
Fabien Mando, generale francese, nonché Capo di Stato maggiore, ha evocato la possibilità di “perdere i propri figli” in un futuro scontro con la Russia.
Questa è strategia del terrore, propaganda ad uso e consumo della banda neocon che ancora ha le sue cattedrali nella Francia di Macron, pupillo dei Rothschild, nella Londra di Starmer, dove comandano la City e i neocolonialisti e in una buona parte della Commissione dell’Unione Europea.
Il riferimento del generale della grandeur, comandante di un esercito cacciato dal Sahel, ha raggelato i francesi tracciando un quadro fosco delle ambizioni russe.
Mandon ha sostenuto che la Francia deve ritrovare “la forza d’animo di soffrire per proteggere ciò che siamo”. E ha parlato di un Paese a rischio se non fosse pronto ad affrontare la possibilità di sacrifici, umani o economici, nel caso in cui la produzione militare dovesse tornare a essere prioritaria.
Il contesto è quello di una crescente pressione strategica. Nelle analisi presentate, il generale ha insistito sul fatto che la Russia considera i Paesi dell’Unione Europea e la Nato come avversari esistenziali e si starebbe preparando a un confronto entro la fine del decennio.
Nel Parlamento e sui media, le parole di Mandon hanno provocato un’ondata di reazioni indignate. La sinistra ha denunciato la “retorica bellicistica” e ricordato che un militare non può anticipare scenari di guerra senza mandato politico; la destra ha accusato il generale di allarmismo e di interventismo fuori misura.
“Voglio esprimere il mio totale disaccordo con il discorso del capo di stato maggiore delle Forze armate – ha scritto immediatamente su X il leader de La France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon – non sta a lui invitare i francesi a preparazioni alla guerra che nessuno ha deciso”.
“Il generale Mandon non ha la legittimità” per parlare in questo modo, ha denunciato il vicepresidente del Rassemblement National, Sébastien Chenu, aggiungendo che “se il presidente della Repubblica gli ha chiesto di farlo, è ancora più clamoroso”.
La portavoce del governo, Maud Brégeon, ha spiegato che il generale si riferiva ai soldati francesi già in servizio, giovani tra i 18 e i 27 anni che operano in diversi teatri esteri e che, in alcuni casi, hanno già pagato con la vita il loro impegno. Ha poi voluto marcare un punto: “I nostri figli non andranno a combattere e morire in Ucraina”.
Rimane il fatto che la propaganda bellicista continua e ha come scenario un conflitto futuro con la Russia. Esattamente quello che vogliono i neocon, i neocolonialisti e i loro servi di sempre, ossia i finanzieri in gran parte ebrei antisemiti.
A riprova che il generale non parlava solo a titolo personale, in Francia l’esecutivo prepara misure concrete: l’istituzione di un servizio militare volontario e la pubblicazione di una guida “Di fronte ai rischi” con consigli per reagire a scenari che vanno dalle inondazioni alla guerra.





