La falsa difesa dei più deboli come strumento di propaganda
Il cervello dell’essere umano è composto comunemente da due emisferi, uno destro e uno sinistro, che normalmente sovrintendono a funzioni diverse.
Dall’armoniosa integrazione di entrambi scaturisce la possibilità di combinare l’analisi logica dei dettagli (sinistra) con la visione d’insieme e intuitiva (destra), garantendo pensieri complessi, risoluzione dei problemi e azioni coordinate.
Se i due emisferi non riescono a scambiarsi correttamente le informazioni, può verificarsi una condizione definita disconnessione interemisferica.
Ebbene, in questi giorni a sentire i vacui interventi della Sinistra ho capito che in loro ne funziona alternativamente uno solo, a volte il sinistro, prevalentemente il “creativo” destro, e neanche bene, il che pregiudica la loro capacità di inquadrare esattamente i problemi e di guardare ad una possibile soluzione.
Le manifestazioni di questi giorni denunciano, certamente, alcuni problemi reali del Paese. Nelle grandi città esiste un’emergenza abitativa, tanto per la disponibilità degli alloggi quanto per il costo degli affitti.
Le periferie diventano progressivamente meno vivibili, la prospettiva del futuro appare cupa a una parte delle giovani generazioni e le guerre in corso producono inevitabili ripercussioni economiche.
Altre rivendicazioni, come quella secondo cui il 5% della popolazione possiederebbe il 90% della ricchezza, appaiono invece pretestuose: slogan a effetto più che analisi fondate.
Rispetto a questo scenario i politici de cosiddetto campo largo sembrano utilizzare alcune modalità di pensiero senza, tuttavia, riuscire a integrarle in una rappresentazione coerente della realtà.
Ad alcuni questa analisi potrà sembrare ingenerosa, ma non sarebbe peggio dire che sono farisei della peggior specie?
In fondo dei problemi reali del Paese poco gli importa, l’unico collante anche rispetto alle proteste giovanili è quello di far cadere il Governo.
Come non trovare inaccettabile quella disinvoltura con cui oggi si erge a paladina dei diritti sociali, fingendo di ignorare le contraddizioni delle proprie scelte politiche?
Dove erano quando si consentivano flussi migratori incontrollati, senza un’efficace politica di gestione e integrazione?
Non avevano previsto che persone prive di adeguate tutele, spesso senza documenti regolari e senza prospettive concrete, sarebbero diventate facile preda di sfruttatori e caporali?
Non avevano compreso che immettere nuovi bisogni abitativi in città già alle prese con una grave carenza di alloggi avrebbe aggravato la pressione sul mercato degli affitti?
Vogliamo parlare delle politiche fiscali di Renzi che invece di attirare capitali hanno finito per mettere le grandi città in mano ai grandi ricchi creando una bolla intorno al mercato immobiliare?
E cosa hanno fatto i sindaci delle grandi città, tutti rigorosamente di sinistra, per impedire che l’emergenza abitativa non si trasformasse in un abbandono progressivo dei territori urbani?
E sul sistema sanitario, già in affanno per liste d’attesa e carenza di risorse, non si ponevano il problema di come garantire prestazioni adeguate a una popolazione crescente?
Dove erano, allora, tutti questi difensori dei diritti sociali?
Il punto non è negare i problemi di oggi, né negare diritti a chi è in difficoltà. È chiedersi se chi oggi protesta abbia davvero il diritto di presentarsi come estraneo alle responsabilità politiche che hanno contribuito a determinare il contesto attuale.
C’è un olezzo disgustoso tra la difesa reale dei più deboli e l’utilizzo della loro debolezza come strumento di propaganda.
E il moralismo di chi non risponde delle proprie contraddizioni non è giustizia sociale: è, appunto, fariseismo.
L’alternativa, generosa ma non meno preoccupante, è che siano affetti da disconnessione neuronale e cognitiva!





