Home Opinioni UNA RIFLESSIONE RIGUARDANTE L’AMBASCIATRICE ISRAELIANA ALL’ONU

UNA RIFLESSIONE RIGUARDANTE L’AMBASCIATRICE ISRAELIANA ALL’ONU

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Ribadire il ruolo che il popolo ebraico ha avuto – ed ha – nella Storia di gran parte del mondo non è necessario poiché chiunque, mediamente scolarizzato, ne è sufficientemente informato.

Del resto, forse in questo momento non appare opportuno argomentare come ha fatto S. E. Sig.ra Miriam Novak alle Nazioni Unite il 15 agosto scorso, allorché stabilire superiorità culturali tra i popoli e allontana dalla ricerca del vero e dalla pacifica convivenza tra le persone.

Cosa accadrebbe se i romani si sentissero superiori agli altri per aver istituito il “Diritto”? Allorché, come è noto, i romani svilupparono un sistema giuridico sofisticato, codificato nel Corpus Iuris Civilis sotto Giustiniano (VI secolo d.C.). Svilupparono concetti come il diritto di proprietà, i contratti, il matrimonio e la successione, tutti istituti che hanno influenzato – e influenzano – i sistemi legali europei fino ai moderni codici civili (es. il Codice Napoleonico).

Cosa accadrebbe se lo facessero i Greci? Platone ci ha insegnato a pensare e il modo in cui noi pensiamo è squisitamente platoniano. E gli arabi? Hanno rivoluzionato la conoscenza scientifica durante il Medioevo, soprattutto grazie alla Casa della Sapienza di Baghdad e ad altri centri culturali come Cordova e Damasco. I mille altri popoli che non cito, per ignoranza e brevità, se non hanno avuto una rilevanza diretta nello sviluppo culturale dei popoli, ne hanno avuta una indiretta: vale a dire, grazie alla loro esistenza, sono potuti emergere gli Ebrei, gli Arabi, i Greci e i Romani.

Ciò che invece vale la pena sottolineare è una modalità nuova di interpretare sé stessi e sé stessi nel mondo.

Nessun popolo, nessuna nazione, nessuna etnia ha il diritto di sentirsi “di più” di altri, di rivendicare primati che, qualora esistessero, avrebbero senso soltanto in quanto inquadrati nella grande Storia, alla quale chiunque appartiene. In metafora, se esite un vincitore, egli esiste poiché esistono tutti gli altri concorrenti; senza di loro il vincitore non sarebbe tale e non avrebbe alcun senso.

In sintesi: dopo cinque millenni di storia del bacino del Mediterraneo e dell’Occidente in senso lato, sembra davvero infantile e fuorviante dire chi ha fatto cosa o quanto è stato bravo.

Piuttosto, occorre ridefinire i punti cardine della matrice culturale sulla quale tutti siamo nati e cresciuti: tale matrice è senz’altro giudaica, araba, cristiana, greca e romana.

Chi ha ruoli di responsabilità ha anche il difficile compito di tessere nuovamente le fila che uniscono queste grandi direttrici culturali, a prescindere dagli accadimenti, compresi quelli del terribile 7 ottobre 2023, che vanno visti certamente in una logica politica e militare, ma anche prospettica.

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  • Redazione

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