Home Opinioni 11 settembre, 25 anni dopo: dalla memoria alla geopolitica di oggi

11 settembre, 25 anni dopo: dalla memoria alla geopolitica di oggi

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11 settembre

Storia e attualità si incontrano

Venticinque anni dopo l’11 settembre 2001, New York torna a ricordare le quasi 3.000 persone uccise negli attentati.

Ma l’anniversario non riguarda soltanto il passato.

La storia di quella giornata continua a riflettersi sulla geopolitica del presente, dalle crisi del Medio Oriente alla situazione in Afghanistan, fino alla trasformazione della minaccia terroristica internazionale.

Per comprendere l’11 settembre occorre tornare agli anni precedenti.

Alla fine del Novecento, Osama bin Laden e al-Qaida avevano sviluppato una strategia terroristica rivolta contro gli Stati Uniti e i loro alleati.

Gli attentati contro le ambasciate americane in Kenya e Tanzania nel 1998 e contro la USS Cole nel 2000 avevano già mostrato la dimensione internazionale della minaccia.

L’11 settembre fu il punto di svolta. Diciannove terroristi dirottarono quattro aerei di linea: due furono fatti schiantare contro le Torri Gemelle del World Trade Center, a New York; un terzo colpì il Pentagono e il quarto precipitò in Pennsylvania dopo la reazione dei passeggeri.

La risposta americana cambiò profondamente il sistema internazionale. L’invasione dell’Afghanistan nell’ottobre 2001 diede inizio a una guerra durata vent’anni.

La successiva invasione dell’Iraq, nel 2003, ampliò ulteriormente il quadro delle operazioni militari americane in Medio Oriente. La guerra al terrorismo divenne per anni uno dei principali assi della politica estera di Washington.
Oggi quello scenario appare profondamente cambiato.

Gli Stati Uniti non sono più concentrati esclusivamente sulla lotta al terrorismo internazionale: la competizione strategica con altre grandi potenze, le guerre regionali e la sicurezza energetica hanno assunto un peso crescente.

Eppure, alcune conseguenze dell’11 settembre rimangono. Al-Qaida non è scomparsa con la morte di bin Laden nel 2011. Il gruppo si è trasformato in una rete più decentralizzata, con affiliate attive soprattutto in Africa e in alcune aree dell’Asia.

Secondo analisi pubblicate alla vigilia del 25º anniversario, la sua struttura è oggi meno centralizzata rispetto a quella costruita da bin Laden, ma l’organizzazione mantiene capacità e influenza in diversi teatri.

Anche l’Afghanistan mantiene un legame diretto con la storia dell’11 settembre. Dopo il ritiro delle forze statunitensi nel 2021, i talebani sono tornati al potere.

Le Nazioni Unite hanno continuato a segnalare la presenza di elementi di al-Qaida nel Paese, mentre il rapporto tra le autorità talebane e i gruppi jihadisti resta una delle questioni di sicurezza della regione.

Il quadro internazionale del 2026 è inoltre molto diverso da quello immediatamente successivo agli attentati.

La competizione tra Stati Uniti, Cina e Russia, le guerre in corso e le tensioni in Medio Oriente hanno riportato in primo piano la dimensione tradizionale della rivalità tra Stati. Parallelamente, la minaccia terroristica si è fatta più frammentata e meno facilmente riconducibile a un’unica organizzazione.

È proprio questo uno dei principali significati geopolitici del 25º anniversario: l’11 settembre non è più il punto di partenza della politica internazionale, ma continua a essere uno dei suoi punti di riferimento.

A New York, tuttavia, la geopolitica rimane sullo sfondo rispetto alla memoria delle vittime. Il 9/11 Memorial, le cerimonie annuali e le iniziative dedicate ai soccorritori ricordano che dietro le grandi trasformazioni internazionali ci sono state persone e famiglie direttamente coinvolte.

Il 2026 è anche il primo 11 settembre di Zohran Mamdani da sindaco di New York. La sua amministrazione ha accompagnato il 25º anniversario con iniziative dedicate alla memoria dei soccorritori, dei sopravvissuti e dei lavoratori che contribuirono alla risposta della città.

Tra queste figura un progetto che utilizza i chioschi LinkNYC per raccogliere e diffondere storie di persone impegnate nelle operazioni di soccorso e ricostruzione.

La presenza di Mamdani alla commemorazione si inserisce inoltre in un dibattito politico più ampio sull’identità della città e sul rapporto tra memoria dell’11 settembre e politica contemporanea.

La sua partecipazione alle cerimonie ha suscitato contestazioni da parte di alcuni esponenti politici e familiari delle vittime, mentre il sindaco ha ribadito la volontà di partecipare alle commemorazioni.

Il tempo trascorso rende inevitabile una domanda: che cosa resta dell’11 settembre nel mondo di oggi?

Resta, innanzitutto, la memoria delle vittime. Ma resta anche una lezione geopolitica.

Gli attentati dimostrarono come un’organizzazione non statale potesse provocare una crisi internazionale di dimensioni enormi e portarono gli Stati Uniti a impegnarsi per decenni in conflitti lontani dal proprio territorio.

Oggi la minaccia terroristica è soltanto una delle componenti di un sistema internazionale più complesso, nel quale convivono guerre regionali, rivalità tra grandi potenze, radicalizzazione online e nuove forme di estremismo.

Gli esperti sottolineano inoltre il rischio che, spostando l’attenzione verso altre priorità strategiche, la lotta al terrorismo venga progressivamente declassata.

Per questo il 25º anniversario non è soltanto una ricorrenza. È un momento in cui storia e attualità si incontrano.

A Ground Zero, il passato viene ricordato attraverso i nomi delle vittime.

Nel dibattito internazionale, invece, l’eredità dell’11 settembre continua a essere visibile nelle scelte di sicurezza, nelle guerre combattute negli ultimi venticinque anni e nelle nuove minacce che oggi occupano l’agenda delle potenze mondiali.

New York ricorda il 2001, ma il mondo del 2026 continua ancora, in parte, a vivere le conseguenze di quella giornata.

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