocratico politicamente inesistente se ne rendano conto e agiscano di conseguenza.

Autore

  • Desina Novalis

    Segretaria di professione, detective per passione, ama far luce sui punti oscuri di cronaca, politica nazionale ed estera.

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