Home Opinioni LE STRANE OCCASIONI DI PAPA BERGOGLIO E DONALD TRUMP

LE STRANE OCCASIONI DI PAPA BERGOGLIO E DONALD TRUMP

0

di Vito Sibilio

Sapete quando si dice che ci sono delle strane occasioni che fanno accadere cose impensate? Beh l’elezione di Donald Trump per un secondo mandato presidenziale USA è sicuramente una strana e buona occasione per uno dei suoi rivali dichiarati, ossia Papa Francesco. Al di là di quello che si può dire sulla formazione culturale bergogliana “progressista” e sui legami tra la Mafia di San Gallo e il Cattolicesimo di sinistra da una parte e l’alta finanza globalista anglosassone dall’altra – la cui campionessa elettorale era Kamala Harris – il Pontefice, dopo undici anni di governo, il grosso dei quali trascorso in concomitanza di Presidenze democratiche degli USA, può valutare con cognizione di causa quanto spazio politico e quanta libertà di iniziativa gli è stata lasciata dagli Imperatori di cui è stato fedele alleato, ossia Barack Hussein Obama e Joseph Robinette Biden. Le possibilità concrete di smarcarsi dalla linea della Casa Bianca nelle grandi questioni di etica che pure gli stanno a cuore – l’opposizione alle teorie di genere, definite “colonizzazione culturale”, la difesa della vita nascente e di quella morente, la tutela degli anziani dei malati e dei disabili, la promozione delle condizioni sociali dei ceti bassi, lo sviluppo dei popoli poveri, la conservazione delle tutele pubbliche per le persone disagiate – in questa decade abbondante di papato per Bergoglio sono state praticamente nulle, in quanto i pronunciamenti pontifici sono andati in cono d’ombra o sono stati forzatamente bilanciati da concessioni pratiche a chi, nella Chiesa, si smarcava dall’insegnamento ufficiale.

Il collateralismo tra Vaticano e Casa Bianca in temi di migrazioni e cambiamento climatico si è tramutato in una condizione di subordinazione del primo alla seconda, con tanto di esperti al soldo delle Fondazioni globaliste entrati nelle Sacre Mura per fungere da consulenti nella redazione dei documenti papali su quegli argomenti. Nelle aree di crisi geopolitica, ossia agli orli dell’Impero occidentale, i dissidi tra Vaticano e Washington sul modo di approcciare le problematiche sono stati palesi ma, a differenza del passato wojtyliano, i margini di manovra del primo sono stati molto bassi e le consultazioni diplomatiche del tutto irrilevanti. Laddove poi il Papa è stato più acquiescente con gli USA, le altre potenze locali gli hanno rammentato, con le buone e con le cattive, che si aspettavano più equidistanza, costringendolo a ghettizzarsi nell’impegno umanitario e nella ripetizione di accorate ma stereotipe formule di auspicio di pace. Ad oggi la Santa Sede, del tutto ininfluente nelle politiche dell’UE  e del Nord America, anzi cordialmente tenuta ai margini persino pastoralmente – il Papa ha viaggiato pochissimo nei paesi europei – può rendersi conto di quanto sia inutile avere rapporti cordiali con i Signori del Mondo, o condividerne la formazione, se poi le concessioni devono essere fatte solo da una parte. Le forti iniezioni di prelati progressisti nell’Episcopato americano ed europeo, i sofferti e comprensivi silenzi verso leggi sempre più laiciste in Occidente non sono serviti ad arginare la marea secolarizzatrice.

Se il collateralismo vaticano-americano ha ridotto l’enorme pressione mediatica sul Papato che ha contraddistinto gli ultimi anni di Ratzinger, la presenza della Chiesa nella società non ha avuto nessun rilancio né le sono stati aperti altri spazi di intervento, nonostante l’appeasement tra il Cattolicesimo e certi ambienti culturali, economici e politici, che in effetti non cercano alleati ma vassalli. Inoltre, questo ha  fatto sì che nelle lotte tra le fazioni ecclesiastiche potessero prevalere quelle più vicine al progressismo mondialista, sbilanciando gli assetti di potere interni e contristando sia la Segreteria di Stato – da sempre fautrice di delicati equilibri – sia lo stesso Pontefice, il cui peronismo manovriero è stato così ampiamente imbrigliato. Papa Francesco, l’uomo della Teologia del Pueblo, ossia dell’ala moderata della Teologia della Liberazione, si è così trovato appaiato ai teologi liberal neomodernisti di area franco- tedesca e di Oltreatlantico, per i quali pare che nutra un odio e un disprezzo profondi.

La conciliazione tra Chiesa progressista in salsa latinoamericana e progressismo occidentale moderato non è avvenuta né poteva avvenire, in quanto  quest’ultimo ha ceduto il passo alle forme più esagitate, sessantottine e persino esoterizzanti, new age, della sinistra globalista, che ha come scopo ultimo la cancellazione della religione cristiana, ad un tempo oppio dei popoli e residuo dell’età dell’Acquario. Francesco deve aver compreso, oramai – ammesso che non lo sapesse prima – per quale motivo i suoi Predecessori, dalla Lotta per le Investiture in poi, si erano sempre opposti al predominio mondiale di una sola potenza, anche se cattolica, figurarsi poi se di altra o nessuna religione. Ma le circostanze non gli hanno permesso di incidere minimamente sui fatti, che si sono sviluppati senza il suo apporto, se non addirittura contro il suo volere del passato.

Questi fatti sono legati alla nuova candidatura di Donald Trump, all’esaurimento delle risorse politiche e intellettuali del mondialismo di sinistra – ossia tutto woke, transgender, climate change, regime change e cancel culture –e soprattutto alle crisi già in atto sul fronte russo ucraino, medio orientale ed estremo orientale. Perciò, al di là del disprezzo reciproco tra Bergoglio e Trump, una convergenza non solo appare possibile ma anche opportuna, auspicabile e necessaria.

Trump è un avversario fiero delle politiche omosessualiste, ambientaliste estreme e pro choiche. La sua posizione darà il via libera ad una maggiore libertà di espressione della Chiesa in materia, sia negli USA che nella UE. Se molte istanze green , alcune anche tendenzialmente fondamentaliste, sono state accolte dalla Chiesa con la Laudato Sìi, è anche vero che l’agnosticismo climatico trumpiano permetterà al Papa di difendere con maggior incisività le istanze di sviluppo dei popoli poveri, minacciate dal neocolonialismo dei magnati verdi, a caccia di risorse alternative per i loro progetti sostenibili. Inoltre Trump è un isolazionista e, per quanto possibile, cercherà di disimpegnarsi dal ruolo di Poliziotto del Mondo, ossia favorirà quel multipolarismo politico che è la condizione previa per cui una potenza globale spirituale possa dispiegare tutta la sua azione. Il contenimento trumpiano dell’espansione NATO farà da complemento alle diagnosi bergogliane sulle cause della guerra d’Ucraina, ossia l’abbaiare atlantico alle porte di Mosca.

Forse il Tycoon, che vuole intimidire l’Iran senza arrivare alla guerra e che, a differenza di Biden, è abbastanza presente a se stesso per determinare le sue scelte politiche, darà ad Israele abbastanza sostegno per rendere superfluo il giocarsi, da parte sua, l’ultima, atroce carta di una guerra generale in Medio Oriente. Il che, tra l’altro, salverà le minoranze cristiane del Medio Oriente dall’annientamento ed eviterà al Vaticano, critico verso Nethanyau, di appiattirsi sulle posizioni degli Ayatollah e del Neo ottomanismo di Erdogan. Inoltre il Papa, che ha un tenue filo di contatto con Pechino per gli accordi segreti sulla nomina dei Vescovi, potrebbe persino avere un ruolo nella delicata mediazione tra Cina e Occidente, dato che Trump non ha alcuna intenzione di arrivare alla guerra calda, ma punta ad una prosecuzione in grande stile della competizione economica e alla conservazione di una tutela meno muscolare ma altrettanto ferma di Taiwan. In tal modo il Vaticano non correrà il rischio, nemmeno su questo scacchiere, di doversi appiattire o su un fronte laicista o su uno ateo. E potrà auspicare che l’Occidente, e quindi esso stesso, rimanga tanto ricco da non dover andare in pellegrinaggio lungo una Via della Seta che si concluda ai piedi di una bandiera con falce e martello, rossa per il sangue dei perseguitati, religiosi in testa.

Il Papa credo abbia capito da subito la necessità di smarcarsi dai DEM in decadenza. Interpellato su come votare alle Presidenziali USA, Bergoglio ha invitato a scegliere il male minore, il che, nel linguaggio curiale riformulato dal Papa latino americano, significava un via libera al suffragio per Donald Trump, così ostentatamente negato otto anni fa. E il voto cattolico, andato più a lui che alla Harris, compreso quello latinos, è stato importante per Trump, che lo aveva cercato sfoderando una devozione alla Madonna di Guadalupe da far invidia a quella ostentata da Salvini alla Madonna di Fatima, senza che Quest’ultima però gli facesse la grazia evidentemente concessa al magnate americano, seppure nelle vesti di quell’altra, celebre e più antica, apparizione. Di  certo, con queste premesse elettorali, da Trump il Papa si può aspettare una parola e qualche gesto verso i cristiani perseguitati, del tutto ignorati dalle oligarchie globaliste, per i quali le uniche cause umanitarie erano quelle con le bandiere arcobaleno.

Inoltre, sullo sfondo del trumpismo rinato, si intravede la lotta tra il Magnate solitario Elon Musk e i suoi omologhi oligarchi della plutocrazia, i signori del CFR, del Bilderberg, del RIIA britannico, della Trilateral, delle Round Tables. Un miliardario visionario che sembra superare il prometeismo del Transumanesimo mondialista anticristiano  – professato anche dal sedicente cristiano Biden e dalla sua oramai disfatta ex vice presidente – in una visione in cui l’ibridazione uomo-macchina e mente-computer non debba avvenire per forza a discapito dei valori dello spirito. Una visione in cui il problema demografico e dello sviluppo non sono risolti con macabre e mortifere politiche di contenimento dei natali o di decrescita dei popoli, ma con progetti avveniristici di colonizzazione interplanetaria e sottomarina. Una visione in cui la questione ambientale viene affrontata con le tecnologie di terraformazione e non con l’inibizione dei consumi, le transizioni energetiche che deportano intere civiltà da uno stile di vita all’altro e la creazione di città su misura di lager. Insomma, una visione del futuro molto immaginifica, lontana dal realizzarsi, ma senz’altro assai più consona alla Dottrina della Chiesa dell’olocausto demografico alla Cingolani e non meno utopica, ad oggi, di quest’ultima. Considerando che Musk potrebbe essere il futuro degli USA, un avvicinamento preventivo tra lui e la Chiesa potrebbe mettere qualche ipoteca sullo sviluppo della sua visione.

L’importante è che il Papa, avviato verso un crepuscolo che potrebbe essere ancora molto lungo, sappia essere lungimirante e politicamente flessibile, come tante altre volte è stato. Rimane la questione delle migrazioni, che in ultima analisi è la necessità di contemperare l’ingresso di nuove energie e risorse con le capacità di assorbirle e di governare il fenomeno, ma che Papa e Presidente trattano in modo molto sui generis – l’uno buonista e l’altro “cattivista”. Il tema dei migranti potrebbe ancora dividere i due, ma non tanto da impedire di cercare ciò che, come diceva Papa Giovanni XXIII, unisce e non ciò che divide. Se Roncalli e Montini lo fecero con l’URSS, Bergoglio può farlo con l’altra faccia degli USA, quella di Trump.  In attesa degli sviluppi, perché certamente quattro anni trumpiani non estirperanno il potere della finanza globalista, ma potranno costringerlo a parametrarsi e rapportarsi con altri poteri, compreso quello della Chiesa e dell’utopia di Musk. E magari chissà, se la Santa Sede saprà muoversi bene, un giorno avremo un Papa cyborg e un Vescovo su Marte.

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui