
di Stefano Silvio Dragani*
Premessa: Leggendo e studiando attentamente da oltre tre anni le dinamiche politiche interne che affliggono le diverse realtà della complessa e dilaniata Ucraina, sembra di rivedere la trama del famoso film “La caduta degli dei” di Luchino Visconti, un vero capolavoro, dove la corruzione, le lotte di potere e il declino di una dinastia ne erano le colonne portanti.
Le notizie dal fronte sono oggettivamente drammatiche, anche se in parte minimizzate dai media, mentre la presunta e propagandata coesione interna sembra sempre più sgretolarsi, dando voce a profondi intrighi di palazzo e tentativi di stemperare una situazione di malgoverno e corruzione ogni giorno più dilagante.
Merita rilevare che questi ennesimi scandali, innestandosi in un quadro generale caratterizzato da incessanti attacchi russi e dalla diffusa carenza di energia elettrica, stanno determinando un forte sentimento di rabbia in una popolazione sicuramente orgogliosa, ma prostrata dal lungo conflitto e preoccupata nell’affrontare, in simili condizioni, il nuovo e rigido inverno ormai alle porte.
Le notizie dal fronte, attraverso i media ucraini
Kyiv Independent, nota testata ucraina, il 18 novembre ha aperto il suo editoriale affermando che le forze russe erano state avvistate fuori dalla periferia settentrionale di Pokrovsk, nell’oblast’ di Donetsk, mentre stavano continuando gli intensi combattimenti per il controllo della città. In particolare, citando un rapporto pubblicato dal 7° Corpo di reazione rapida delle Forze aeree, veniva confermato che le unità russe avevano fatto irruzione in tutte le aree della città.
Inoltre, sempre il Kyiv Independent ha precisato che le forze russe stavano cercando di realizzare una manovra di accerchiamento intorno alla città gemella di Myrnohrad, dove le forze ucraine stavano resistendo, malgrado le possibili vie di fuga fossero state bloccate dalle avanzate russe da terra e dal controllo dei droni dal cielo.
Ukrainska Pravda, anch’essa testata ucrain, riportando diverse notizie provenienti dal citato 7° Corpo di reazione rapida delle Forze aeree, ha testualmente riferito che “negli ultimi giorni, i russi avevano intensificato i loro tentativi di infiltrarsi a Pokrovsk utilizzando veicoli leggeri attraverso la periferia meridionale. Per farlo, avevano sfruttato le condizioni meteorologiche sfavorevoli, tra cui la fitta nebbia, che riduce l’efficacia della nostra ricognizione aerea e del puntamento di precisione in aree aperte”.
Le notizie dal fronte, attraverso l’analisi dell’Institute for the Study of War (ISW), noto sito americano filo-ucraino
Nel report del 17 novembre, il sito americano ha aperto con queste drammatiche affermazioni: “Le forze russe potrebbero tentare di bloccare quelle ucraine all’interno di Pokrovsk stessa, circondando al contempo le forze ucraine nella sacca di Pokrovsk-Myrnohrad da ovest, probabilmente perché le forze russe hanno ritenuto tale accerchiamento più fattibile di un accerchiamento da est”, descrivendo con una mappa particolareggiata la critica situazione in cui versano da giorni le unità ucraine.
In tale contesto, l’esperto di Analisi Difesa, Gianandrea Gaiani, il 17 novembre u.s., senza mezzi termini, ha affermato che: “Brusca accelerazione dell’avanzata russa nelle regioni di Donetsk, Dnipropetrovsk e Zaporizhia. Le valutazioni degli ambienti militari ucraini e degli analisti occidentali che ritenevano gli sforzi russi necessariamente concentrati quasi esclusivamente sulla presa di Mirnograd e del settore di Pokrovsk vengono smentite in queste ore dai fatti. Del resto, anche se nessuno lo ammette, Pokrovsk è ormai quasi totalmente in mano ai russi e Mirnograd è ormai perduta: gli ucraini possono decidere solo se arrendersi o continuare ad opporre una resistenza destinata a divenire sempre più flebile all’interno del cosiddetto ‘imbuto di Pokrovsk’”.
In sintesi, una situazione sempre più drammatica.
L’indagine sulla corruzione in Ucraina continua
Il 18 novembre Kyiv Independent, particolarmente sensibile alla tematica, ha ricordato che il 14 novembre u.s. l’Ufficio nazionale anticorruzione (NABU) aveva presentato una mozione per arrestare l’ex vice primo ministro Oleksiy Chernyshov.
In particolare, Chernyshov è stato accusato di arricchimento illecito nell’ambito di numerosi casi di corruzione su larga scala che coinvolgerebbero la strategica società energetica statale Energoatom. Secondo i nastri diffusi dall’Ufficio anticorruzione, ha affermato sempre la testata ucraina, i partecipanti al presunto schema di corruzione avevano elargito 1,2 milioni di dollari e 100.000 euro a Chernyshov.
Inoltre, Chernyshov avrebbe utilizzato i fondi ottenuti tramite questo sofisticato sistema di corruzione per finanziare anche la costruzione di case di lusso nei pressi di Kiev. Queste ville sarebbero state destinate a lui stesso e alla leadership del Paese.
Non è apparso casuale che il quotidiano di Kiev abbia voluto precisare che, da quando Zelensky è stato eletto presidente nel 2019, Chernyshov ha ricoperto diversi incarichi governativi, tra cui governatore dell’oblast’ di Kiev, ministro per le comunità e lo sviluppo regionale e amministratore delegato della compagnia petrolifera e del gas statale Naftogaz.
In tale quadro, sembra inoltre crescere il clima di tensione tra i vertici delle forze di polizia e i vertici della Procura Anticorruzione. In particolare, non solo numerosi funzionari di polizia sarebbero oggetto di indagine per favoreggiamento nei citati casi di corruzione, ma sarebbe venuta meno la fiducia tra i vertici della Procura e quelli delle stesse forze di polizia.
Non è sfuggita alla stampa, infatti, la dura dichiarazione espressa da Anastasia Radina, presidente della commissione anticorruzione del Parlamento, che durante i lavori, rivolgendosi ai vertici delle forze di polizia, ha testualmente dichiarato: “La mancanza di risposte (da parte delle forze dell’ordine) o una risposta del tipo ‘l’indagine sarà completata tra sei mesi’ sarà considerata una complicità (nel sistema di corruzione) non solo dai legislatori ma anche dalla società”.
L’intervista del noto think tank americano Politico a Petro Poroshenko. Un messaggio interno?
Il noto e influente Politico, alcuni giorni or sono, ha voluto incontrare l’ex leader ucraino e acerrimo rivale di Zelensky, Petro Poroshenko, evidenziando le gravi problematiche che attanagliano la realtà ucraina.
Desidero proporvi alcuni brani di questa lunga intervista, perché delinea un quadro complessivo, per certi versi, anche sorprendente.
Petro Poroshenko ha dichiarato testualmente che:
“I partner internazionali di Kiev in tempo di guerra devono denunciare apertamente l’autoritarismo strisciante, mentre martedì l’UE ha evidenziato problemi con l’impegno del Paese a sradicare la corruzione.
La nostra democrazia è stata fonte di forza e resilienza; indebolirla indebolirebbe l’Ucraina molto più di qualsiasi critica esterna. Mentre combattiamo l’autocrazia russa, non possiamo permetterci di scivolare verso pratiche autocratiche in patria. L’Ucraina non può permettersi il lusso di perdere la sua indipendenza, ma non può permettersi nemmeno il lusso di perdere la sua democrazia.
I partner dell’Ucraina possono ancora, senza ridurre il loro sostegno al Paese in guerra, inviare alle autorità un segnale chiaro e convincente: non sarà tollerato un crescente ricorso a sanzioni e procedimenti penali mirati per reprimere giornalisti indipendenti, agenzie anticorruzione e opposizione politica. Le dichiarazioni generalmente tiepide sull’importanza dei valori fondamentali e sull’inviolabilità dei diritti umani da parte dell’UE e di altri alleati non saranno più sufficienti. Questo approccio è stato già tentato in passato, ma senza successo.
Si troveranno di fronte alla vecchia affermazione che tutti i casi di persecuzione sono azioni di agenzie indipendenti di polizia, al di fuori del controllo e della responsabilità del presidente. Il crescente ricorso a sanzioni e procedimenti penali mirati da parte dell’amministrazione del presidente Zelensky richiede una risposta forte e visibile da parte dei nostri alleati.
Tuttavia, gli aiuti bellici all’Ucraina non dovrebbero essere usati come leva perché qualsiasi azione che indebolisca la nostra capacità di resistere all’aggressione russa non migliorerà la situazione.”
A margine dell’intervista, Petro Poroshenko ha inoltre sostanzialmente accusato Zelensky di “aver trasformato gli organi di polizia ucraini in strumenti per eseguire ordini politici contro gli oppositori”.
Petro Poroshenko, infine, ha voluto chiudere la sua intervista affermando amaramente che: “Quando i critici vengono presi di mira e gli attivisti anticorruzione vengono attaccati, si forniscono argomenti a chi è all’estero, in particolare alla propaganda russa, per mettere in discussione il sostegno all’Ucraina. E si demoralizzano anche gli stessi ucraini”.
Ukrainska Pravda lancia un grosso masso nello stagno. Perché?
Il 17 novembre, il quotidiano ucraino ha deciso di riportare integralmente le dichiarazioni di Steve Cortes, presidente della League of American Workers, ex conduttore radiotelevisivo per Fox News e CNN e, in passato, vicino sia a Vance che a Trump.
Queste dichiarazioni, che desidero sottoporre alla vostra analisi, appaiono estremamente severe e senza dubbio non casuali.
Steve Cortes ha dichiarato che: “Questo nuovo scandalo proviene direttamente dai vertici dell’ufficio presidenziale e dalla sua cerchia ristretta. Coinvolge furti su vasta scala, mentre i cittadini ucraini affrontano difficoltà materiali. I patrioti ucraini in difficoltà devono affrontare la perdita dei propri cari, la costante minaccia di attacchi notturni e gravi problemi di inaccessibilità economica, il tutto mentre cleptocrati con soprannomi come ‘Sugarman’ e ‘Che Guevara’ derubano le casse del popolo.
Questi crimini offendono profondamente anche i buoni cittadini degli Stati Uniti, che sono stati i principali benefattori dell’Ucraina durante questo periodo di guerra. Infatti, senza l’enorme generosità finanziaria americana, oltre a un flusso costante di cooperazione dell’intelligence americana, questa guerra sarebbe stata persa dall’Ucraina.
Fortunatamente, come accuratamente documentato dalla Pravda ucraina, all’interno del Paese ci sono ancora patrioti convinti che credono nella trasparenza e nella responsabilità, soprattutto presso l’Ufficio Nazionale Anticorruzione dell’Ucraina (NABU). Questi coraggiosi investigatori proseguono il loro lavoro cruciale, nonostante le continue molestie e persino le incursioni illegali e senza mandato negli uffici della NABU da parte delle forze di polizia di Zelensky.
Sembra ormai certo che quei raid di giugno (e gli attacchi più ampi contro gli investigatori indipendenti) siano stati il risultato diretto della conoscenza, all’interno degli uffici del presidente, di questa imminente indagine e di una serie di accuse penali, in particolare contro Tymur Mindich.
Il fatto che Mindich e i suoi principali scagnozzi finanziari, Oleksandr ‘Sugarman’ Tsukerman, siano ora al sicuro in Israele mentre questo scandalo esplode a Kiev, indica sicuramente che entrambi gli uomini hanno ricevuto soffiate sui loro imminenti arresti. Mindich è fuggito dal Paese solo poche ore prima che le autorità indipendenti facessero irruzione nei suoi appartamenti, tra cui uno con un opulento ‘bagno d’oro’, presumibilmente finanziato con le sue taglie criminali guadagnate illecitamente.
Mentre loro vivono nel lusso all’estero, un coraggioso detective di nome Rasulov è in carcere in Ucraina, falsamente accusato dal regime di Zelenskyy, secondo cui l’investigatore stava in qualche modo lavorando per la Russia. Questa volgare accusa di cooperazione con la Russia è diventata la diffamazione di routine inventata da Zelenskyy contro quasi tutti gli avversari politici o investigativi in Ucraina.
Non c’è da stupirsi che gli americani siano stanchi di questo tipo di corruzione sistemica.
Infatti, ABC News negli Stati Uniti riferisce che l’FBI americano ora collabora con la NABU nelle indagini sull’Ucraina.
Gli ucraini dovrebbero sapere che il clima economico negli Stati Uniti si fa sempre più cupo, poiché i problemi di accessibilità economica interna continuano a lasciare perplessi i lavoratori americani. In questo contesto, l’idea di finanziare una cricca di truffatori di Zelenskyy oltreoceano diventa politicamente impossibile.
I sondaggi riflettono questa realtà. Ad esempio, un recente sondaggio nazionale condotto tra i giovani elettori americani di età compresa tra 18 e 25 anni mostra che solo un misero 23% dei giovani adulti desidera rimanere impegnato in Ucraina se Zelenskyy e Putin non riusciranno a raggiungere una soluzione pacifica in tempi brevi.
Più in generale, due terzi di questi americani (66%) ritengono che l’America intervenga troppo all’estero.
La popolarità di Zelenskyy è già in declino, anche prima di queste gravi rivelazioni. Gli americani si concentrano quasi sempre sui propri interessi interni e in questo momento si affidano pesantemente alle priorità interne, piuttosto che a conflitti lontani. Mentre i dettagli dell’Operazione Mida suonano sempre più come un circo corrotto, il sostegno interno all’intervento americano si dissolve, e rapidamente.
Pertanto, affinché l’America possa continuare a svolgere il ruolo di partner chiave per il popolo ucraino, quattro azioni diventano imperative.
- L’ufficio del presidente in Ucraina deve collaborare pienamente con tutte le indagini indipendenti, garantire la massima trasparenza al popolo ucraino e agli Stati Uniti e cessare TUTTE le molestie nei confronti delle autorità anticorruzione.
- Il detective Rasulov deve essere liberato immediatamente dalla prigione.
- Zelenskyy e Yermak (produttore cinematografico e capo dell’Ufficio del Presidente dell’Ucraina) devono raggiungere una soluzione ragionevole alla guerra con la Russia, altrimenti rischiano di continuare a combattere senza l’aiuto dell’America.
- Una volta garantito il cessate il fuoco, si dovranno tenere delle elezioni affinché Zelenskyy sia costretto ad affrontare il verdetto del popolo ucraino riguardo a questo livello cronico di corruzione ufficiale.
Se queste riforme concrete si concretizzeranno, gli Stati Uniti potranno continuare a svolgere il ruolo di partner più importante per il popolo ucraino, realizzando una pace giusta e una ricostruzione produttiva.
Tale ricostruzione ucraina deve comportare un cambiamento sistemico nella lotta alla corruzione, affinché il popolo ucraino possa raggiungere la prosperità duratura che merita.
Le dichiarazioni di Spiridon Kilinkarov, membro del movimento “Un’altra Ucraina”, ex deputato del parlamento ucraino, infiammano ulteriormente il dibattito interno
Il 18 novembre, Spiridon Kilinkarov, all’agenzia di stampa bielorussa BELTA, ha affermato che: “Lo scandalo di corruzione in Ucraina non colpirà solo la leadership del Paese, ma anche i politici dell’Europa occidentale. Credo che le conseguenze saranno principalmente politiche.
E non solo per l’élite politica ucraina, ma anche per i politici dell’Europa occidentale. Il fatto è che per un periodo molto lungo si è dibattuto pubblicamente sull’opportunità o meno di finanziare l’Ucraina. Alcuni lo consideravano uno Stato corrotto, mentre altri vedevano il regime di Zelensky come un popolo che combatteva il male supremo, la Federazione Russa, difendendo la sovranità e l’indipendenza del proprio Paese.
Questo scandalo ha dato ragione a coloro che consideravano l’Ucraina uno Stato corrotto. Stiamo parlando di una banda di funzionari corrotti che hanno usurpato il potere e derubato il loro Paese durante la guerra”.
Conclusione
Mentre la situazione al fronte peggiora pericolosamente e lo scandalo della corruzione sembra non avere argini, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sta continuando il suo tour diplomatico in Europa e in Turchia, asseritamente per discutere l’intensificazione dei processi diplomatici legati al conflitto in Ucraina.
In tale quadro, certamente con aspetti kafkiani, l’unico spiraglio diretto verso una futura pace appare essere rappresentato dal prossimo incontro in Turchia tra l’inviato speciale presidenziale degli Stati Uniti Steve Witkoff e lo stesso Zelensky.
In merito, il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov ha dichiarato: “Si tratta dei contatti di Zelensky con i nostri amici turchi, ai quali si unirà l’inviato speciale presidenziale degli Stati Uniti Steve Witkoff”, aggiungendo che il Cremlino attenderà con fiducia i risultati di questi negoziati.
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Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.
È autore di quattro saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; e “Un altro mondo” (2025), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.
*https://www.triesteallnews.it/2025/11/ucraina-la-caduta-degli-dei/





