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IL VERO STATO PROFONDO, BEN OLTRE TRUMP E MUSK

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di Giorgio Cattaneo

Di seguito, virgolettato, estratto delle esternazioni di “Aurum”, nell’intervento “Trump, poteri umani e il vero Deep State”, trasmesso da Border Nights il 6 novembre 2024. Esoterista di formazione orientale, vicino al buddismo, a Gurdijeff e al pensiero gnostico, “Aurum” – la cui identità resta risolutamente occulta – conduce ormai da anni la rubrica “Rivelazioni di un iniziato”, sul canale YouTube condotto da Fabio Frabetti. Pur restando nell’anonimato, l’autore è seguitissimo; propone la sua particolare visione metafisica e compie frequenti incursioni nell’attualità, sottoponendo agli ascoltatori alcune chiavi interpretative decisamente inconsuete.
«È preferibile che abbia vinto Trump, non c’è dubbio. Ma davvero pensiamo che qualcosa si modificherà, nella nostra vita, di fronte a quello che appare comunque un copione già scritto? Crediamo veramente che Trump combatterà il cosiddetto Stato Profondo? Dobbiamo sapere, innanzitutto, che le “istituzioni profonde”, globali, non consentono nemmeno l’inizio di una carriera politica, se non ci sono alcune convergenze di fondo su temi fondamentali per il potere globalista. Si parla spesso dell’intelligence Usa, che si basa su ben 21 agenzie note (più la Space Force creata proprio da Trump). Ma è determinante il ruolo delle agenzie non note, spesso private o miste, finanziate con enormi fondi neri e con cifre colossali che fuoriescono dai bilanci-ombra di alcune grandi multinazionali. Di fronte a questa gigantesca commistione pubblico-privata, Donald Trump e Kamala Harris sono soltanto epifenomeni».
«Dietro il Deep State di cui si parla c’è un altro Stato Profondo, molto più profondo di quello che possiamo pensare: è fatto di istituzioni e apparati non noti, che sviluppano la trama degli eventi possedendo la vera leva del potere. La loro azione poi si traduce nella politica visibile, anche in quella del cosiddetto Deep State. I soggetti che gestiscono i livelli più profondi del potere conoscono molto bene alcune leggi, che derivano dalla geometria sacra e dalla sapienza tradizionale. Ricordate la frase attribuita ad Archimede? Datemi una leva e vi solleverò il mondo. Trovato un punto di leva, è possibile sviluppare una forza moltiplicativa, rispetto al reale potere che si ha. E quindi, con pochissime strutture (sebbene molto potenti) si può incidere su strutture molto più vaste».
CONTROINIZIATI, HI-TECH E OCCULTISMO
«Tutto quello per cui ci infervoriamo, quindi, non è qualcosa di spontaneo: in questo caso, non è la vittoria degli elettori americani che finalmente hanno fatto vincere colui che sconfiggerà il Deep State e ripulirà il mondo dalla marcia feccia che lo appesta. Per la verità, forse, lo stesso Trump (in parte magari a sua insaputa) è uno strumento nelle mani di qualcos’altro. La sua elezione ci può stare simpatica o antipatica, ma siamo sempre dentro quel cerchio, quel recinto dove c’è qualcosa che, con l’effetto-leva, muove i destini dell’umanità. Le vere strutture del potere profondo sono qualcosa in cui si mescolano due elementi: da un lato l’aspetto tecnologico più avanzato (la tecnologia militare è avanti di 50-70 anni, rispetto a quella civile) e dall’altro pratiche antichissime, ancestrali, di natura esoterica e occultistica, da parte di soggetti che possiedono una conoscenza quasi completa delle leggi del cosmo».
«Ovviamente stiamo parlando di contro-iniziazione, perché non esiste struttura genuinamente iniziatica che abbia a cuore il potere (se non quello che risiede nella natura originaria di ogni essere umano). Questo contesto contro-iniziatico ricerca ed esercita il potere su quel sogno collettivo che chiamiamo realtà. E lo fa perché è pieno di desideri e di pulsioni, mentre – al contrario – il vero iniziato dovrebbe cancellarli, quegli impulsi; dovrebbe prima rettificarli e poi discioglierli nel mare magnum della beatitudine suprema. I contro-iniziati invece cercano di soddisfare i loro sempre crescenti desideri attraverso lo strumento del potere, e quindi è loro precluso il mondo spirituale. Tuttavia, avendo conoscenze di natura cosmologica, riescono a muovere le redini del globo manipolando gli egemoni globali, le grandi potenze».
POTERI ALIENI, DIETRO IL MESSIA DI TURNO
«Accade da sempre, ogni volta attraverso l’effetto-leva: lo stesso l’Impero Romano fu infiltrato e poi abbattuto da una nascente fede, una narrazione nata in un minuscolo villaggio della Galilea. Il Deep State dell’epoca si mosse abilmente, all’interno del potere romano, agitando una promessa messianica. In fondo, anche quello che sta accadendo ora negli Stati Uniti non è molto dissimile: è una spinta di natura pseudo-messianica, che ha facile presa nell’ingenuità di milioni di americani. Sicuramente l’Europa subirà forti contraccolpi dal risultato delle presidenziali Usa, mentre – come annunciato dal Sole Nero, l’eclissi solare dello scorso 8 aprile che ha “tagliato in due” il territorio statunitense – si teme che gli stessi Stati Uniti siano destinati ad attraversare una fase segnata da fortissime turbolenze, anche molto violente. Nel loro leader, gli elettori trumpiani hanno visto una specie di messia. E nell’avversario, sia gli elettori di Trump che quelli della Harris vedevano (e vedono tuttora) il male assoluto».
«Quelli evidenziati dalle elezioni, però, sono soltanto fenomeni: “abbaiano alla mente” della grande massa, portandola a muoversi esattamente come era stato previsto. Come fanno ad agire in modo tanto cinico, i gestori del vero potere? Credo che abbiano perso la dignità di essere chiamati umani: non lo sono più. Sono ormai alleati di potenze preter-umane, nel senso più profondo del termine: potenze aliene. Beninteso, niente a che vedere con le storie sui “grigi”: quelle potenze si intendono aliene, cioè “altre, rispetto all’essere umano”, in chiave “nutrizionale”, ovvero di “catena alimentare energetica”. Ebbene: gli alleati di queste potenze (che, ripeto, hanno conoscenze cosmologiche) devono lavorare utilizzando gli influssi planetari. E questi influssi sono i veri, grandi reggenti della vita sul pianeta, soprattutto di quella umana. Ecco perché le date di certi eventi non sono mai casuali».
IPER-TECNOLOGIA: QUEGLI STRANI ALLEATI COSMICI
«Come il vero Deep State globale, che sfugge alla vista, anche il Deep State americano (visibile) mescola la componente contro-iniziatica con la più avanzata tecnologia. Dietro a Trump c’è Elon Musk, profeta delle batterie al litio e del transumanesimo più estremo: è stato il promotore degli innesti dei chip nel cervello. Eppure oggi Elon Musk fa il gioco di Trump, finto conservatore e finto umanista. Anche questo dovrebbe far riflettere: quello che innesta i chip nel cervello starebbe insieme al “salvatore del mondo” Trump, o perlomeno al grande combattente contro il Deep State? Già capite che qualcosa non torna. La verità è che l’elevatissima tecnologia, unita a conoscenze ancestrali di natura cosmologica, produce proprio la possibilità di “lavorare” le influenze cosmiche che arrivano sul pianeta, cercando (entro certi limiti) di dirigerle verso gli obiettivi desiderati».
«Per il vero Stato Profondo, di cui nessuno parla, la necessità è proprio quella di lavorare con forze cosmiche che normalmente non si conoscono: vengono chiamate “influssi sottili”. Per utilizzarli si frammischiano elementi di tecnologia avanzatissima ed elementi di natura magico-rituale, comunque mutuati da una sapienza che deriva da quella tradizionale – ma si limita alla conoscenza delle leggi del cosmo, quindi non va oltre: non va verso l’ultra-cosmico. Questa commistione tra tecnologia e conoscenze tradizionali, ancestrali, cosmologiche e magiche (quelle magico-rituali si basano anche sul sangue e su altri liquidi corporei, interpretati come veicoli di determinate influenze planetarie e arcontiche), spiega la puntuale riproposizione di determinati eventi sotto certi cieli, in coincidenza con precise “intersezioni cosmiche”».
STARGATE: LYNCH, L’ATOMICA E L’AREA 51
«A nascondere questa realtà può servire anche tutta la mitologia dell’Area 51. Contiene senz’altro un fondo di verità: ma è una verità molto diversa, rispetto a quella che viene lasciata volutamente filtrare. Quella base sotterranea, che formalmente non esiste, incarna proprio la commistione tra la più elevata tecnologia e i poteri alieni, ma non intesi come quelli degli extraterrestri che arriverebbero dallo spazio con i dischi volanti. Quella rappresentazione scenica, teatrale, nasconde comunque qualcosa di vero, a livello simbolico. E cioè: nel sottosuolo del vero potere, che muove guerra contro l’umanità, c’è una commistione tra la tecnologia più avanzata (a livelli letteralmente impensabili) ed entità preter-umane di altri cosmi, che vogliono venire sulla Terra per depredarla. E trovano degli alleati in alcuni esseri, ex umani, che si prestano all’infiltrazione di queste forze preter-umane, credendo di trarne vantaggio».
«Proprio di questo parla David Lych nella terza serie di “Twin Peaks”: tra le modalità per far accedere entità preter-umane nel nostro pianeta vi sarebbe l’energia nucleare, e in particolare le esplosioni atomiche. Si tratta di quell’energia che il creatore noto alla tradizione gnostica come il demiurgo, Abraxas, aveva previsto per le stelle (parlo del buon demiurgo platonico, ben distinto dall’inferiore Yaldabaoth, Yahweh, l’entità caco-demonica intracosmica nata per il principio di dualità che si sviluppa nel cosmo). Ora, l’aver portato sulla Terra l’energia termonucleare prevista per le stelle produrrebbe una sorta di “stargate”. Le reazioni nucleari, e in particolare le esplosioni, consentono a determinate forze preter-umane di intervenire nella vita terrestre. E il loro ingresso rafforza il potere del vero Stato Profondo».
COMPLICI DEI PARASSITI DELL’UMANITÀ
«Che cosa possiamo fare? A nostra volta, dobbiamo trovare quel punto di leva al nostro interno, che non c’entra nulla con il gioco (il carcere) che ci circonda. È il nostro vero Io, l’essenza di ogni essere umano, la sua natura originaria: l’Atman, il Brahman, l’oro alchemico, la pietra filosofale nascosta di ognuno di noi. Trovarla significa manifestare l’autentica realtà del nostro essere, senza più restare intrappolati nel gioco creato da entità cosmiche che “ci abbaiano” e ci manipolano per mantenere sempre dispersa la nostra attenzione, come in un sogno ad occhi aperti».
«Se rimaniamo ipnotizzati dal loro gioco, la nostra essenza non è più nella nostra disponibilità. E quindi, semplicemente, restiamo schiavi di entità che ci sono infinitamente inferiori. Come diceva Cristo: chi è senza peccato scagli la prima pietra. Allo stesso modo, possiamo dire: chi è senza sofferenza scagli la prima pietra. Tutta l’umanità soffre, ogni singolo essere umano. Soffre, fino a che non si distacca dal sogno e torna in sé: allora smette di soffrire e può anche cercare di aiutare gli altri. Questo è l’unico vero modo per sottrarsi alle entità parassitarie. Entità che, innanzi alla nostra vera natura, si rivelano debolissime e assolutamente inconsistenti».
NUOVO DEEP STATE, AL POSTO DI QUELLO VECCHIO
«Bisogna quindi lavorare su di sé e ritrovare il proprio centro, per non essere ipnotizzati dagli eventi esterni, qualsiasi essi siano, consapevoli che questi eventi sono solo un teatrino: possono cambiare alcuni attori, ma il gioco è sempre lo stesso. E in questo momento il gioco prospetta una schiavizzazione sempre più forte della mente umana. Quindi: c’è da gioire, perché ha vinto Trump piuttosto che Kamala Harris? Io direi di no, perché il gioco andrà avanti comunque: cambiarlo non è nelle possibilità di Trump o di chiunque altro. Non è nel potere del presidente degli Stati Uniti fare alcunché, che non sia stato previamente impacchettato e inserito nel sistema da coloro che il sistema lo controllano».
«Se anche Trump dovesse abbattere o rinnovare l’attuale, apparente Deep State americano (cosa che comunque non credo), vorrebbe dire che un altro potere si starebbe innestando, e che Trump ne sarebbe soltanto l’agente, in gran parte inconsapevole. In effetti, che un altro potere cerchi di scalzare quello oggi dominante è indicato anche dalla spinta che Trump ha avuto da alcuni media e da determinate nazioni, prima tra tutte Israele, a conferma del grande asse fra Trump e il mondo sionista, incluso quello più estremo. Peraltro, in certi ambienti la vittoria di Trump era attesa: come sarebbero finite, le elezioni, lo si sapeva con almeno due settimane di anticipo. E alla vigilia, Netanyahu ha rumorosamente licenziato il ministro della difesa, Yoav Gallant, che gli si opponeva e gli chiedeva più chiarezza sui fatti del 7 ottobre, adombrando corresponsabilità nel sanguinoso attacco da parte di Hamas».
ANOMALE SINCRONICITÀ: TRUMP E NETANYAHU
«I giornali hanno scritto che Netanyahu “fired” Gallant: lo ha “bruciato” (termine inglese che si usa quando qualcuno viene licenziato in tronco). Nel reality televisivo che lo rese popolare, “The Apprentice”, Trump usava proprio quella espressione per liquidare i concorrenti espulsi: “You are fired!”. Questa coincidenza può sembrare una nota di colore, ma in realtà è uno dei modi con cui certe realtà sincronizzano se stesse con le loro previsioni, le loro ambizioni, i loro desideri. Trecento milioni di americani hanno appreso che il primo ministro israeliano “fired” il ministro della difesa, esattamente come il Trump televisivo “fired” i concorrenti bocciati. Si crea una sincronizzazione mostruosa, tra una realtà che sincronizza se stessa e milioni di persone del tutto inconsapevoli».
«Sono meccanismi che funzionano in quella che David Icke chiamerebbe “la tana del Bianconiglio”. Non l’ho mai stimato particolarmente, Icke, ma credo che – almeno simbolicamente – abbia rappresentato molto, del reale (il problema è che in tanti lo prendono alla lettera). Qui però non siamo nella Tana del Bianconiglio: il livello pubblico è molto più superficiale. Io penso che non ce ne debba importare assolutamente niente di chi vince o perde le elezioni in America, in Italia, in Russia, in Cina. Noi dobbiamo lavorare su noi stessi e diventare sempre più consapevoli di dove siamo, di quali leggi regolamentano il luogo in cui siamo e di come tornare ad essere quello che siamo davvero. Tutto il resto, credo, è lavoro sprecato».
 

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