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L’Iran apre lo Stretto di Hormuz

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Stretto di Hormuz

Tutte le navi potranno attraversarlo, ma quelle USA e di Israele saranno prese di mira

“Controlliamo lo stretto di Hormuz, ma non lo chiuderemo e tutte le navi potranno attraversarlo”.

A dirlo è il portavoce delle forze armate iraniane, Abolfazl Shekarchi, specificando però che “le navi degli Stati Uniti e di Israele saranno prese di mira dalle forze armate iraniane”.

Il portavoce ha aggiunto che “l’Iran non può fornire alcuna garanzia sulla sicurezza delle navi di tutti i Paesi e, se dovessero attraversare lo Stretto, la responsabilità di qualsiasi incidente sarà loro, a causa della situazione di guerra”.

Dietro le quinte si è mossa la Cina, in quanto la cessazione delle forniture di petrolio dall’Iran la colpisce pesantemente.

La Cina è il principale acquirente di petrolio iraniano, assorbendo tipicamente oltre l’80 – 90% delle esportazioni di greggio dell’Iran, nonostante le sanzioni internazionali.

Secondo dati consolidati da fonti come Kpler (società di analisi del settore energetico) e riportati da Reuters e altri analisti aggiornati al 2025 (l’ultimo anno con dati completi e stabili prima degli eventi recenti del 2026), la Cina ha importato in media circa 1,38 milioni di barili al giorno (BPD) di petrolio greggio dall’Iran nel corso del 2025.

Questo volume corrisponde approssimativamente al 13-13,4% delle importazioni totali di greggio cinese via mare (che erano intorno ai 10,27 milioni BPD in media per quell’anno, con picchi record complessivi fino a 11,6 milioni BPD). In termini annuali, si traduce in circa 520 milioni di barili importati dalla Cina dall’Iran nel 2025.

Questo rende Pechino il partner economico chiave per Teheran, ma anche esposto a rischi di prezzo in caso di interruzioni prolungate (anche se le scorte la proteggono nel breve termine).

Il PIL (Prodotto Interno Lordo) dell’Iran è fortemente dipendente dagli idrocarburi ed è composto principalmente da tre macro-settori: servizi, industria (che include petrolio, gas, manifattura e miniere) e agricoltura.

Dati più recenti e consistenti (aggiornati al 2024/2025, basati su fonti come Banca Centrale dell’Iran, Statistical Center of Iran, Trading Economics, World Bank e stime FMI/Statista) mostrano questa composizione approssimativa:

Settore dei servizi: circa 50-55% del PIL – È il settore dominante. Include commercio, trasporti, immobiliare, servizi professionali, pubblici, educazione, sanità, finanza e ospitalità.

Nel 2024 ha contribuito a più del 50% secondo la Banca Centrale iraniana, con sottocomparti come immobiliare e servizi professionali (14%), commercio/ristorazione/alberghi (12%) e servizi pubblici (~10%).

Settore industriale (inclusi estrazione idrocarburi, manifattura, miniere, utilities e costruzioni): circa 30 – 36%

L’industria è trainata pesantemente dal petrolio e gas naturale, che rappresentano tipicamente il 16 – 25% del PIL totale (a seconda dell’anno e del prezzo del greggio). Nel 2024/2025 il settore Oil & Gas ha contribuito intorno al 24-25% in alcuni periodi, con crescita significativa grazie all’estrazione di greggio e gas.

All’interno dell’industria rientrano anche manifattura (13 – 20%), miniere non petrolifere, produzione di energia elettrica/acqua/gas e costruzioni (5-7%).

Settore agricolo: circa 9-13%. Contribuisce in media intorno al 10%, con picchi stimati fino al 12-13% in alcuni report recenti (Statista 2023: ~12.8%). Include coltivazioni (frumento, riso, frutta, pistacchi, cotone), allevamento e pesca.

L’economia iraniana rimane fortemente dipendente dagli idrocarburi (petrolio + gas) e bloccare l’esportazione di idrocarburi significa il suicidio.

Dire che tutti possono passare per lo Stretto, ma non gli USA e Israele è una barzelletta. Gli Usa sono esportatori di petrolio e di gas e Israele non compra idrocarburi dall’Iran.

I principali Paesi che acquistano petrolio (greggio e prodotti petroliferi) dall’Iran, nonostante le sanzioni internazionali in corso, sono principalmente in Asia e in alcuni casi attraverso hub di transito o mercati limitati.

Oltre alla Cina che assorbe circa l’80%-90% del totale via mare, comprano o intermediano idrocarburi gli Emirati Arabi Uniti, la Siria, il Venezuela, l’Iraq, l’Oman, l’Afghanistan, il Pakista e la Turchia.

Altri paesi asiatici come India, Giappone e Corea del Sud sono storicamente stati importanti, ma a causa delle sanzioni USA le importazioni dirette sono molto ridotte o indirette (spesso mascherate o interrotte).

Comunque sia, l’apertura dello Stretto significa che la strategia del ricatto economico è fallita.

Autore

  • Desina Novalis

    Segretaria di professione, detective per passione, ama far luce sui punti oscuri di cronaca, politica nazionale ed estera.

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